• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/01802/009 premesso che,la sfida per la costruzione della democrazia in Afganistan rappresenta un terreno cruciale su cui da tempo ha investito l'intera comunità internazionale al fine di liberare il...



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/1802/9 presentato da PIERO FASSINO testo di mercoledì 19 novembre 2008, seduta n.089

La Camera,
premesso che,
la sfida per la costruzione della democrazia in Afganistan rappresenta un terreno cruciale su cui da tempo ha investito l'intera comunità internazionale al fine di liberare il popolo afgano dal regime integralista dei talebani e dalla condizione di schiavitù indotta dalla terribile connessione tra i signori della guerra e i trafficanti e raffinatori di oppio, sfida il cui fallimento avrebbe gravissime ripercussioni non solo sulla popolazione locale, ma anche sul mantenimento della pace e della stabilità dell'area;
proprio per la rilevanza assunta da questo impegno internazionale, e a fronte del progressivo deteriorarsi delle condizioni di sicurezza sul teatro afgano, si va discutendo da tempo, anche in ambito internazionale, della necessità di potenziare, accanto all'azione militare, una forte iniziativa di ricostruzione economica e di democratic institutional building, al fine di costruire un Afghanistan prospero e democratico, che possa contribuire ad una maggior stabilizzazione della vasta regione dell'Asia meridionale;
d'altra parte, anche le recenti dichiarazioni di Carleton-Smith, comandante del contingente inglese in Afghanistan, e di Robert Gates, sottosegretario alla Difesa Usa, hanno avviato una profonda riflessione sui caratteri della missione, sottolineando la necessità di un dialogo politico e di un'iniziativa di riconciliazione nazionale gestita da Kabul, nonché, come ha sottolineato il generale Petraeus, di conseguire progressi economici e politici;
nei primi otto mesi del 2008 si è registrato un ulteriore aumento degli attacchi talebani contro civili e militari che hanno raggiunto il più alto livello dalla caduta del regime talibano nel 2001;
in particolare l'Alto commissario dell'ONU per i diritti umani ha denunciato, dall'inizio dell'anno, un aumento delle vittime civili pari al 40 per cento rispetto ai primi mesi del 2007, mentre i frequenti «danni collaterali» - dovuti in particolare alla modalità operativa dell'azione militare di «Enduring freedom» - minano la credibilità della missione internazionale e il consenso presso la popolazione locale nei confronti delle forze internazionali e dello stesso governo afgano;
già nel dibattito svoltosi nella scorsa legislatura alla Camera, e raccolto in un ordine del giorno approvato dalla stessa, era stata richiamata l'importanza del «Rapporto sulla dottrina europea sulla sicurezza umana», redatto su incarico dell'Alto rappresentante per la Politica estera e la sicurezza comune, Xavier Solana, nel quale si indicava come una moderna concezione della sicurezza collettiva non possa prescindere dall'obiettivo primario della tutela dei civili - da considerarsi priorità sulla sconfitta dell'avversario - da cui consegue l'inaccettabilità della logica dei «danni collaterali» e la necessità di ridurre al minimo la perdita di qualsiasi vita umana;
tali valutazioni, rafforzate anche dalla preoccupazione espressa dall'Alto Commissario per i diritti umani dell'ONU - che ha chiesto maggior trasparenza delle procedure per stabilire la responsabilità negli incidenti che provocano decessi civili e l'avvio di un meccanismo per il risarcimento dei sopravvissuti e delle famiglie delle vittime - appaiono ormai in parte condivise dagli stessi partner internazionali, e da ampi settori degli stessi Stati Uniti e rafforzano la necessità di assumere modelli omogenei e coerenti con cui le truppe internazionali operano nel corso delle azioni militari e nel rapporto con la popolazione;
tra i punti di maggior criticità, va considerata la scarsità di risorse finanziarie allocate per lo sviluppo locale del Paese (solo 57 dollari di aiuti pro-capite a fronte dei 679 versati alla Bosnia e dei 233 versati a Timor Est, nei primi due anni dopo l'intervento armato), destinate anche alla ricostruzione o alla riconversione dei terreni una volta coltivati a oppio, risorsa principale di finanziamento delle milizie talebane e dei signori della guerra;
è da valutarsi positivamente l'avvio da parte del governo Karzai di un dialogo politico con quanti sono disponibili ad accettare la costituzione e la democrazia afghana, abbandonando la lotta armata ed accettando le istituzioni legittimamente elette, sulla base della condivisione dei principi democratici, dello stato di diritto e dei diritti umani;
l'instabilità politica e civile in Pakistan appare ogni giorno più preoccupante, rendendo indifferibile una soluzione della crisi afgana in un contesto regionale più ampio: gli scontri tra miliziani, forze della coalizione ed esercito afgano che hanno avuto luogo in questo Paese confinante rischiano infatti di provocare ulteriori tensioni che si riverberano in seno al fragile quadro sociale e istituzionale afgano, influenzato dalle vicende del vicino Pakistan e storicamente collegato all'Iran, indispensabile interlocutore regionale, nonché esposto nelle aree settentrionali alle tensioni interne tra etnie pashtun, uzbeche e tagiche,

