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Atto a cui si riferisce:
C.7/00819 [Sicurezza nucleare e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi]



L'VIII e X Commissione,
premesso che:
in tema di regolamentazione, autorizzazione, controllo e vigilanza in campo nucleare, all'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), come in precedenza all'Agenzia per la protezione dell'ambiente, e ancor prima all'ANPA, sono stati attribuiti dalla legislazione vigente, da ultimo dal decreto-legge n. 201 del 2011, le funzioni e i compiti di autorità di regolamentazione e di controllo per la sicurezza nucleare e per la radioprotezione delle installazioni nucleari e delle attività di impiego delle sorgenti di radiazioni ionizzanti;
il comma 15 dell'articolo 21 del decreto-legge 6 dicembre 2011 n. 201, convertito con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, ha disposto la soppressione dell'Agenzia per la sicurezza nucleare (a sua volta istituita ai sensi della legge n. 99 del 2009), assegnando alcune funzioni autorizzative ai Ministeri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di fatto provocando la necessità di un riordino funzionale del settore;
nelle more della predetta fase di riordino in materia di autorizzazioni, vigilanza, controlli e pareri in materia nucleare, il comma 20-bis del predetto decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, ha stabilito che, in via transitoria, le funzioni e i compiti che facevano capo alla soppressa Agenzia per la sicurezza nucleare, sono attribuiti all'ISPRA;
l'Ispra svolge questi compiti attraverso la formulazione di pareri tecnici vincolanti per le autorizzazioni, in particolare nei confronti del Ministero dello sviluppo economico, nell'ambito dei procedimenti autorizzatori previsti dalla legislazione vigente e, in particolare, dalla legge n. 1860 del 1962, dal decreto legislativo n. 230 del 1995 e dalle successive modifiche. Tali funzioni sono svolte anche attraverso controlli mirati effettuati tramite ispezioni condotte dagli ispettori dell'ISPRA, che rivestono qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria;
in campo di gestione operativa dei rifiuti radioattivi e di smantellamento degli impianti nucleari italiani opera la Sogin SpA. La Sogin è la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi provenienti dalle attività nucleari industriali, mediche e di ricerca. Essa, inoltre, ha il compito di localizzare, realizzare e gestire il parco tecnologico, comprensivo del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi;

in tema di sicurezza nucleare, quando riferita a rifiuti radioattivi da combustibile irraggiato presenti presso le installazioni nucleari, si applicano le previsioni della direttiva 2009/71/Euratom del Consiglio del 25 giugno 2009, recepita nel nostro ordinamento ai sensi del decreto legislativo n. 185/2011, che istituisce un quadro comunitario per la sicurezza nucleare degli impianti;
la direttiva si applica a qualsiasi impianto nucleare civile ancorché nella fase di disattivazione e che nella definizione ricomprende non solo le centrali nucleari, ma anche gli impianti di arricchimento e di fabbricazione di combustibile nucleare, di riprocessamento, i reattori di ricerca, le strutture di stoccaggio del combustibile irraggiato nonché le strutture di deposito dei rifiuti radioattivi ubicate nello stesso sito e direttamente connesse agli impianti nucleari stessi;
al riguardo va precisato che le strutture di deposito e smaltimento dei rifiuti radioattivi non direttamente connesse agli impianti nucleari suddetti e ubicati in altri siti, saranno oggetto dell'attuazione della direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio del 19 luglio 2011, che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi, che dovrà essere recepita entro il 23 agosto del 2013;
i rifiuti radioattivi attualmente presenti in Italia derivano in gran parte dal pregresso programma nucleare nazionale e si trovano nelle installazioni gestite dalla SOGIN SpA, nelle centrali nucleari di Trino, del Garigliano, di Latina e di Caorso, definitivamente spente negli anni Ottanta, degli impianti ex ENEA Eurex di Saluggia e di ITREC della Trisaia, provincia di Matera, degli impianti plutonio OPEC presso il centro della Casaccia a Roma, nel deposito Avogadro di Saluggia, a Vercelli, nelle installazioni del Centro comune di ricerca di ISPRA di Varese della Commissione europea;
questi rifiuti, classificati in relazione alla tipologia dei radionuclidi presenti secondo i criteri di classificazione definiti nella guida tecnica n. 26 dell'Ispra, ammontano a circa 21.600 metri cubi per la prima e seconda categoria e a 1.700 metri cubi per la terza;
sono definiti rifiuti radioattivi di prima categoria quelli che decadono in tempi dell'ordine dei mesi, di seconda quelli che decadono in alcune centinaia di anni, e di terza quelli che decadono in tempi nell'ordine delle centinaia di migliaia di anni;
a tali rifiuti devono sommarsi circa 30.000 metri cubi, prevalentemente di seconda categoria, che derivano dalle operazioni di disattivazione delle installazioni. Vi è, inoltre, combustibile nucleare irraggiato derivante dall'esercizio delle centrali nucleari in gran parte già trasferito all'estero, soprattutto Regno Unito e Francia, per il riprocessamento, a seguito del quale, è previsto che rientrino in Italia alcune decine di metri cubi di rifiuti condizionati ad alta attività. Restano da trasferire in Francia circa 45 tonnellate, attualmente stoccate nella centrale di Trino e nel deposito Avogadro di Saluggia;
vanno considerate, inoltre, ulteriori 2 tonnellate di combustibile presenti nell'impianto ITREC della Trisaia, per le quali, in assenza di un accordo che ne preveda il rientro negli Stati Uniti, è previsto uno stoccaggio a secco sul sito presso un'idonea struttura di deposito da realizzare;
ai rifiuti che derivano dal pregresso programma nucleare si aggiungono i rifiuti di origine medica, industriale e di ricerca per circa 5.000 metri cubi, per i quali si registra una produzione di alcune centinaia di metri cubi l'anno. Tali rifiuti sono allocati presso le installazioni di alcuni operatori nazionali, le più rilevanti delle quali sono quelle della NUCLECO presso il centro ENEA della Casaccia;
la situazione in questione evidenzia come a quasi 25 anni dalla chiusura del pregresso programma nucleare il processo della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi

