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Atto a cui si riferisce:
S.1/00593 [Agevolare ai fini dell'Imu gli immobili storico-artistici]



Atto Senato

Mozione 1-00593 presentata da SALVATORE PISCITELLI
giovedì 22 marzo 2012, seduta n.698

PISCITELLI, VIESPOLI, PALMIZIO, CARRARA, VILLARI, FLERES, CASTIGLIONE, POLI BORTONE - Il Senato,

premesso che:

la disciplina dell'imposta comunale sugli immobili (Ici), approvata con il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, ed entrata in vigore il 1º gennaio 1993, considerava i fabbricati storici o artistici alla stessa stregua degli altri fabbricati, senza quindi prevedere alcuna agevolazione;

detti beni "vincolati", infatti, rientravano in tutte le definizioni soggettive e oggettive per l'applicabilità dell'Ici, ad eccezione dei fabbricati con destinazione a usi culturali di cui all'articolo 5-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 (articolo 7, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 504 del 1992), per esempio musei, biblioteche, archivi e cineteche. In sostanza, i fabbricati storici o artistici ai fini Ici rientravano pacificamente sia nel "presupposto dell'imposta", concernente il possesso di fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli, ubicati nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati, compresi quindi quelli strumentali, sia nel concetto di "fabbricato", secondo cui è tale l'unità immobiliare iscritta o iscrivibile nel catasto edilizio urbano, sia nella base imponibile, determinata applicando il moltiplicatore 100 all'importo della rendita catastale rivalutata del 5 per cento;

solo in seguito il legislatore decise che i fabbricati di interesse storico o artistico ai sensi dell'articolo 3 della legge 1° giugno 1939, n. 1089, e successive modificazioni, ora ai sensi dell'articolo 10 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, meritavano un trattamento di favore e con l'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 23 gennaio 1993, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 1993, n. 75, aveva chiarito che per essi la base imponibile Ici "è costituita dal valore che risulta applicando alla rendita catastale, determinata mediante l'applicazione della tariffa d'estimo di minore ammontare tra quelle previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è sito il fabbricato" il moltiplicatore 100 (anche se l'immobile risulta classificato nelle categorie catastali A/10 o C/1, o nei gruppi catastali B e D);

con sentenze n. 345 e n. 346 del 28 novembre 2003 la Corte costituzionale ha esteso il trattamento agevolato ai fabbricati storici o artistici posseduti da enti pubblici o persone giuridiche private senza fine di lucro, anche se concessi in locazione;

l'istituzione dell'imposta municipale unica (Imu), però, non prevede la permanenza di tale agevolazione. Al riguardo, infatti, né la disciplina contenuta nell'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, né quella di cui agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, dispongono il trattamento di favore per i fabbricati storici o artistici;

il comma 8 dell'articolo 9 del decreto legislativo n. 23 del 2011, nel confermare le fattispecie esonerative previste in tema di Ici dall'articolo 7 del decreto legislativo n. 504 del 1992, contempla infatti solo i fabbricati destinati "a usi culturali", che sono cosa ben diversa dalla definizione di "immobili storico-artistici" i quali rimangono, quindi, senza agevolazioni nonostante la loro manutenzione sia estremamente onerosa proprio per effetto dei vincoli,

impegna il Governo a promuovere iniziative volte ad agevolare ai fini dell'Imu - il cui moltiplicatore è passato a 160 rispetto a 100 applicato all'Ici - gli immobili storico-artistici, anche in considerazione della previsione dell'articolo 9 della Costituzione, secondo cui lo Stato tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione.

(1-00593)