• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/05025/140 [Prevedere che gli istituti di credito forniscano garanzie in merito alla concessione del credito alle piccole e medie imprese ed alle famiglie]



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/5025/140 presentato da FRANCESCO BARBATO testo di giovedì 22 marzo 2012, seduta n.609

La Camera,
premesso che:
il Capo VI del provvedimento al nostro esame è specificatamente dedicato ai Servizi bancari ed assicurativi;
gli articoli di tale Capo intervengono a largo raggio sull'attività degli istituti di credito in merito, ad esempio, alla gratuità delle spese di apertura e di gestione dei conti correnti dei pensionati con trattamenti fino a 1.500 euro (articolo 27), alla nullità delle clausole nei contratti bancari che prevedono commissioni (articolo 27-bis), alla cancellazione delle ipoteche perenti (articolo 27-ter), agli organi delle fondazioni bancarie (articolo 27-quater), al termine per la surrogazione nei contratti di finanziamento (articolo 27-quinquies);
tali misure non sembrano comunque sufficienti a superare le attuali difficoltà che le famiglie e le aziende, ed in particolare le piccole e le medie imprese, incontrano nell'accesso al credito, difficoltà che dipendono anche dalle politiche creditizie adottate dagli istituti di credito che hanno un orientamento ancora restrittivo nei loro criteri di offerta;
la peculiarità del tessuto produttivo ed economico del nostro Paese, la fortissima presenza di piccole imprese, la forte vocazione manifatturiera, rendono le banche il canale principale di erogazione delle risorse;
la Banca centrale europea ha fornito un'enorme liquidità alle banche che usufruiscono del notevole differenziale tra i tassi di approvvigionamento dei fondi (dalla Banca centrale europea all'1 per cento e dai privati con un tasso di poco superiore) e quelli a cui li offrono a prestito. Il 29 febbraio 2012, la Banca centrale europea ha prestato 530 miliardi di euro per tre anni alle banche europee, una somma simile a quella già elargita nel dicembre 2011;
l'operazione a tre anni del 21 dicembre 2011 vide una richiesta di prestiti per 489 miliardi di euro, che furono tutti assegnati. Le banche italiane hanno in buona parte utilizzato i soldi presi a prestito dalla Banca centrale europea per acquistare titoli di Stato, contribuendo alla riduzione dei tassi d'interesse sul debito pubblico italiano;
nello stesso tempo, le banche hanno stretto l'offerta di credito, sia riducendo la quantità sia aumentando il costo dei finanziamenti. Nel bimestre dicembre 2011-gennaio 2012, i prestiti bancari alle imprese e alle famiglie italiane si sono ridotti di 20 miliardi di euro;
secondo l'Istat, il mercato del finanziamento dei mutui immobiliari registra un calo del 18 per cento nel terzo trimestre del 2011 rispetto allo stesso periodo del 2010. Complessivamente, nei primi nove mesi del 2011, la riduzione di tali mutui, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, è stato del 7,9 per cento;
le banche italiane, come rilevano le associazioni dei consumatori, continuano ad applicare tassi di interesse più elevati dello 0,67 per cento sui mutui, in Italia al 4,6 per cento, contro il 3,93 per cento della media dell'Unione europea. Nel gennaio 2012, in Italia il costo dei finanziamenti alle imprese (nuove operazioni) era di 1,3 punti percentuali più alto rispetto allo stesso mese del 2011 (passando dal 2,7 per cento al 4 per cento), a parità di tasso di politica monetaria (1 per cento). Nello stesso periodo, il tasso d'interesse sui mutui immobiliari è salito di un punto percentuale (dal 3,15 per cento al 4,15 per cento). Sempre nello stesso periodo, il differenziale tra il tasso medio sui prestiti a imprese e famiglie e il tasso medio sulla raccolta è aumentato di mezzo punto percentuale (dal 2,2 per cento al 2,7 per cento);
va, inoltre, ricordato che l'articolo 8 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 (la cosiddetta manovra Monti «Salva-Italia») ha fornito alle banche la garanzia dello Stato sui prestiti ottenuti (in larga misura dalla Banca centrale europea), garanzia che ha consentito loro di sopportare con qualche patema d'animo in meno la situazione difficile dei mercati finanziari;
il 28 febbraio 2012, Governo, Confindustria, l'Associazione bancaria italiana e altre associazioni imprenditoriali hanno firmato l'accordo su «Le nuove misure per il credito alle Pmi». L'accordo ha validità fino al 31 dicembre 2012, ma in buona sostanza, prevede solo un allungamento delle scadenze risultando del tutto insufficiente per la risoluzione del problema dell'accesso al credito per le famiglie e le PMI;
il tasso di interesse sui mutui praticato dall'agenzia BNL del Senato ai parlamentari ed a altre limitate categorie di clienti, come documentato da recenti articoli di stampa e da trasmissioni televisive, risulta pari all'1,57 per cento,

impegna il Governo:

ad adottare le opportune iniziative normative al fine di prevedere che gli istituti di credito, che beneficiano della garanzia di cui all'articolo 8 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, forniscano opportune garanzie in merito alla concessione del credito alle piccole e medie imprese ed alle famiglie, monitorandone l'attività;
ad aprire un confronto con gli istituti di credito e le loro associazioni rappresentative al fine di ottenere che almeno la metà dei prestiti ricevuti dagli istituti di credito nazionali da parte della Banca centrale europea con tasso agevolato dell'uno per cento sia impiegata per erogare finanziamenti alle famiglie e alle piccole e medie imprese ad un tasso dell'1,57 per cento.
9/5025/140.Barbato, Messina, Palagiano, Zazzera, Di Stanislao, Paladini.