che allora furono prodotti e quello della dismissione delle installazioni nucleari, il cosiddetto decommissioning, sono ancora lontani dal vedere una soluzione definitiva e richiedono in modo necessario un'accelerazione decisa nei prossimi anni;
i rifiuti immagazzinati presso i rispettivi siti di produzione sopra citati, ossia centrali nucleari, impianti sperimentali, centri di ricerca, sono per la gran parte ancora da sottoporre a operazioni di trattamento e condizionamento necessari per la loro trasformazione in manufatti durevoli che assicurino un idoneo isolamento della radioattività dall'ambiente per il trasporto, lo stoccaggio e lo smaltimento definitivo;
per alcune di queste operazioni vi sono già piani operativi e progetti autorizzati, mentre l'iter istruttorio è già in corso in un quadro di attenzione prioritaria da parte dell'Ispra rispetto alle verifiche tecniche e procedurali che l'istituto ha il compito di effettuare;
per quanto riguarda il combustibile irraggiato, per la gran parte è in atto la campagna di trasferimento in Francia nel quadro definito dall'accordo intergovernativo stipulato nel 2006. Nell'ambito di tale campagna sono state già trasferite 190 tonnellate di combustibile dalla centrale di Caorso ed è in corso il trasferimento delle rimanenti 45 tonnellate presenti nel deposito Avogadro e nella centrale di Trino;
purtroppo, dopo i primi due trasporti, che si sono svolti nei primi mesi del 2011, le operazioni si sono interrotte per problemi di ordine pubblico nelle aree di transito della Val di Susa;
l'importanza della ripresa di tali operazioni deriva, oltre che dalla natura chiaramente propedeutica che l'allontanamento del combustibile nucleare dei siti riveste per le attività successive di decommissioning, anche dal fatto che per l'impianto deposito Avogadro, in particolare, vige una prescrizione emanata dal Ministero dello sviluppo economico su parere dell'Ispra affinché si procedesse in un periodo temporale di riferimento di tre anni dal giugno 2007 all'allontanamento del combustibile stante la vetustà della struttura e la sua non idoneità allo stoccaggio di combustibile stesso nel lungo termine;
la perdurante assenza di una chiara prospettiva per la disponibilità di un deposito nazionale rende, peraltro, necessaria la realizzazione di nuove strutture di deposito sui siti sia per fare fronte all'esigenza di migliorare le attuali condizioni di stoccaggio dei rifiuti sia per rendere possibile la prosecuzione dell'attività di decommissioning attraverso la disponibilità di strutture idonee di stoccaggio di rifiuti che da queste sono tipicamente prodotte. Infatti, anche quando si procede a smantellare e ad effettuare operazioni di decommissioning si generano ulteriori quantità di rifiuti;
l'indisponibilità del deposito nazionale impone, ai fini della disattivazione, di attuare la strategia finale di rilascio del sito senza vincoli di natura radiologica, il cosiddetto green field, attraverso una fase ulteriore intermedia di stoccaggio temporaneo sul sito stesso dei rifiuti prodotti, brown field;
per queste motivazioni, in attesa della disponibilità del deposito nazionale, è quindi oggi necessario procedere alla realizzazione di nuove strutture di stoccaggio temporaneo presso le installazioni rispondenti ai requisiti di sicurezza più avanzati attraverso nuove realizzazioni;
in relazione alla necessità del deposito nazionale, occorre, inoltre, considerare che nei prossimi anni rientreranno in Italia dall'Inghilterra e dalla Francia i rifiuti condizionati che derivano dalle operazioni di riprocessamento del combustibile irraggiato e vi sono impegni internazionali che il nostro Paese dovrà rispettare e che derivano dalla Convenzione congiunta sulla sicurezza della gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi e dall'accordo con la Francia per il riprocessamento del combustibile irraggiato,

