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Atto a cui si riferisce:
C.1/00934 [Interventi in favore del Mezzogiorno]



La Camera,
premesso che:
il complesso scenario economico italiano, aggravato dalle conseguenze della crisi finanziaria, pone ancora una volta in primo piano la questione di un Paese con due differenti velocità di sviluppo;
nel Mezzogiorno risiede un terzo della popolazione, si produce solo un quarto del prodotto interno e si genera soltanto un decimo delle esportazioni italiane.

Un innalzamento duraturo del tasso di crescita di tutto il Paese non può prescindere dal superamento del sottoutilizzo delle risorse al Sud;
le prime valutazioni effettuate dalla Svimez ipotizzano per il 2012, in un quadro di recessione, un ulteriore ampliamento del divario tra Nord e Sud, con un differenziale negativo di circa mezzo punto al Sud rispetto alla media nazionale, che dovrebbe far segnare una flessione del prodotto interno lordo di oltre l'1 per cento;
anche le misure economiche degli ultimi anni, miranti al necessario aggiustamento dei conti pubblici, non hanno tenuto conto delle diversità territoriali, determinando effetti maggiormente negativi nel Mezzogiorno;
negli ultimi anni si è avvertita l'assenza, nei programmi di Governo, di un respiro strategico, volto a ridurre il gap economico, infrastrutturale e sociale del Sud;
il Mezzogiorno italiano è ancora privo di quella rete di infrastrutture essenziale per lo sviluppo. In uno Stato autenticamente federale tutte le regioni devono essere dotate degli stessi strumenti e delle stesse infrastrutture. La realizzazione di una perequazione infrastrutturale rappresenta un elemento essenziale del federalismo e condizione necessaria per un federalismo fiscale equo. Prima di determinare il flusso delle risorse standard occorre livellare i servizi, rendendo omogenea la loro offerta su tutto il territorio e dotando, quindi, tutte le regioni di infrastrutture di pari livello;
esiste il pericolo reale che il federalismo fiscale, disgiunto da una compiuta perequazione infrastrutturale, si traduca in uno strumento di svantaggio ed impoverimento, trasferendo risorse dalle aree più povere a quelle più ricche, e che il divario tra queste due da incolmato divenga incolmabile;
la crisi ha colpito in particolar modo il Sud e le politiche congiunturali, davanti alle stringenti necessità della finanza pubblica, hanno anche utilizzato risorse assegnate allo sviluppo del Mezzogiorno, come il fondo per le aree sottoutilizzate, distraendole dalle finalità proprie. Per lungo tempo si è assistito a dissennati tagli operati sulla dotazione del fondo per le aree sottoutilizzate per finanziare interventi di diversa natura, non sempre corrispondenti a finalità di sviluppo e quasi sempre non localizzati nel Mezzogiorno;
grazie alla posizione geografica ed alla dotazione di porti e aeroporti, il Sud può svolgere un ruolo di cerniera negli scambi commerciali tra Europa, Mediterraneo e Paesi del far east e raccogliere le nuove opportunità del contesto competitivo internazionale. Per il Sud italiano, così come per altri Sud europei, potrebbe aprirsi una prospettiva inedita, rappresentata dai crescenti flussi commerciali e finanziari provenienti dall'Asia e dall'Africa, da Medio Oriente, Cina, India, Giappone, Oceania e che potrebbero trasformarlo in uno dei principali poli dello sviluppo mondiale di questo nuovo secolo;
i dati sull'andamento dell'occupazione hanno evidenziato come proprio nelle regioni del Sud si siano concentrate le riduzioni più significative di posti di lavoro, legate, soprattutto, al fenomeno della desertificazione industriale. Nel Mezzogiorno una persona su due è fuori dal mercato del lavoro regolare: in valori assoluti, sette milioni di uomini e donne che convivono con lavori in nero o precari. Inoltre, è al Sud che vive un esercito di oltre due milioni di giovani, i cosiddetti «neet» (acronimo che sta per «not in education, employment or training», ovvero che non lavorano, non studiano e non seguono corsi di formazione), che sono praticamente invisibili poiché vivono in una zona grigia fatta di lavoro irregolare, occupazione estemporanea e lavori saltuari e che rappresentano la faccia più impietosa della crisi economica;
la stessa crisi ha evidenziato la distanza tra soggetti tutelati e lavoratori

