• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
S.4/07087 [Restituire trasparenza ed efficienza al criticato operato del Ministero per i beni e le attività culturali]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-07087 presentata da ELIO LANNUTTI
mercoledì 14 marzo 2012, seduta n.692

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

l'articolo di Francesco Merlo dell'8 marzo 2012 su "la Repubblica" sferra una critica serrata al Ministro per i beni e le attività culturali Lorenzo Ornaghi. Con un'antologia di esempi accusa Ornaghi di incompetenza e inattività nella gestione delle emergenze e di non avere polso fermo nella gestione del Ministero;

si legge infatti: «Al ministero chiamano Lorenzo Ornaghi "professore Ponzio" e non solo perché ha governato, almeno sino ad oggi lavandosene le mani, la più scandalosa delle emergenze, i Beni Culturali, immenso e immensamente malandato patrimonio dell'identità italiana. Ma anche perché "siamo ai piedi di Pilato" è la realistica e simpatica espressione popolare ed evangelica che egli stesso usò con i colleghi della Cattolica quando seppe che non gli avrebbero dato la Pubblica Istruzione. Vi entrò dunque da "tecnico serio, ma senza competenza" mi dice una imprenditrice veneta del restauro. E infatti "non so cosa significa Beni Culturali" confessò il giorno del giuramento al Quirinale. Lo sfogo fu preso come scaramanzia e come viatico, un cuscinetto di ironia tra se e sé, e uno spazio di libertà tra sé e quel difficile mondo sottosopra. Professore di Scienza della Politica e Rettore magnifico di lunga esperienza, Ornaghi era infatti molto bene attrezzato a studiare, capire e affrontare, e con nuovi codici magari, i Beni Culturali (...). Ornaghi sembrava persino finalmente libero dalla politica politicante, come fu soltanto il rimpianto Alberto Ronchey tanti anni fa. E dunque sembrava perfetto per una legge quadro sull'architettura, per una nuova normativa sul cinema, per una ristrutturazione della lirica, per mettere a punto un piano di guerra che, come quello di Befera contro gli evasori, scovi e insegua uno per uno i tombaroli che da Cerveteri ad Aidone, da Palestrina ad Aquileia rovinano le nostre rovine e derubano gli italiani. "Forza Ornaghi!" pensammo dunque quando lo nominarono. E invece: chi l'ha visto? (...) È insomma molto attivo nella militanza ciellina, ma non ha preparato piani di riscossa per Pompei dove continuano quei minicrolli che sono la rivolta delle pietre contro l'incuria che viene certo da lontano (...). Il progetto Pompei coinvolge almeno tre ministri (anche gli Interni, in funzione anticamorra) perché l'Europa ci chiede garanzie per il finanziamento già stanziato e mai erogato di 105 milioni. Ma Pompei è come lo spread, è un impegno che il nostro ministro deve prendere con il mondo, simbolicamente lì è l'Italia intera che rischia il default. Per un ministro dei Beni Culturali che ama il suo Paese, Pompei è il Luogo Comune nel senso del più comune dei luoghi, vestigia e simbolo della civiltà occidentale, valore identitario e tuttavia senza nazionalità, il capolinea di tutte le strade del mondo: salvarlo significa salvare il mondo. Da sola Pompei vale un ministero, una carriera, una vita». Nell'articolo si stigmatizza il comportamento del Ministro in indirizzo, che non sembra che stia riuscendo a fare meglio dei più recenti predecessori al Dicastero. «Perché l'innamorato di Milano non dice una parola sulla sciagurata paralisi della Grande Brera, commissariata e dimenticata? E tace pure sul Palazzo del cinema di Venezia dove al primo scavo, trenta milioni di euro per 3,10 metri di profondità, hanno trovato, sotto una pineta, quel demonio dell'amianto e non c'è esorcista che possa andare avanti né tornare indietro su una superficie di 10mila metri quadrati, mentre l'impresa (la Sacaim) è finita in amministrazione controllata, e c'è ancora in carica un commissario, come del resto all'Aquila, un sub commissario, vice di Bertolaso. E i collaudatori erano quelli della cricca»;

nell'articolo si legge poi che Ornaghi delegherebbe molte attività al Capo di Gabinetto Salvo Nastasi «amico più di Letta che di Bisignani, genero di Gianni Minoli, e commissario ovunque e per tutte le stagioni: dal San Carlo di Napoli al Maggio Fiorentino... Sin dai tempi di Urbani, Nastasi è l'avvolgente potenza invisibile dei Beni Culturali (...). E infatti Ornaghi, via Nastasi-Letta, costretto dalle reazioni dell'intera città di Venezia, ha confermato Paolo Baratta alla presidenza della Biennale. E però poi gli ha mandato, come guastatore nel consiglio di amministrazione, il presidente della Fondazione Roma Emmanuele Emanuele, vecchio notabile del parastato e del Circolo della caccia, gran protettore di Vittorio Sgarbi, premio letterario Mondello per le poesie raccolte in "Le molte terre" e "Un Lungo cammino", già premiato a Tor di Nona. Pittoresco e manovriero, ha esordito annunziando che è lui l'unico a rappresentare sia il ministero sia l'albo d'oro della nobiltà, e tra Baratta e Ornaghi è cominciata un'agra corrispondenza... Perché? A Nastasi si contrappone il sottosegretario Roberto Cecchi (...). Già funzionario del ministero, a lui si devono il pasticcio del Colosseo affidato a Della Valle e il famoso malaffare del crocifisso erroneamente attribuito a Michelangelo: tre milioni che un rinvio a giudizio della Corte dei conti ha censurato; sarebbero bastati trecentomila mila euro. Ebbene, il ministro non ha né difeso né cacciato il suo sottosegretario (...). E non dice nulla sul Centro del libro, una struttura agile ma costosa che non ha mai cominciato a lavorare: forse non sarebbe inutile, ma così sicuramente lo è. E ancora: dopo la tragedia della Concordia al Giglio tutti si aspettavano una parola di Ornaghi per bloccare il passaggio delle grandi navi da crociera a Venezia: entrano dalla bocca di porto di Malamocco e poi si inoltrano nella laguna raggiungendo Riva degli Schiavoni che costeggiano sino a imboccare il bacino di San Marco, davanti al Palazzo Ducale, per poi giungere alla stazione marittima attraversando il canale della Giudecca»;

