• Testo mozione

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
C.1/00940 [Finanziamenti per sostenere i programmi infrastrutturali nel Mezzogiorno]



La Camera,
premesso che:
nel Sud ormai sussiste un'emergenza lavoro ed in particolare per i giovani; secondo i dati raccolti nel rapporto Svimez 2011, due su tre sono senza occupazione, oltre il 30 per cento dei laureati under 34 non lavora e non studia;
nel Mezzogiorno, secondo i dati del rapporto Svimez 2011, il tasso di occupazione giovanile tra i 15 e i 34 anni, è giunto nel 2010 ad appena il 31,7 per cento, il dato medio del 2009 era del 33,3 per cento; per le donne nel 2010 non si raggiunge che il 23,3 per cento, segnando un divario di 25 punti con il nord del Paese che è al 56,5 per cento;
la questione generazionale italiana, segnala la Svimez, diventa quindi emergenza e allarme sociale nel Mezzogiorno; infatti, aumentano i giovani con alto livello di istruzione, quasi un terzo dei diplomati ed oltre il 30 per cento dei laureati meridionali under 34 non lavora e non studia. Sempre secondo Svimez, sono circa 167 mila i laureati meridionali fuori dal sistema formativo e dal mercato del lavoro, con situazioni critiche in Basilicata e in Calabria;
in sette anni dal 2003 al 2010, al Sud, gli inattivi, quindi né occupati né disoccupati, sono aumentati di oltre 750 mila unità;
nel Mezzogiorno d'Italia una persona su quattro non lavora, nel 2010 il tasso di disoccupazione nel Sud è stato del 13,4 per cento, contro il 12 per cento del 2008, più del doppio del Centro-Nord che è stato del 6,4 per cento e che nel 2008 era il 4,5 per cento;
se si dovessero considerare tra i non occupati anche i lavoratori che usufruiscono della cassa integrazione guadagni e che cercano lavoro non attivamente, il tasso di disoccupazione corretto salirebbe al 14,8 per cento, a livello nazionale, dall'11,6 per cento del 2008, con punte del 25,3 per cento nel Mezzogiorno, quasi 12 punti in più del tasso ufficiale, e del 10,1 per cento nel Centro-Nord;
negli ultimi due anni, secondo il rapporto Svimez 2011, il tasso di occupazione è sceso al Sud dal 46 per cento

del 2008 al 43,9 per cento del 2010, e al Centro-Nord dal 65,7 per cento al 64 per cento. Su 533 mila posti di lavoro in meno in tutto il Paese dal 2008 al 2010, ben 281 mila si sono persi nel Mezzogiorno. Con meno del 30 per cento degli occupati italiani, al Sud si concentra dunque il 60 per cento della perdita di posti di lavoro;
il prodotto interno lordo in Italia cresce meno della media nell'Unione europea, ma nel Sud si segnala un'evidente difficoltà; in base alle valutazioni della Svimez, nel 2010 il Mezzogiorno ha segnato rispetto all'anno precedente un modesto +0,2 per cento, ben lontano dal +1,7 per cento del Centro-Nord;
per i consumi relativi alle famiglie, nel 2010 l'incremento della spesa nel Mezzogiorno è stato un terzo del Centro-Nord, ovvero +0,4 per cento contro +1,3 per cento; dal 2000 al 2010 la spesa delle famiglie al Nord è cresciuta dello 0,5 per cento, al Sud è scesa dello 0,1 per cento;
il Mezzogiorno continua a scontare, inoltre, un deficit infrastrutturale che impedisce qualsiasi programmazione e idea di sviluppo economico e gli effetti, anche in presenza di una crisi economica che causa recessione, sono devastanti;
a rendere la situazione ancora più drammatica nel Sud è lo stato di dissesto idrogeologico del territorio che, ad ogni calamità o evento, produce danni ingenti e impone l'utilizzo di risorse per affrontare le emergenze, ma che diventa una sottrazione sostanziale di fondi destinati alla programmazione di interventi strutturali;
ad incidere sulle condizioni di vita, ma anche delle relazioni commerciali e della mobilità nel Mezzogiorno è il progressivo e continuo disimpegno da parte di Ferrovie dello Stato italiane spa. Questo, aggiunto al notevole ritardo nell'avvio e completamento di grandi opere, come, ad esempio, il ponte di Messina, che sconta anche una riduzione degli stanziamenti, diventa un ostacolo insormontabile che impedisce lo sviluppo, la nascita e il rafforzamento di piccole e medie imprese, creando di fatto un corto circuito economico;
il Mezzogiorno ha subito, negli ultimi anni, lo storno di ingenti risorse derivanti dai fondi per le aree sottoutilizzate; queste risorse sottratte al Sud e utilizzate per altri scopi risulterebbero essere pari a diverse decine di miliardi euro. Ciò ha inciso profondamente nelle politiche di sviluppo e frenato l'azione delle regioni meridionali interessate. A tal fine, devono essere utilizzate le nuove regole varate dalla Commissione europea in materia di utilizzo dei fondi strutturali;
altri elementi che hanno impedito al Sud di affrontare le problematiche strutturali e quelle derivanti dalla crisi economica sono stati l'arretramento avvenuto per quanto attiene alla possibilità di utilizzare il credito di imposta, in particolare per piccole e medie aziende, nonché la stretta operata dagli istituti di credito, che hanno sottratto alle imprese la possibilità di accedere a liquidità essenziali, in particolare nell'attuale momento vissuto dal nostro Paese. Anche in questo caso, in materia di credito di imposta per le imprese del Sud, va avviato l'utilizzo di fondi strutturali, tenuto conto della decisione in merito presa dalla Commissione europea,


impegna il Governo:


ad assumere iniziative volte ad reintegrare le risorse prelevate dal fondo per le aree sottoutilizzate ed utilizzate per altri scopi, al fine di sostenere i programmi infrastrutturali ormai improcrastinabili per il Mezzogiorno;
a prevedere l'avvio in tempi rapidi di iniziative di sostegno nel Mezzogiorno alle imprese, in particolare piccole e medie, nonché all'occupazione, attraverso il credito di imposta, utilizzando i fondi strutturali resisi disponibili alla luce delle decisioni della Commissione europea, e ad assumere ogni iniziativa di competenza

affinché il sistema creditizio supporti le imprese nel Mezzogiorno concedendo crediti, essenziali per la vita delle imprese stesse;
a verificare la possibilità di procedere ad un piano straordinario, dotato di un congruo finanziamento, per interventi strutturali di risanamento del territorio e di contrasto al dissesto idrogeologico nel Mezzogiorno, anche inteso come volano occupazionale;
ad attuare azioni efficaci nei confronti di Trenitalia affinché garantisca una maggiore e adeguata disponibilità di corse e di convogli per il trasporto di merci e persone tra il Nord e il Sud, evitando la politica di abbandono del Mezzogiorno fino ad oggi, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, pervicacemente attuata, anche al fine di garantire la continuità territoriale, tenuto conto che senza un adeguato sistema di trasporto ferroviario non può esserci alcuna forma di sviluppo economico che abbia basi solide.
(1-00940)
«Ruvolo, Moffa, Milo, Taddei, Calearo Ciman, Catone, Cesario, D'Anna, Grassano, Gianni, Guzzanti, Lehner, Marmo, Mottola, Orsini, Pionati, Pisacane, Polidori, Razzi, Romano, Scilipoti, Siliquini, Stasi».