impegna il Governo:

ad adottare ogni iniziativa utile volta a rafforzare il ruolo e il coinvolgimento della Nazioni Unite nella gestione della cooperazione, ricostruzione e possibile riconciliazione nazionale in Afghanstan, al fine di destinare maggiori e consistenti risorse finanziarie allo sviluppo locale, volte a sostenere, da un lato, la possibile riconversione da parte dei contadini locali dei campi coltivati ad oppio, e dall'altro a garantire la protezione dei civili anche attraverso la soddisfazione dei loro diritti primari, quali l'educazione, la salute, l'accesso all'acqua e al cibo;
ad adottare ogni iniziativa utile, anche nelle opportune sedi internazionali, volta al rafforzamento del sistema dell'amministrazione della giustizia locale e all'unificazione del percorso formativo dei giudici, nel quadro del ripristino dei diritti umani fondamentali, alla realizzazione di programmi in sostegno delle donne afgane e per la promozione dei loro diritti e, più in generale, a favorire progetti di cooperazione che stimolino i diversi settori della società civile afgana, per una ricostruzione del Paese non solo materiale, ma anche morale e sociale;
a sostenere, in occasione delle elezioni presidenziali previste per il prossimo anno, l'introduzione di meccanismi atti a garantire lo svolgimento di un procedimento elettorale trasparente e democratico, al fine di favorire un governo afgano legittimato e forte;
ad adottare ogni iniziativa utile, nelle opportune sedi internazionali, affinché, anche attraverso una maggior cooperazione con il governo afghano, la pianificazione e la conduzione delle missioni internazionali in Afghanistan siano improntate ad un nuovo concetto di sicurezza umana che ponga la tutela dei civili e la riduzione dei «danni collaterali» e delle vittime tra gli obiettivi prioritari;
a promuovere con forza il processo di afganizzazione della sicurezza dell'area, aumentando le risorse disponibili all'addestramento dell'esercito e della polizia locale, e sostenendo lo sforzo intrapreso dal governo locale per combattere la corruzione, anche attraverso l'invio di forze italiane specializzate;
a sostenere nelle sedi internazionali un approccio regionale alla questione Afghanistan, coinvolgendo a pieno tutti i Paesi dell'area dell'Asia meridionale così da giungere in tempi brevi alla convocazione di una conferenza di pace della regione, in cui valorizzare il ruolo di mediazione del nostro paese e dell'Unione europea.
9/1802/9. Fassino, Sereni, Maran, Villecco Calipari, Vernetti, La Forgia, Corsini, Rugghia, Barbi, Garofani, Tempestini, Recchia, Narducci, Rosato, Pistelli, Fedi, Porta, Lovelli.