• Testo interrogazione in commissione

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Atto a cui si riferisce:
C.5/06523 [Trovare una soluzione per i lavoratori esodati]



GRIMOLDI e FEDRIGA. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
gli interventi in materia pensionistica contenuti nella manovra economica varata dal Governo Monti lo scorso dicembre 2011, a tutti nota come «decreto Salva Italia», ha creato non poche difficoltà ai cosiddetti «lavoratori esodati»;
trattasi di circa 350 mila lavoratori che avevano concluso una trattativa, in base alla previgente normativa per andare il pensione, ed ora non possono più farlo perché son cambiate le regole di accesso ed i requisiti richiesti, ma purtroppo sono al contempo rimasti senza posto di lavoro e, quindi, ovviamente senza stipendio;
in più occasioni il Ministro interrogato aveva ribadito che nessuno dei lavoratori in mobilità alla data del 31 dicembre 2011 sarebbe rimasto senza copertura reddituale perché le risorse indicate erano sufficienti per garantire tutti i lavoratori che a tale data si fossero trovati in mobilità;
al convegno de Il sole 24 ore del 19 marzo 2012 il Ministro, contrariamente a quanto affermato in precedenza, ha sostenuto che la platea dei beneficiari è stata ampliata dal Parlamento e che pertanto le risorse risultano essere insufficienti, di conseguenza alcuni lavoratori «più deboli» saranno salvaguardati, altri «più forti» potranno vedere maturare il loro

diritto alla pensione con un differimento di un anno ed altri ancora saranno esclusi;
l'intervento normativo, varato solo per fare cassa a scapito di lavoratori e pensionati, doveva tener conto - a parere degli interroganti - di tutte quelle migliaia di lavoratori, oramai prossimi alla pensione e che in base ad accordi con la supervisione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, hanno lasciato il lavoro con la previsione di percepire il trattamento entro qualche anno, fidandosi di normative pensionistiche in vigore al momento della sottoscrizione degli accordi medesimi;
la platea dei beneficiari è stata giustamente ampliata dal Parlamento perché, evidentemente, il Governo non aveva tenuto in considerazione il numero corretto dei lavoratori interessati;
tale «ampliamento» peraltro e pur sempre contenuto, giacché la data del 31 dicembre 2011 fa riferimento alla risoluzione del rapporto di lavoro e non già agli accordi individuali siglati;
sarebbe alquanto grave e irresponsabile se il Governo non mantenesse gli impegni assunti in sede parlamentare, contribuendo all'impoverimento di alcuni cittadini e contravvenendo ai principi di equità sociale;
ricordato, altresì, che i commi 12-septies, 12-octies e 12-novies dell'articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, ha previsto con decorrenza 1o luglio 2010 la ricongiunzione a titolo oneroso nell'ipotesi di trasferimento dalle gestioni speciali al regime generale dell'Inps ovvero dall'Inpdap al fondo pensioni lavoratori dipendenti -:
se corrisponda a verità che il Governo abbia intenzione di riconsiderare la platea dei cosiddetti «lavoratori esodati» - come individuati prima dal decreto-legge n. 214 del 2011 e successivamente dal decreto-legge n. 216 del 2011 - perseverando in una politica ad avviso degli interroganti che discrimina irragionevolmente situazioni eguali in contrasto con la Costituzione;
se sia intenzione del Governo addivenire ad una soluzione della questione relativa alla ricongiunzione onerosa di cui al decreto-legge n. 78 del 2010, alla luce anche del successivo accorpamento dell'Inpdap all'Inps.
(5-06523)