che pone termini temporali precisi all'individuazione del sito dove potranno essere stoccate le scorie che torneranno in Italia al termine delle operazioni;
va evidenziato al riguardo che per la realizzazione di nuove centrali, una delle caratteristiche tecniche fondamentali è la presenza di corsi d'acqua, mentre per la realizzazione di un deposito, vale esattamente il contrario, ossia non deve essere presente acqua;
il problema che si pone è che al ritorno di questi rifiuti processati, in mancanza del deposito nazionale, essi vanno rimessi esattamente nello stesso luogo dove erano prima le centrali e anche a livello di caratteristiche tecniche qualche difficoltà esiste. Tali rifiuti, se non vi saranno novità in seno all'apertura del deposito, andranno forzatamente ricollocati in luoghi strutturalmente, morfologicamente, geologicamente non idonei a ospitare rifiuti, quali le centrali in cui erano stati prodotti;
in assenza del deposito nazionale tutti gli esercenti, grandi e piccoli, diventano direttamente responsabili dell'intera gestione a lungo termine dei rifiuti di loro pertinenza dovendo con ciò garantire, oltre al condizionamento dei rifiuti, la conservazione a lungo termine con la realizzazione in ciascuno dei loro siti di strutture idonee per lo stoccaggio, in alternativa, evidentemente, alla soluzione del deposito nazionale;
l'articolo 25 del decreto legislativo 15 febbraio 2010 n. 31 ha riproposto il tema del deposito nazionale indicando una procedura trasparente e partecipata per dei siti idonei alla localizzazione dell'autorizzazione al Deposito nazionale nell'ambito di un parco tecnologico;
in particolare, il decreto legislativo 15 febbraio 2010 n. 31 ha affidato alla Sogin SpA la responsabilità di realizzare e gestire il parco tecnologico, comprensivo del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani;
la Sogin S.p.A a tal fine ha il compito di:
a) gestire le attività finalizzate alla localizzazione del sito per il parco tecnologico;
b) curare le attività connesse al procedimento autorizzativo relativo alla realizzazione ed esercizio del parco tecnologico e al trattamento ed allo smaltimento dei rifiuti radioattivi;
c) provvedere alla realizzazione ed all'esercizio del parco tecnologico;
d) erogare agli enti locali le quote ad essi spettanti;
e) promuovere diffuse e capillari campagne di informazione e comunicazione alla popolazione in ordine alle attività da essa svolte;
lo stesso decreto fornisce anche le modalità di un percorso decisionale di partecipazione e coinvolgimento delle parti interessate a livello istituzionale, regioni ed enti locali;
con la soppressione dell'Agenzia per la sicurezza nucleare e il trasferimento temporaneo dei suoi compiti all'ISPRA, tale Istituto è diventato l'amministrazione responsabile della predisposizione dei criteri e per lo svolgimento del successivo iter istruttorio;
per quanto riguarda i piani di disattivazione, le autorizzazioni sono rilasciate ai sensi degli articoli 55 e 57 del decreto legislativo n. 230 del 1995 e successive modifiche sulla base della presentazione di un piano globale di disattivazione da parte dell'esercente;
le disposizioni del decreto legislativo n. 230 del 1995 prevedono, altresì, all'articolo 148, comma 1-bis, che per impianti per i quali è stata presentata l'istanza di disattivazione ai sensi dell'articolo 55 possono essere autorizzate, nelle more dell'ottenimento dell'autorizzazione alla disattivazione ai sensi della legge n. 1860 del 1962, particolari operazioni e specifici interventi ancorché attinenti alla