precari privi di garanzie; una polarizzazione che si riflette anche a livello territoriale, tra Nord e Sud, dove sono numerose le famiglie monoreddito. Problemi che richiedono un'attenzione particolare, anche rispetto alle politiche sociali, rendendo necessario superare definitivamente quella visione puramente assistenzialistica e risarcitoria, che fino ad oggi ha caratterizzato le scelte delle politiche del welfare;
la disoccupazione ufficiale al Sud è quasi 2,5 volte quella del Nord: secondo l'ultimo dato ufficiale diramato dall'Istat si aggira attorno al 35/40 per cento, dato che, però, non tiene conto di coloro i quali, ed al Sud sono tanti, scoraggiati, non si iscrivono alle liste di collocamento. Ciò alimenta quella parte di disoccupazione definita «grigia», nella quale confluisce chi non cerca lavoro: inoccupati impliciti e lavoratori potenziali, serbatoio naturale per i fenomeni di occupazione illegale;
soprattutto, preoccupa quello che la Svimez ha definito «spreco generazionale inaccettabile», cioè il dato che vede in crescita nelle regioni meridionali la quota dei giovani neet con alto livello di istruzione. Oltre un terzo dei laureati del Mezzogiorno under 34 è inattivo (36,6 per cento), rispetto al 21,9 per cento del Centro e al 15,5 per cento del Nord. Addirittura la differenza con le regioni settentrionali diventa enorme se si considera il tasso di inattività dei diplomati under 34. Al Sud la percentuale arriva addirittura al 38,5 per cento, al Centro è meno della metà (18,3 per cento), al Nord meno di un terzo (12,5 per cento);
un altro recente dossier Svimez, «La condizione e il ruolo delle donne per lo sviluppo del Sud», denuncia che nel 2010 nel Mezzogiorno ha lavorato regolarmente meno di una giovane su quattro, con un tasso di occupazione fermo al 23,3 per cento, e che le donne meridionali laureate, anziché essere oggetto di politiche di sviluppo, restano a casa con bambini e anziani, prigioniere di un welfare che ostacola la conciliazione lavoro-famiglia, nonostante, sempre nel 2010, le meridionali laureate sono state il 18,9 per cento sul totale della popolazione tra i 30 e i 34 anni, quasi 7 punti in più dei maschi (12,3 per cento);
i tassi di scolarizzazione in Italia presentano divari sfavorevoli al Meridione e sono accompagnati da un parallelo aumento del tasso di abbandono, dovuto alle condizioni di degrado sociale e familiare. Negative sono anche le evidenze in termini di «qualità» della formazione, dal momento che gli studenti meridionali che terminano la loro carriera accademica hanno maggiori difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro. Si genera così un ampio fenomeno migratorio dei «cervelli» (brain drain) che lasciano le regioni del Sud, provocando un depauperamento del capitale umano disponibile;
con riferimento alle imprese del Mezzogiorno, il sistema produttivo è legato a fattori strutturali di debolezza che riguardano le dimensioni piccole o piccolissime delle imprese di quest'area, spesso a gestione familiare, operanti prevalentemente in settori a basso valore aggiunto e con una conseguente scarsa propensione a investire nell'innovazione e in ricerca e sviluppo. Tra le condizioni di contesto capaci di favorire, nel medio periodo, la crescita del sistema economico meridionale c'è senza dubbio anche la crescita degli investimenti in ricerca ed innovazione, unica risposta lungimirante rispetto alla perdita di competitività delle produzioni e dei servizi rispetto a quelle dei Paesi emergenti e a quelle dei Paesi tecnologicamente più avanzati;
occorre, pertanto, mettere a regime forme di credito d'imposta automatico sugli investimenti in ricerca, innovazione e formazione, nell'ambito di un più vasto sistema di fisco premiale per le imprese disposte ad investire nel Mezzogiorno;
la mancata soluzione al problema della sicurezza complica ogni ipotesi di sviluppo per le regioni meridionali. Permane, infatti, una forte presenza della

