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Atto a cui si riferisce:
S.1/00581 [Infiltrazioni mafiose in Veneto]



Atto Senato

Mozione 1-00581 presentata da FEDERICO BRICOLO
martedì 6 marzo 2012, seduta n.685

BRICOLO, VALLARDI, ADERENTI, BODEGA, BOLDI, CAGNIN, CALDEROLI, CASTELLI, DAVICO, DIVINA, FILIPPI Alberto, FRANCO Paolo, GARAVAGLIA Massimo, LEONI, MAURO, MAZZATORTA, MONTANI, MONTI Cesarino, MURA, PITTONI, RIZZI, STIFFONI, TORRI, VACCARI, VALLI - Il Senato,

premesso che:

il consolidamento delle organizzazioni mafiose nelle "aree non tradizionali" è ormai un fatto accertato;

le inchieste giudiziarie che certificano il fenomeno sono ormai decine e grazie all'attività della magistratura è oggi possibile avere una mappatura precisa della presenza delle mafie nelle regioni del Nord Italia;

è lo stesso Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che in varie occasioni denuncia questo fenomeno: «La crisi favorisce il sistema mafioso (...) le imprese oggi non hanno la liquidità necessaria e le banche faticano a prestare denaro. Ecco allora che spuntano i colletti bianchi della mafia pronti a prestare denaro e ad entrare nelle aziende con capitali freschi. Ed ecco il riciclaggio. Il Veneto è sotto il tiro della camorra, più che della mafia siciliana o 'ndrangheta calabrese» (si veda "Il Mattino di Padova" del 18 dicembre 2011);

la riviera dei fiori è scossa dal fenomeno "mafia". Venerdì 3 febbraio 2012 è stato infatti sciolto per infiltrazioni mafiosa il Consiglio comunale di Ventimiglia (Imperia) ed un anno fa ha subito la medesima sorte il vicino Comune di Bordighera (Imperia). Nel Nord Italia si ricorda un unico precedente nel 1995 nel Comune di Bardonecchia (Torino). E forse non ci si fermerà qui: si rincorrono le voci di un "effetto valanga" per altri Comuni della zona. Il territorio della provincia di Imperia è indicato da più parti come crocevia preferenziale per l'attività della criminalità organizzata di stampo mafioso a causa delle ampie possibilità che questo territorio offre, in particolare la presenza di grandi operazioni immobiliari e l'opportunità presentata dai traffici da e verso la Francia e Montecarlo;

in materia di misure di prevenzione ed in particolare per la misura della sorveglianza speciale con l'obbligo di dimora in un comune diverso da quello di residenza, per lungo tempo, in alcuni territori italiani quali il ponente ligure e la regione veneta, si è assistito all'esportazione del fenomeno mafioso e al conseguente radicamento del medesimo fenomeno con attività di colonizzazione di quei territori da parte di famiglie di Cosa nostra e della 'ndrangheta;

tale radicamento, avvenuto negli anni '70, ha consolidato la presenza mafiosa e 'ndranghetista tanto da inquinare in maniera irreversibile l'economia di quei territori, penetrando nel mondo dell'economia imprenditoriale, nella pubblica amministrazione, negli appalti e nella politica;

solo recentemente il Ministro dell'interno, nel corso della recente audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, ha definitivamente accolto la tesi di un fenomeno mafioso e 'ndranghetista nelle regioni del Nord anche e soprattutto in virtù di una fiorente economia imprenditoriale e di un consolidamento dei flussi monetari bancari;

negli ultimi tempi si osserva un particolare interesse soprattutto di Cosa nostra ad un posizionamento nei territori del Nord Italia;

si apprendeva dagli organi di stampa che, nel mese di giugno 2011, Giacomo Riina, nipote di Totò Riina, riconosciuto dagli inquirenti come il referente per il Nord Italia di Cosa nostra, secondo quanto disposto dal Tribunale di sorveglianza di Bologna, dopo la misura carceraria, sarebbe stato sottoposto alla misura delle sorveglianza speciale in un comune in provincia di Bologna;

il 3 marzo 2012, sempre dagli organi di stampa, si apprendeva che il terzogenito di Totò Riina, Giuseppe Salvatore, al termine di una reclusione durata 8 anni e 10 mesi presso il carcere di Opera (Milano) per una condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso, sarebbe stato sottoposto alla misura della sorveglianza speciale nella città di Padova;

sempre dai medesimi organi si apprendeva che i giudici della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, accogliendo l'istanza dei legali di Giuseppe Salvatore Riina, autorizzavano che la sottoposizione alla sorveglianza speciale di Riina venisse eseguita nella città di Padova nonostante una misura di prevenzione risalente al 2002 avesse stabilito che Riina junior dovesse rientrare a Corleone per essere sottoposto a sorveglianza speciale;

sottolineato altresì che:

è necessario, e non differibile, che la sorveglianza speciale di Riina venga effettuata fuori dal comune di Corleone e comunque non in Veneto, poiché la presenza di tale persona potrebbe costituire un problema di ordine pubblico a causa del non gradimento del medesimo da parte della popolazione veneta;

sussiste il pericolo che la presenza di Riina possa realizzare infiltrazioni di tipo mafioso in una regione che gode di un'importante economia derivante dal flusso economico-imprenditoriale, già sufficientemente provato da attacchi criminali di diseconomie nostrane ed estere;

la regione Veneto ha già dimostrato, con la mafia del Brenta, un tessuto sociale ricettivo alle infiltrazioni di Cosa nostra;

la scelta, adottata in passato, in Veneto per cosiddetti soggiorni obbligati per gli appartenenti a Cosa nostra è stata nel tempo considerata non adeguata e anzi scellerata per le relative conseguenze,

impegna il Governo:

1) attraverso il Ministero della giustizia, a promuovere un'ispezione presso la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, al fine di verificare l'operato dei giudici nel caso specifico;

2) a promuovere modifiche agli articoli dall'11 al 15 del codice delle leggi antimafia di cui al decreto legislativo n. 159 del 2011, con riferimento alle misure di prevenzione e, in particolare, all'obbligo di soggiorno;

3) a promuovere uno specifico intervento normativo affinché si preveda la possibilità di esprimere, da parte degli amministratori locali, nonché delle autorità di ordine e sicurezza pubblica, i pareri vincolanti sull'applicazione delle misure di prevenzione dell'obbligo di soggiorno deciso dall'autorità giudiziaria.

(1-00581)