disattivazione atti a garantire nel modo più efficace la radioprotezione dei lavoratori e della popolazione;
a oggi la SOGIN spa ha presentato le istanze di disattivazione relativa alle quattro centrali nucleari, Garigliano, Latina, Trino a Caorso, all'impianto di fabbricazione nucleare di Bosco Marengo in provincia di Alessandria e, di recente, per l'impianto di riprocessamento ITREC di Matera;
con riferimento ai piani globali di disattivazione presentati nel corso degli anni, è stata necessaria la predisposizione di alcuni aggiornamenti in relazione al prolungarsi delle attività di condizionamento dei rifiuti pregressi e di allontanamento del combustibile irraggiato, laddove ancora presente, nonché alle incertezze connesse alla realizzazione del Deposito nazionale;
nel 2008 è stata rilasciata l'autorizzazione alla disattivazione dell'impianto di Bosco Marengo. Nei prossimi mesi si prevede di concludere l'iter, istruttorio per il rilascio dell'autorizzazione alla disattivazione delle centrali di Trino e Garigliano;
è in fase istruttoria l'autorizzazione del piano globale di disattivazione della centrale di Caorso, ma riguardo a questa centrale va evidenziato che già nel 2000 era stata rilasciata un'autorizzazione per l'esecuzione di un insieme di attività connesse alla disattivazione dell'impianto. Nel quadro di tale autorizzazione, che comunque sarà ulteriormente rivista ai sensi del piano globale di disattivazione, sono ancora da completare alcune attività, come il condizionamento dei rifiuti pregressi presenti in centrale;
per la centrale di Latina, nel 2009 la SOGIN spa ha aggiornato la propria istanza a causa di un cambiamento della strategia temporale sulla gestione della grafite, soprattutto, anche in questo caso, in relazione alla situazione di incertezza che si era venuta a creare rispetto al deposito nazionale. Per i suddetti impianti tutte le attività già svolte e in corso sono state autorizzate ai sensi dell'articolo 148 del decreto legislativo n. 230;
per le centrali nucleari la legislazione vigente prevede l'assoggettamento alla procedura di valutazione di impatto ambientale. Nell'ottobre 2011 è stato emanato l'ultimo decreto di compatibilità ambientale relativo alla centrale di Latina;
al fine di accelerare le attività di disattivazione, l'articolo 24 del decreto-legge 24 gennaio 2012 n. 1, sulle liberalizzazioni, oltre che confermare la necessità di realizzare il deposito nazionale, ha stabilito nuove procedure per ridurre la tempistica delle fasi autorizzative sempre nell'ambito dell'osservanza dei criteri della sicurezza ambientale, della salute e della partecipazione di competenza degli enti locali interessati;
vi è poi un altro settore che riguarda i rifiuti radioattivi di fonte non energetica. Sono quelli che derivano da applicazioni mediche, industriali e di ricerca, i quali continuano ad accumularsi presso i diversi operatori immagazzinati senza un adeguato processo di condizionamento presso strutture non idonee, in particolare dal punto di vista della localizzazione, a una gestione di lungo termine;
a questo proposito si citiamo le installazioni della NUCLECO nel centro della Casaccia presso Roma;
in tale contesto sono emerse negli anni alcune situazioni di particolare criticità connesse allo stoccaggio di rifiuti che, in particolare, derivano dal venir meno dei titolari delle strutture che, in relazione alla vetustà delle strutture stesse, all'assenza di un soggetto responsabile e qualificato deputato alla loro gestione in sicurezza, richiedono interventi di bonifica;
infine, va segnalata nell'ambito di rifiuti radioattivi non energetici, la problematica delle sorgenti orfane con una certa frequenza rinvenute all'interno di rottami metalli importati dall'estero;

