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Atto a cui si riferisce:
C.4/15500 [Procedere ad una restituzione di tutti i resti umani trattenuti nel museo di antropologia criminale «Cesare Lombroso» di Torino]



OCCHIUTO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro della giustizia, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
la legge 5 novembre 2004, n. 274 ha concesso all'università di Torino, nella ricorrenza del VI centenario della sua fondazione, un contributo straordinario per complessivi euro 5.550.000 e tra le destinazioni del finanziamento, veniva prevista «la riapertura del museo di antropologia Criminale «Cesare Lombroso», nonché il restauro del museo di anatomia umana nell'ambito del progetto «Museo dell'Uomo»;
la riapertura del museo di antropologia criminale «Cesare Lombroso» è puntualmente avvenuta, tre anni dopo la concessione del finanziamento straordinario, precisamente in data 27 novembre 2009, in via Pietro Giuria, n. 15, presso il polo museale del Palazzo degli istituti anatomici, facente capo all'università degli studi di Torino;
è opportuno rilevare che, se appare plausibile l'intento del restauro del museo di Anatomia umana, è meno giustificabile la destinazione del finanziamento alla riapertura del museo di antropologia criminale «Cesare Lombroso»
l'attività e la produzione bibliografica di Cesare Lombroso è interamente permeata dall'idea di razzismo scientifico di cui il medico veronese è stato capostipite, con teorie che accostano le caratteristiche fisiche degli individui ai difetti mentali e ai comportamenti criminali. La costruzione teorica del Lombroso, come progressivamente elaborata, ha costituito la piattaforma ideologica del razzismo di matrice nazista, con i tragici esiti che sono noti, ma anche con i marcati rigurgiti discriminatori che tuttora pervadono le società occidentali;
il pensiero del Lombroso è stato seguito dai suoi discepoli, tra cui Luigi Pigorini e Giuseppe Sergi, che hanno percorso

la strada del più bieco razzismo. Ma più di tutti vale citare Alfredo Niceforo, che addirittura giunse a teorizzare la superiorità razziale degli italiani del Nord sulla popolazione del Mezzogiorno con tali farneticazioni: «... la razza maledetta, che popola tutta la Sardegna, la Sicilia e il Mezzogiorno d'Italia, dovrebbe essere trattata ugualmente col ferro e col fuoco, dannata alla morte come le razze inferiori dell'Africa, dell'Australia...»;
il museo, pertanto, finisce per fare l'apologia del Lombroso, responsabile di macroscopiche deviazioni dalla corretta ricerca scientifica;
il comitato tecnico scientifico «No Lombroso», si è rivolto al D.A.P. - dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, presso il Ministero della giustizia, per sapere se fosse stato possibile rinvenire, negli archivi dell'amministrazione, idonea documentazione che consentisse di rilevare una legittima autorizzazione concessa a Cesare Lombroso, da parte delle autorità preposte, per eseguire l'autopsia sul cadavere del signor Giuseppe Villella, deceduto nel carcere di Pavia nel novembre del 1872 (e sul cui cranio il Lombroso ritenne di individuare la famosa particolarità nella fossetta occipitale mediana a suo dire segno distintivo del delinquente). Nonché, successivamente, per verificare se sussistesse ulteriore legittima autorizzazione, sempre a favore di Cesare Lombroso, a far proprio e trattenere presso di sé il cranio di Giuseppe Villella (oggi esposto indecorosamente al pubblico ludibrio a Torino);
l'esposizione di resti umani (quasi mille teschi più diversi scheletri completi) presso il museo potrebbe anche non risultare conforme alla normativa vigente in materia di trattamento e conservazione dei resti umani e di tutela del sentimento di pietà verso i defunti;
nel museo «Cesare Lombroso» non sono esposti solo resti umani di «briganti» meridionali ma abbondano resti di militari che hanno combattuto nella battaglia di Custoza del 1866, malati di mente, prostitute, omosessuali e delinquenti comuni;
è da ritenersi pertanto giunto il tempo che le residue spoglie esposte inutilmente e ingiustamente nel museo Lombroso di Torino vengano restituite ai discendenti che ne avessero fatto esplicita richiesta, ai fini della loro tumulazione, come fatto dalla giunta comunale di Motta Santa Lucia (Catanzaro), che ha adottato da tempo un deliberato per ottenere la restituzione delle spoglie di Giuseppe Villella;
la richiesta di restituzione appare condivisibile per quel che i resti del Villella rappresentano, ovvero un torto subito dai territori e dalla popolazione nei valori intellettuali, sociali, storici e culturali. Si avverte il senso di una necessaria riparazione ad un antico torto subito, derivante da teorie non certo benevoli ma aberranti, in particolar modo per i cittadini meridionali, additati nel segno di una oltraggiosa inferiorità razziale. Di qui l'esigenza di pervenire in tempi ragionevoli a restituire la piena dignità a chi, quale esito di teorie deliranti ha sopportato un marchio infame perpetrato nel tempo;
numerosi altri comuni, quali, Sonnino, Valmadrera, Bucciano, Malgrate, Lecco, Civate, Bosisio Parini, Mandello del Lario, Castiglione di Sicilia, ed altri ancora, attraverso specifiche delibere, hanno fatto proprie le istanze del Comitato tecnico scientifico No Lombroso;
si fa presente, inoltre, che per la moltitudine di resti incogniti del museo Lombroso, che oggi nessuno può reclamare, il parroco del rione Sanità di Napoli ha offerto la propria disponibilità affinché vengano inumati nel cimitero delle Fontanelle di Napoli, luogo di asilo dei perduti per eccellenza -:
se e con quali modalità e in quali tempi i Ministri interrogati intendano porre in essere le iniziative di propria competenza al fine di procedere ad una rapida restituzione di tutti i resti umani tuttora trattenuti nel museo di antropologia criminale «Cesare Lombroso» di Torino, ai fini di una degna, civile e cristiana

sepoltura rispettosa altresì del dettato giuridico.
(4-15500)