considerato che:

a quanto risulta all'interrogante, sono tanti i Ministri del nuovo Esecutivo fortemente legati al mondo cattolico. Il rettore dell'Università cattolica al Ministero per i beni culturali, un docente della stessa università al Ministero per i rapporti con il Parlamento, un presidente di un movimento ecclesiale al Ministero della salute, il leader di un movimento ecclesiale alla Ministero per la cooperazione internazionale e l'integrazione, un relatore al convegno di Todi al Ministero dello sviluppo economico e alle infrastrutture e trasporti;

come si legge nell'interpellanza 2-00431, scrive "il Fatto Quotidiano": «Il caos del Mibac è senza argini, stride con il basso profilo imposto da Monti e nonostante il cambio d'abito, somiglia alle ultime discutibili gestioni berlusconiane. Ornaghi non ha capito dove si trova, ma regge un dicastero inclinato come la Costa Concordia. Una falla al giorno da coprire, mentre l'aria, pesante, è ammantata da spifferi, fughe di notizie e faide. Prima il buco del presidente del Consiglio Superiore, il professor conte Andrea Carandini, colto ad autorimborsarsi per quasi 300.000 euro il restauro del castello di famiglia senza aprirlo al pubblico come legge pretenderebbe. Quando L'Espresso e Saturno tirano fuori l'aristocratica manfrina, Ornaghi è costretto a emettere un sofferto comunicato in cui ribadisce a Carandini la sua fiducia. Parole che gli valgono un'inaudita reprimenda del Pd: "Spiace davvero - dichiara Orfini - che Ornaghi abbia deciso di coprire comportamenti che umiliano la storia del ministero che è chiamato a dirigere". Poi Cecchi. Nonostante non gli avesse concesso le deleghe, in un empito di ecumenismo, Ornaghi aveva deciso di fargli nominare il nuovo direttore generale delle Belle arti e del Paesaggio. Il candidato più autorevole sarebbe stato Gino Famiglietti, coautore del Codice dei Beni culturali. Famiglietti fu rimosso dalla posizione di vice capo dell'ufficio legislativo del Mibac e spedito a Campobasso perché si oppose allo svincolamento di un mobile settecentesco voluto da Cecchi e costata al sottosegretario un procedimento giudiziario concluso con un'archiviazione per abuso d'ufficio. In Molise, Famiglietti non si è dato per vinto, e ha ingaggiato una dura battaglia contro gli insediamenti delle pale eoliche. Alla fine dello scorso novembre, "Italia Nostra" ha assegnato proprio a Famiglietti il premio Umberto Zanotti Bianco: sorta di Nobel italiano della tutela. Un candidato lontano mille miglia dal modello Cecchi che al suo posto, infatti, nomina Maddalena Ragni. Da responsabile della Direzione generale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana, Ragni era salita all'onore delle cronache per lo spostamento (qualcuno insinua la distruzione) di un'area archeologica che avrebbe 'intralciato' la realizzazione di un capannone industriale della Laika»,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero quanto lamentato dalla stampa e quali siano le valutazioni del Governo relativamente ai fatti esposti in premessa, in particolare sulle competenze artistiche del signor Emmanuele Emanuele, a quanto risulta all'interrogante dispensatore di prebende mediante la fondazione Roma;

quali iniziative siano state o saranno intraprese al fine di vigilare e garantire affinché gli scavi di Pompei, inseriti dal 1997 nella lista dei siti patrimonio dell'umanità, vengano preservati, considerato che la mancanza di una manutenzione ordinaria e di una conservazione programmata, per un sito di 109 acri di terra, di cui 50 ettari sotterranei, l'assenza di drenaggio conseguente alle intemperie e una vegetazione senza controllo hanno reso fragile l'intero sito archeologico;

se siano state adottate le opportune iniziative relativamente alla vicenda, a giudizio dell'interrogante nebulosa, che riguarda la costruzione del nuovo palazzo del Cinema al lido di Venezia, in cui sono stati già spesi 40 milioni di euro di danaro pubblico senza che si sia approdato a nulla, è stata abbattuta una pineta storica, si è scavato un enorme cratere e poi i lavori sono stati interrotti perché sarebbe stato trovato dell'amianto in profondità e non ci sono più soldi per bonificare la zona;

se risponda al vero che il Centro per il libro e la lettura, istituito dal Ministero, non ha mai cominciato a lavorare;

se il Governo ritenga che in una fase di crisi economica come l'attuale, con licenziamenti ed operazioni di revisioni della spesa con conseguenti risparmi, l'impiego di oltre 3 milioni di euro per acquistare una statua lignea di Cristo di dubbia provenienza ed incerta fattibilità, a quanto risulta all'interrogante per appagare le manie di grandezza di un dirigente del Ministero, rappresenti un ingiustificato sperpero di denaro pubblico e se siano state adottate le opportune iniziative nei confronti dei responsabili;

quali misure urgenti intenda attivare per restituire trasparenza ed efficienza al criticato operato del Ministero per i beni e le attività culturali.

(4-07087)