in relazione a questo quadro di problematiche, l'Ispra indirizza le proprie attività di controllo ai seguenti obiettivi: mantenimento di un elevato livello di sicurezza nei siti; trattamento e condizionamento dei rifiuti esistenti e miglioramento delle condizioni di stoccaggio; svolgimento di operazioni connesse alla disattivazione che migliorino la sicurezza sul sito; ottenimento di manufatti finali qualificati; esecuzione di tutte le operazioni nel rispetto dei requisiti di sicurezza e radioprotezione;
rispetto alle prospettive per le funzioni di controllo, va segnalata l'importanza di risolvere al più presto l'individuazione di un quadro istituzionale e organizzativo stabile e definito a valle di un periodo di transitorietà e di incertezza che ha visto comunque i soggetti competenti continuare ad assicurare, in un assetto rispettoso dei requisiti di indipendenza posti dagli standard internazionali e delle direttive comunitarie, le funzioni di controllo nell'attesa della nuova struttura istituzionale essendo stata soppressa l'apposita Agenzia;
come in precedenza indicato, la Sogin S.p.A., tenendo conto dei criteri indicati dall'AIEA e dal soggetto che sostituirà la soppressa agenzia se del caso dall'Ispra, dovrà definire una proposta di Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione del parco tecnologico, proponendone contestualmente un ordine di idoneità sulla base di caratteristiche tecniche e socio-ambientali delle suddette aree, nonché un progetto preliminare per la realizzazione del Parco stesso;
purtroppo su tale attività di individuazione delle aree potenzialmente idonee, spesso sono circolate voci e notizie, tutte successivamente puntualmente mai confermate se non addirittura smentite, sull'avvenuta puntuale identificazione di supposti luoghi confondi in cui realizzare il predetto deposito nazionale. Ciò giustamente ha creato allarmi e disappunto nelle popolazioni direttamente interessate che hanno temuto di vedersi coinvolte senza neppure essere state informate, in processi e scelte la cui definizione richiede delicate ed inderogabili fasi di valutazione, condivisione e partecipazione;
andrebbe celermente portata a compimento la fase di ridefinizione dell'assetto organizzativo in tema di funzioni e compiti per la regolamentazione tecnica, il controllo e l'autorizzazione ai fini della sicurezza delle attività concernenti la gestione e la sistemazione dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari provenienti da attività mediche ed industriali, la protezione dalle radiazioni, nonché le funzioni e i compiti di vigilanza sulla salvaguardia degli impianti e dei materiali nucleari, comprese le loro infrastrutture e la logistica, oltre che per la regolamentazione tecnica, il controllo e la vigilanza in materia di sicurezza nucleare degli impianti nucleari;
sarebbe necessario imprimere un forte impulso alle attività di messa in sicurezza definitiva di tutti i rifiuti radioattivi presenti e prodotti sul territorio nazionale, allo scopo mettendo in atto le prescritte procedure di consultazione pubblica, di valutazione scientifica e di aperta concertazione istituzionale necessarie per conseguire l'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio del parco tecnologico, allo scopo disciplinate dall'articolo 27 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31,


impegnano il Governo:


ad adottare nell'immediato tutti i provvedimenti di competenza necessari alla definizione dell'assetto organizzativo in campo di sicurezza nucleare ai sensi del comma 20-bis dell'articolo 21 del decreto legge n. 201 del 2011 nel testo vigente, allo scopo individuando, possibilmente nell'ISPRA, l'unico soggetto pubblico cui conferire le competenze della soppressa agenzia per la sicurezza nucleare;
a porre in atto tutte le azioni di propria competenza volte ad assicurare il

completamento della messa in sicurezza definitiva dei rifiuti radioattivi in tal senso provvedendo ad attuare le disposizioni relative al conseguimento dell'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio del parco tecnologico di cui all'articolo 27 del decreto legislativo n. 31 del 2010 e contestualmente ad attivare i previsti procedimenti di consultazione pubblica per informare i cittadini sugli esiti conseguiti e per ricevere i loro commenti di merito.
(7-00819)«Alessandri, Torazzi».