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Atto a cui si riferisce:
C.1/00979 [Sullo spreco alimentare]



La Camera,
premesso che:
lo spreco alimentare ha assunto una dimensione tale da essere considerato un problema su scala mondiale che si registra lungo tutti gli anelli della catena agroalimentare, dal campo fino alla tavola;
uno studio pubblicato dalla Commissione europea stima la produzione annuale di rifiuti alimentari nei 27 Stati membri in circa 89 milioni di tonnellate, ossia 179 chilogrammi pro capite, contenenti una quota significativa di sprechi, senza però contare quelli della produzione agricola e le catture di pesce rigettato in mare;
nell'Unione europea 79 milioni di persone vivono ancora al di sotto della soglia di povertà, e di questi, 16 milioni hanno ricevuto aiuti alimentari attraverso enti di beneficenza;
il Parlamento europeo si è pronunciato per promuovere il 2014 come l'anno europeo contro lo spreco alimentare, per creare una strategia comune finalizzata a migliorare l'efficienza della catena alimentare con l'obiettivo di abbattere del 50 per cento gli sprechi alimentari nei Paesi europei entro il 2025;
secondo il «Libro nero dello spreco in Italia: Il cibo» ogni anno in Italia finisce nei rifiuti una quantità che si aggira tra i 10 e i 20 milioni di tonnellate di prodotti alimentari provenienti dalle nostre tavole, dagli avanzi di mense scolastiche ed aziendali, ma anche dalla produzione agricola e industriale nonché dalla fase di distribuzione;
si stima inoltre che ogni anno il 3,2 per cento della produzione agricola italiana rimanga in campo, sebbene ancora consumabile, mentre nell'industria agroalimentare lo spreco medio ammonta al 2,6 per cento della produzione finale totale;
le cause degli sprechi sono molteplici e di diversa natura e comprendono, ad

esempio, il comportamento dei diversi attori della catena agroalimentare, le perdite della raccolta, nello stoccaggio e nel trasporto, gli errori nell'imballaggio ma anche i comportamenti dei consumatori;
lo spreco diventa un sottoprodotto di un profilo produttivo, ma anche un fenomeno culturale legato al modo di consumare che può e deve essere rimesso in discussione;
oggi lo spreco risulta perfettamente coerente con lo stile di vita del mondo moderno, per questo è necessario da una parte accrescere la consapevolezza dei limiti e delle ripercussioni negative che l'attuale modo di produrre e consumare comporta, dall'altra, occorre esplorare sistemi più avanzati di produzione e distribuzione che consentano di ridurre gli sprechi;
lo spreco alimentare comporta un inefficiente utilizzo delle risorse naturali, come quella idrica; inoltre, rende vana l'emissione di gas serra correlata alla produzione dei beni non consumati;
in Europa circa 89 milioni di tonnellate di cibo sprecato producono 170 milioni di tonnellate di CO2 equivalente/anno - ripartite tra industria alimentare (59 milioni di tonnellate), consumo domestico (78 milioni di tonnellate), e altro (33 milioni di tonnellate CO2 eq/anno);
secondo le associazioni di categoria del mondo agricolo sarebbe sufficiente riutilizzare il 20 per cento del cibo che ogni giorno va sprecato per sfamare gli 8 milioni di italiani poveri, come stimato dalla Caritas;
è importante che i cittadini siano informati sulle conseguenze e anche sulle cause dello spreco alimentare, sulle possibili modalità per ridurlo, su come piccoli accorgimenti possano innescare processi virtuosi;
del resto le accresciute consapevolezze che stanno emergendo anche in Italia attraverso esperienze virtuose che si richiamano a consumi a chilometri zero, ad acquisti da vendita diretta, a forme di acquisti collettivi, sono l'esempio di sensibilità crescenti verso nuove e più attente forme di consumo,


impegna il Governo:


ad analizzare le cause e le conseguenze del fenomeno che porta a sprecare ogni anno in Italia ingenti quantità del cibo prodotto e a fare in modo che si compia una stima accurata degli sprechi, nonché una valutazione degli impatti economici, ambientali, nutrizionali e sociali;
ad affrontare con urgenza il problema dello spreco alimentare lungo tutta la catena dell'approvvigionamento e del consumo, definendo orientamenti e sostenendo strategie per migliorarne l'efficienza, e promuovendo il confronto con tutte le organizzazioni e le categorie coinvolte;
ad avviare azioni concrete volte a dimezzare lo spreco alimentare entro il 2025;
ad assumere iniziative, anche normative, per prevedere un adeguato riconoscimento per quelle imprese il cui modello di gestione sia impostato sulla lotta allo spreco di alimenti, garantendo ad esempio condizioni di vantaggio in sede di aggiudicazione di appalti pubblici;
ad assumere iniziative per consentire ai dettaglianti forme di vendita promozionale anche sottocosto per gli alimentari freschi prossimi alla data di scadenza e per i prodotti con le confezioni danneggiate, allo scopo di ridurre la quantità di prodotti rimasti invenduti e scartati;
a promuovere momenti di informazione e corsi di cultura alimentare anche nelle scuole, al fine di educare alla prevenzione ed alla riduzione degli sprechi;
ad attivarsi affinché il tema degli sprechi alimentari trovi adeguata attenzione

anche in fase di riforma della politica agricola in ambito europeo.
(1-00979)
«Zucchi, Brandolini, Oliverio, Cenni, Pedoto, Servodio, Agostini, Marco Carra, Fiorio, Sani, Trappolino, Marchi, Motta, Peluffo, Sarubbi».