• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/06969 [Fanghi pericolosi interrati nelle campagne di Corleto Perticara, Potenza]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-06969 presentata da FELICE BELISARIO
martedì 28 febbraio 2012, seduta n.681

BELISARIO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:

si apprende da notizia di stampa ("Il Quotidiano della Basilicata" del 28 febbraio 2012) che fanghi pericolosi potrebbero essere stati interrati nelle campagne di Corleto Perticara (Potenza) sotto campi coltivati, con conseguente rischio di contaminazione della catena alimentare;

l'articolo riferisce infatti che un perito incaricato dalla Procura della Repubblica di Potenza avrebbe rilevato che in almeno due punti lungo la strada che porta al pozzo Tempa Rossa 2, nelle campagne attorno al centro oli Total di Corleto, lo sversamento fanghi prodotti dal processo di perforazione petrolifera e che tali sostanze sarebbero rimaste nascoste per quasi 20 anni sotto ad un terreno di copertura prelevato dal letto di un torrente;

in particolare, sarebbero stati rinvenuti fanghi fino a 2 metri e mezzo di profondità con aggiunta di piombo, vanadio, idrocarburi pesanti e leggeri ben oltre i limiti previsti dalla legge, insieme ad un ulteriore metro di impasto grigio scuro dal caratteristico odore di bitume e con le medesime componenti chimiche;

la scoperta è avvenuta nell'ambito delle indagini condotte dal Comando Carabinieri per la tutela dell'ambiente, che quasi un anno e mezzo fa hanno messo sotto sequestro 6 distinte particelle di pascoli e campi coltivati in località Serra d'Eboli. Immagini aeree in possesso dei carabinieri testimonierebbero della presenza di mezzi pesanti impegnati a scavare le vasche dove dovevano essere stoccati temporaneamente i fanghi di perforazione prodotti dal liquido pompato in profondità per evitare che le trivelle prendessero fuoco a 5.000 metri dalla superficie del pozzo;

l'articolo riferisce che secondo il perito della Procura sarebbe necessario impedire qualsiasi attività agricola nell'area, dal momento che i metalli pesanti entrano nella catena alimentare attraverso le piante e tenendo conto del fatto sui siti esaminati l'attività agricola si è protratta in passato per oltre 15 anni. Un pastore che portava le sue bestie a pascolare nella zona sarebbe morto nel 2008 per un carcinoma al rene e si teme che l'esposizione ai derivati del petrolio e ai metalli pesanti possa non essere del tutto estranea alle cause di decesso;

il 28 aprile 2011 sono state avviate le procedure per la bonifica dei terreni di Serra d'Eboli e Corleto per le quali la Total esplorazione e produzione Italia SpA è stata indicata come soggetto responsabile per i costi di ripristino ambientale, in quanto titolare della quota di maggioranza della concessione per l'estrazione petrolifera nella zona ed in ragione del fatto che la Total mineraria SpA nel 1990 aveva ottenuto l'autorizzazione per la realizzazione di una discarica temporanea per i fanghi di perforazione. La società francese avrebbe eccepito, tuttavia, la cessione della Total mineraria ad altra società successivamente passata sotto il controllo di Eni SpA, contestando quindi la titolarità della concessione a partire dal 1991;

da un recente rapporto di Legambiente si apprende che la Basilicata produce 7 volte i rifiuti industriali della Sicilia, 3 volte quelli di Campania e Calabria. La produzione dei rifiuti industriali in Basilicata al 2008, ultimo anno per il quale sono disponibili rilevazioni, segna una crescita rispetto agli anni precedenti della produzione pro capite di rifiuti speciali non pericolosi (con un aumento pari al 43 per cento) e per quelli speciali pericolosi (con un aumento del 150 per cento);

secondo le medesime stime, nel solo 2006 sarebbero sparite dalla contabilità ufficiale del ciclo dei rifiuti circa 140.000 tonnellate di rifiuti industriali, che potrebbero essere state illegalmente trattate o sepolte;

tali dati si inquadrano in una situazione preoccupante ma risalente nel tempo (come testimonia l'indagine condotta nel 2002-2003 dal Corpo forestale dello Stato in cui vennero censiti 152 luoghi di irregolare smaltimento o abbandono dei rifiuti) e mai risolta, come conferma la recentissima procedura d'infrazione aperta dall'Unione europea nei confronti dell'Italia per la mancata conformità di 102 discariche alle direttive comunitarie di settore, alcune delle quali si troverebbero nel territorio della Basilicata;

la situazione di Corleto va altresì valutata alla luce del mancato completamento delle procedure di bonifica nei siti nazionali e regionali. Secondo il rapporto bonifiche 2011 di Greenpeace, nei 57 siti d'interesse nazionale (Sin) e nei ben più numerosi siti di interesse regionale, si registrano ovunque gravi rallentamenti nel completamento delle operazioni di bonifica programmate, sia per una normativa ancora inadeguata che per la progressiva carenza di risorse disponibili,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti di cui sopra e quali iniziative intendano assumere, con somma urgenza, al fine di verificare la situazione ambientale dei luoghi e l'impatto sulla salute pubblica e sulle coltivazioni della presenza di fanghi inquinanti ivi interrati;

quali iniziative intendano assumere al fine di individuare le responsabilità connesse agli sversamenti e agli eventuali mancati controlli, con particolare riferimento alla presenza di siti di abbandono o di interramento di sostanze pericolose di origine industriale in Basilicata;

quali iniziative intendano assumere al fine di assicurare con urgenza la bonifica delle aree, finalizzando inequivocabilmente le operazioni di messa in sicurezza all'eliminazione dei fattori inquinanti secondo elevati standard di efficienza e sostenibilità ambientale e favorendo il coinvolgimento degli enti locali, di comitati dei cittadini e delle associazioni in tali procedure;

se non si ritenga di dover potenziare le norme volte a perseguire efficacemente i responsabili degli eventi inquinanti, secondo il principio comunitario "chi inquina paga", nonché verificare l'efficacia dei sistemi di informazione, monitoraggio e controllo della qualità ambientale dei siti e della salute dei cittadini che vivono e lavorano in prossimità dei siti da bonificare.

(4-06969)