criminalità organizzata, che tenta di infiltrarsi nei grandi appalti per opere pubbliche e tenta di condizionare l'attività d'impresa, e della microcriminalità, che peggiora la qualità della vita nei centri urbani, aumentando il disagio sociale. Questa situazione richiede un impegno forte da parte dello Stato per assicurare condizioni di legalità e di sicurezza alle imprese ed ai cittadini;
occorre salvaguardare e rilanciare il patrimonio produttivo meridionale, scongiurando la fuga dell'industria manifatturiera e l'ampliarsi dei fenomeni di delocalizzazione e intervenendo sulla promozione d'impresa, sostenendo con servizi innovativi i settori d'eccellenza, quali il turismo sostenibile, l'agroalimentare tipico, le attività ad alto contenuto tecnologico;
la capacità di realizzare politiche di sviluppo mirate, in particolare ottimizzando l'utilizzo dei fondi europei, è divenuta il principale motore della crescita di molti Paesi europei, simili al Mezzogiorno per storia, tradizioni, condizioni economiche e collocazione geografica;
il dualismo del sistema economico italiano continua ad essere una costante, che ha, però, assunto negli ultimi anni valenze differenti, in considerazione dei vincoli e delle opportunità connessi ai processi di integrazione europea e di globalizzazione;
tutti gli indicatori economici lasciano presagire che nel prossimo biennio le regioni centro-settentrionali saranno caratterizzate da un forte impulso produttivo, che permetterà loro di raggiungere le performance europee, mentre il Mezzogiorno resterà penalizzato, dati i ritardi strutturali che da sempre ne condizionano lo sviluppo economico;
oltre alla presenza di divari «verticali» a livello nazionale, anche all'interno dello stesso Mezzogiorno vi sono differenti livelli di crescita. Alcune regioni, infatti, traggono benefici dalle risorse turistiche e da forme d'industrializzazione leggera, mentre altre permangono in situazioni di carenza infrastrutturale o di diffusa criminalità che rendono difficile un percorso univoco di sviluppo;
si rende necessario individuare formule di intervento verso il Mezzogiorno efficaci e, soprattutto, capaci di supportare la ripresa di uno sviluppo durevole e non assistenzialistico,


impegna il Governo:


a promuovere una politica di sviluppo che, sulla base della rilevata inefficacia degli interventi effettuati per il Mezzogiorno nell'ultimo decennio, tenda a privilegiare interventi infrastrutturali in una logica di concentrazione settoriale delle risorse;
a concentrare nello strumento del credito d'imposta gli interventi rivolti ad aiutare le imprese del Sud e a superare le strozzature alla loro crescita, e a promuovere il ricorso alla fiscalità di vantaggio;
ad attuare un piano di recupero di efficienza e competitività territoriale delle regioni del Mezzogiorno, attraverso la realizzazione ed il completamento definitivo di opere infrastrutturali di indubitabile importanza sotto il profilo della riduzione dei costi logistici totali di mobilità di merci e persone, integrate con le reti infrastrutturali di regioni e Paesi del Mediterraneo, grazie alle quali il Mezzogiorno potrebbe realmente rappresentare un'area strategica di operatività logistica a servizio non solo del sistema endogeno meridionale ed italiano, ma principalmente quale territorio di concentrazione e smistamento di traffico lungo le direttrici Asia-Europa e Asia-Medio Oriente-Nord-Africa;
ad assumere iniziative per riformare i programmi regionali del fondo per le aree sottoutilizzate, modificando, al contempo, la governance dell'utilizzo dei fondi e introducendo lo strumento del contratto istituzionale di sviluppo che definisce tempi, modalità e responsabilità per l'attivazione degli investimenti finanziati con

i fondi europei e nazionali destinati alle politiche di sviluppo e coesione territoriale, così come delineato nei documenti della Commissione europea relativi all'approvanda riforma della politica regionale dell'Unione europea;
ad assumere iniziative volte a promuovere, all'interno delle regole del patto di stabilità interno, meccanismi premiali finanziati con le risorse del fondo europeo per lo sviluppo regionale a favore delle regioni meridionali che si impegnano a ridurre la spesa corrente a favore di quella in conto capitale;
ad assumere un impegno straordinario per sconfiggere la criminalità organizzata e tutti quei fenomeni di illegalità, dal lavoro sommerso alla microcriminalità, che determinano un ambiente sfavorevole agli investimenti ed allo sviluppo;
a favorire lo sviluppo nelle regioni meridionali di un sistema creditizio e finanziario che sia in grado di accompagnare e promuovere la crescita dimensionale delle imprese, l'innovazione e l'internazionalizzazione;
a qualificare e semplificare, per quanto di competenza, la pubblica amministrazione, specie nelle aree meridionali, in maniera tale che diventi fornitrice di servizi efficienti alle imprese e ai cittadini;
a definire progetti finalizzati al rientro nelle regioni di provenienza dei giovani ad alta ed altissima qualificazione universitaria e post-universitaria, contribuendo in tal modo ad invertire i consistenti flussi di emigrazione che coinvolgono in modo preoccupante le migliori energie intellettuali del Mezzogiorno.
(1-00934)
«Commercio, Lo Monte, Lombardo, Oliveri, Brugger».