• Testo interpellanza

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
C.2/01442 [Sulla violazione del segreto imposto sulle indagini preliminari]



I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
da giorni il deputato Luigi Vitali, è vittima di una violentissima campagna di stampa diffamatoria portata avanti con particolare livore da due quotidiani locali, il Quotidiano di Brindisi e Senza colonne, che fanno riferimento ad atti di una indagine preliminare per corruzione, per la quale la locale procura della Repubblica ha ritenuto peraltro di avanzare richiesta di archiviazione e di cui, ad oggi 27 marzo 2012, l'interessato è totalmente all'oscuro, pur essendo evidentemente nota al resto del mondo;
la stampa riporta con dovizia di particolari colloqui intercorsi tra l'avvocato e imprenditore Giovanni Faggiano, poi arrestato nell'ambito dell'inchiesta napoletana sui rifiuti, e l'onorevole Vitali secondo cui quest'ultimo avrebbe chiesto l'assunzione di persone in cambio di un interessamento per la costruzione di un carcere, fatti di cui evidentemente sono stati informati i giornalisti, ma non il medesimo interessato, ad oggi ancora in attesa di conoscere e leggere i documenti che lo riguardano;
la richiesta di archiviazione si fonderebbe, sempre secondo i virgolettati riportati dai giornali, non per insussistenza dei fatti ma perché, trattandosi di un parlamentare, l'attivazione della richiesta di autorizzazione a procedere alla Camera

dei deputati per le intercettazioni necessarie all'indagine di fatto vanifica l'attività investigativa, in quanto il soggetto monitorato è ormai a conoscenza di essere sottoposto al controllo; più precisamente il pubblico ministero scrive: «pur consapevole che solo l'attivazione di esso (richiesta di autorizzazione alla Camera dei deputati) avrebbe permesso di fare piena luce sulla vicenda, sia nel senso di poter raggiungere la prova dell'accordo criminoso al fine di poter utilmente esercitare l'azione penale, sia nel senso di acclarare come l'originaria ipotesi di reato fosse in realtà inesistente perché sconfessata dai fatti»;
il pubblico ministero ha, dunque, ritenuto di optare per l'archiviazione del caso non volendo attivare la procedura di richiesta di autorizzazione per procedere ad ulteriori intercettazioni di un deputato;
il messaggio che emerge sembra essere quello che piuttosto che arrivare alla verità dei fatti non è conveniente intercettare i deputati se bisogna chiedere l'autorizzazione;
la scelta di non chiedere l'autorizzazione ha non solo lasciato ombre e sospetti sulla condotta di Luigi Vitali (con conseguenti gravissimi danni d'immagine e di reputazione) ma, ad avviso degli interpellanti comporta, di fatto, anche una rinuncia a indagare se per proseguire le indagini occorre intercettare il deputato, perché, secondo il magistrato, ciò significa avvertire l'indagato, rendendo di conseguenza inutili le ulteriori indagini;
ancora una volta sembra essere stato violato il segreto imposto sulle indagini preliminari, con la pubblicazione sulla stampa di atti e intercettazioni prima ancora che gli interessati ne siano a conoscenza con le debite forme previste dai codici;
occorrerebbe chiarire come sia possibile che terzi, estranei alle indagini, come i giornalisti, possano ottenere, senza averne diritto, copie di atti il cui contenuto non può essere divulgato, e avviare ancora una volta la ormai nota macchina del «fango», per fini scandalistici o politico-elettorali, in violazione delle disposizioni di cui all'articolo 684 del codice penale nonché di cui all'articolo 326 stesso codice, letti alla luce degli articoli 114 e 329 del codice di procedura penale;
emerge un'esigenza di tutelare dei cittadini comuni da simili comportamenti che segnano a vita la loro reputazione e il loro onore, a prescindere dall'esito delle indagini, ormai cannibalizzati dalla pubblica opinione informata malamente e influenzata dagli organi di stampa in possesso di notizie che non dovrebbero avere -:
quali iniziative di competenza, anche normativa il Ministro intenda assumere per combattere questa diffusa prassi contra legem delle procure di divulgare o per lo meno non custodire notizie e documenti relativi a indagini ancora in corso e quindi riservati;
se non intenda adottare le iniziative di competenza per verificare, sul piano disciplinare la correttezza della condotta del magistrato di rinuncia ad accertare la verità dei fatti su cui indagava con la motivazione, riportata nella richiesta di archiviazione, secondo cui chiedere l'autorizzazione al Parlamento equivale ad avvertire gli interessati delle indagini in corso e quindi vanificare le stesse, rendendole inutili.
(2-01442)
«Lazzari, Simeoni, Lainati, Fucci, De Corato, Crosetto, Lisi, Savino, Formichella, Garagnani, Galati, Golfo, Pianetta, Stanca, Saglia, Torrisi, Mancuso, Di Caterina, Traversa, Di Stanislao, Cassinelli, Pizzolante, Mazzuca, Minardo, Garofalo, Girlanda, Bocciardo, Abelli, Ghiglia, Di Cagno Abbrescia, Aracri, Vignali, Romani, Paniz, Scelli, Stagno d'Alcontres, Gottardo».