• Testo risoluzione in commissione

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00821 [Adeguamento alle normative comunitarie degli impianti di raccolta e di depurazione dei reflui urbani]



L'VIII Commissione,
premesso che:
la direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, reca norme sulla raccolta, trattamento e scarico delle acque reflue urbane, nonché sul trattamento e sullo scarico delle acque reflue originate da taluni settori industriali;
tale direttiva si propone, pertanto, di proteggere l'ambiente dai danni causati dal rilascio di queste acque;
la direttiva stabilisce un calendario di scadenze per gli Stati membri affinché i loro «agglomerati» siano dotati di sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane;
in tal senso, gli Stati membri devono provvedere affinché tutti gli agglomerati siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane: entro il 31 dicembre 2000, per quelli con un numero di abitanti equivalenti (a.e.) superiore a 15.000;

entro il 31 dicembre 2005 per quelli con numero di abitanti equivalenti compreso tra 2000 e 15000;
per le acque reflue urbane che si immettono in acque recipienti considerate «aree sensibili», gli Stati membri devono garantire che gli agglomerati con oltre 10000 abitanti equivalenti siano provvisti di reti fognarie al più tardi entro il 31 dicembre 1998;
conseguentemente, le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie devono essere sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento secondario o ad un trattamento equivalente, secondo le seguenti modalità:
a) al più tardi entro il 31 dicembre 2000 per tutti gli scarichi provenienti da agglomerati con oltre 15000 abitanti equivalenti;
b) entro il 31 dicembre 2005 per tutti gli scarichi provenienti da agglomerati con un numero di abitanti equivalenti compreso tra 10000 e 15000;
c) entro il 31 dicembre 2005 per gli scarichi in acque dolci ed estuari provenienti da agglomerati con un numero di abitanti equivalenti compreso tra 2000 e 10000;
gli Stati membri sono responsabili del controllo degli scarichi provenienti dagli impianti di depurazione e le acque che ricevono. Essi assicurano che, ogni due anni, le autorità nazionali competenti pubblichino una relazione di valutazione da trasmettere alla Commissione;
gli Stati membri devono altresì predisporre e presentare alla Commissione una relazione sulle norme nazionali di attuazione della direttiva;
infine, l'articolo 8 della direttiva prevede che in casi eccezionali dovuti a problemi tecnici e per gruppi di popolazione definiti geograficamente, gli Stati membri possono presentare alla Commissione una richiesta speciale intesa ad ottenere un periodo più lungo per adempiere alle scadenze temporali sopra riportate;
in Italia la predetta direttiva 91/271/CEE è stata recepita ai sensi del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 e successive modificazioni, poi confluito nel decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. L'ordinamento interno in tal senso comprende un completo programma di tutela dei corpi idrici dall'inquinamento concentrando una elevata attenzione alla qualità dei corpi idrici recettori prevedendo lo sviluppo di attività di monitoraggio per la quantificazione del danno ambientale esercitato dall'uomo ed offrendo le basi per la ricerca di sistemi di depurazione «appropriati» in base a specifici obiettivi di qualità delle acque naturali;
il 30 novembre 2005, la Commissione europea ha aperto una procedura d'infrazione orizzontale contro l'Italia che riguarda 468 agglomerati (città e cittadine con oltre 15.000 abitanti) che violano gli obblighi derivanti dalla direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane;
al termine della valutazione tecnica, si è accertato che l'Italia non aveva rispettato gli obblighi previsti dalla direttiva citata.Pertanto, il 16 ottobre 2007, la Commissione ha inviato all'Italia una lettera di messa in mora formale nel quadro della procedura di infrazione per violazione degli articoli 3 e 4 della direttiva 91/271/CEE, ai sensi dei quali gli agglomerati devono essere provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane e le acque reflue urbane devono confluire, prima dello scarico, in impianti di trattamento ed essere sottoposte ad un trattamento secondario;
nel maggio 2010, la Commissione europea ha deciso di deferire l'Italia e la Spagna alla Corte di giustizia dell'Unione europea per violazione della direttiva del 1991 sul trattamento delle acque reflue urbane, in base alla quale entro il 31 dicembre 2000 i due Paesi avrebbero dovuto

predisporre sistemi adeguati per il convogliamento e il trattamento delle acque nei centri urbani con oltre 15000 abitanti;
poiché dalle informazioni disponibili risultava che un numero elevato di città e centri urbani non era in regola con la normativa, nel 2004 sia l'Italia che la Spagna hanno ricevuto una prima lettera di diffida. Una seconda e ultima lettera è stata spedita alla Spagna nel dicembre 2008 e all'Italia nel febbraio 2009. Alla luce di una successiva valutazione, circa 178 città e centri urbani italiani (tra cui Reggio Calabria, Lamezia Terme, Caserta, Capri, Ischia, Messina, Palermo, San Remo, Albenga e Vicenza) e più o meno 38 spagnoli (fra le altre, La Coruña (Galicia), Santiago (Galicia), Gijon (Asturias) e Benicarlo (Valencia) non si erano ancora conformati alla direttiva;
preoccupata da tale seria e continuata violazione della normativa, la Commissione ha pertanto deciso di deferire l'Italia e la Spagna alla Corte di giustizia dell'Unione europea;
successivamente, nel maggio 2011, la Commissione europea ha esortato l'Italia ad assicurare che le acque reflue prodotte dagli agglomerati con più di 10.000 abitanti e scaricate in aree sensibili fossero adeguatamente trattate. In tal senso la Commissione ha stigmatizzato come la mancanza di idonei sistemi di raccolta e trattamento, che avrebbero dovuto essere istituiti già dal 1998, comporti rischi per la salute umana, le acque interne e l'ambiente marino. A causa della lentezza dei progressi compiuti dall'Italia in questo ambito la Commissione ha inviato un parere motivato. Se l'Italia non adempirà entro due mesi, la Commissione può adire la Corte di giustizia dell'Unione europea;
nel merito di tali procedimenti aperti contro l'Italia, la Commissione ha ribadito che nel nostro Paese, nonostante i continui solleciti, almeno 143 città disseminate sul territorio del Paese non sono ancora collegate ad un impianto fognario adeguato, sono prive di impianti per il trattamento secondario e/o non hanno la capacità di gestire le variazioni di carico delle acque reflue. L'Italia ha si compiuto dei progressi ma, nonostante gli avvertimenti precedenti, a distanza di 13 anni dal termine fissato non ha ancora rispettato quanto prescritto. Se l'Italia non adotterà i provvedimenti necessari per rientrare nella norma, potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'Unione europea;
sarebbero attualmente in corso indagini per valutare la situazione negli agglomerati di dimensioni inferiori ai 15.000 abitanti equivalenti, per i quali il termine per conformarsi scadeva nel 2005;
ad ogni modo, la stessa Commissione, che conta di conseguire un buono stato ecologico delle acque entro il 2015, è ben consapevole che l'attuazione effettiva della direttiva rappresenta una notevole sfida finanziaria per gli Stati membri;
per quanto riguarda il nostro Paese va evidenziato come da un rapporto realizzato da Utilitatis e denominato Blue Book 2009 sui dati sul servizio idrico integrato in Italia, redatto sulla base di 103 dei 105 piani d'ambito approvati in Italia, emergerebbe che per quanto riguarda il comparto fognario e depurativo sono previsti investimenti ingenti, che si dovrebbero concretizzare principalmente in attività di estensione e rifacimento della rete di collettamento. In ogni ATO («ambito territoriale ottimale», ovvero la porzione di territorio su cui sono organizzati i servizi pubblici integrati) preso in esame dal rapporto, infatti, la manutenzione e la sostituzione delle reti di raccolta rappresentano una voce rilevante, sintomo forse della necessità di intervenire su infrastrutture obsolete;
per quanto riguarda i sistemi di depurazione invece, in molti casi si prevede la realizzazione di tecnologie di depurazione destinate a nuclei abitativi di piccole dimensioni (inferiori a 200 abitanti) e a nuclei isolati (impianti di fitodepurazione, lagunaggi, subirrigazione);

stando alle previsioni di Utilitatis e ANEA, per far fronte alle carenze attuali dei sistemi di smaltimento delle acque reflue urbane, ci sarebbe bisogno di investimenti per 60,52 miliardi di euro in 30 anni. Di questa cifra, il 48,3 per cento dovrebbe essere destinato a migliorare gli impianti di fognatura e depurazione anche se solo per l'11 per cento sarebbero disponibili finanziamenti pubblici;
per porre rimedio a queste criticità, le regioni italiane, segnatamente quelle del Nord, hanno previsto nell'anno 2015 la scadenza per il raggiungimento di nuovi obiettivi di qualità ambientale. Per perseguirli, le relative amministrazioni regionali hanno disposto investimenti assai rilevanti per la realizzazione di nuovi impianti di depurazione o per l'adeguamento di quelli esistenti;
è quindi evidente che a livello nazionale la situazione di non conformità della gestione delle acque reflue, segnatamente per ciò che concerne i sistemi di raccolta e di trattamento di tali acque, rispetto alle disposizioni della direttiva 91/271/CEE è assai critica soprattutto se si considera che i termini di scadenza per l'adeguamento posti dalla direttiva sono da tempo scaduti e in tal senso, il Ministero, quale autorità di riferimento statale, è fortemente impegnato nel coordinare ed indirizzare gli enti territoriali verso soluzioni definitive che garantiscano la massima conformità alla normativa;
per evitare il verificarsi di situazioni ancora più problematiche di quelle già in essere, apparirebbe opportuno attivare un dialogo di collaborazione serio e responsabile con la Commissione anche per essere assistiti e agevolati per dare attuazione alle misure nazionali e regionali che le norme sul trattamento delle acque reflue urbane in tal senso prescrivono,


impegna il Governo:


ad attivare un collaborativo confronto con le regioni interessate al fine di accelerare la realizzazione delle opere necessarie all'adeguamento alle normative comunitarie degli impianti di raccolta e di depurazione dei reflui urbani esistenti o da realizzare nei loro territori;
a valutare la possibilità, per ciascuna regione interessata, di effettuare una analisi delle problematiche relative ad ogni singolo agglomerato, identificare le priorità di intervento e conseguentemente concorrere con esse affinché si assumano impegni programmatici ed economici per la risoluzione delle pendenze ancora esistenti e comunque necessarie a fornire un chiaro segnale di responsabilità alla Commissione europea;
a porre in essere le iniziative di competenza verso l'Unione europea al fine di ottenere da parte della Commissione Unione europea l'applicazione di deroghe specifiche, se del caso ai sensi dell'articolo 8 della direttiva 91/271/CEE, intese ad ottenere un periodo più lungo per adempiere alle prescrizioni imposte dalla stessa direttiva ed in tal senso consentendo alle regioni interessate di poter realizzare compiutamente i loro piani di investimento in opere fognarie e di trattamento, volti a conseguire nel breve periodo i nuovi obiettivi di qualità ambientale per le acque di loro competenza.
(7-00821)
«Lanzarin, Dussin, Alessandri, Togni».