• Testo interpellanza

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Atto a cui si riferisce:
C.2/01377 [Alluvione nella zona della Lunigiana]



I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
in riferimento agli eventi alluvionali verificatisi il 25 e il 26 ottobre 2011 in Toscana e in Liguria, con particolare concentrazione di effetti nella zona della Lunigiana (MS) e delle Cinque Terre (SP) sono state molte le interrogazioni anche del primo firmatario del presente atto;
fra le zone più colpite c'è la Lunigiana ed, in particolare, la città di Aulla, in provincia di Massa Carrara, che ha subito, oltre le due vittime, anche ingenti danni a molte zone dell'abitato cittadino a seguito dell'esondazione del fiume Magra;
il quartiere Matteotti del comune di Aulla che si trova sul torrente Aulella e le scuole medie costruite nel '61, le scuole elementari degli anni '30, il palazzo Centurione del XVI secolo e la chiesa abaziale di San Caprasio dell'VIII secolo sono state inondate dalla risalita del fiume Magra nel torrente Aulella ed, a causa di questa onda anomala d'acqua, quindi si è determinata una inondazione da sud (da valle) a nord

(a monte). Per quanto attiene in particolare a palazzo Centurione e alla chiesa abaziale di Aulla, dalla loro costruzione non c'è memoria storica alcuna che riporti casi di allagamento (per la chiesa di San Caprasio si parla di un periodo di oltre un millennio);
chiunque abbia un minimo di conoscenza di opere idrauliche sa che i fiumi si devono far scorrere nei centri abitati e ci devono essere argini curati e mantenuti idonei per proteggere le città, che da secoli sorgono vicino ai corsi d'acqua, basti pensare a Roma e Parigi ed altre milioni di importanti città; a monte di tali città devono essere eseguite opere di sicurezza idraulica come le casse di espansione, che nel caso di Aulla o non hanno funzionato o non sono state ben progettate dalle autorità competenti o, ancora, non sono state ben realizzate;
in altri casi le casse di espansione «previste» non sono state mai realizzate, come nel comune di Filattiera, per l'opposizione della popolazione, senza che il genio civile, l'autorità di bacino competente e la regione Toscana studiassero o realizzassero apposite opere idrauliche, alternative, complementari e/o supplementari per la messa in sicurezza dell'abitato;
dal 2003 al 2006 si è potenziato e rinforzato per oltre un chilometro l'argine a protezione dell'abitato di Aulla, esistente dagli anni '50, argine costato diversi milioni di euro; quindi, dopo il collaudo, è stato messo completamente in sicurezza l'abitato di Aulla;
orbene, non si comprende perché questo argine non ha funzionato; se è stato progettato idoneamente, se è stato realizzato correttamente e se il collaudo è stato effettuato da professionisti competenti ed è stato fatto adeguatamente; sono questi tutti interrogativi che meritano una risposta compresi i ritardi derivanti dal sequestro preventivo del cantiere aperto per la realizzazione ed il rinforzo dell'argine a protezione della città di Aulla, all'inizio dei lavori nel 2003 a seguito del quale è stato necessario un lungo e travagliato dissequestro da parte dell'amministrazione comunale con gli avvocati all'uopo incaricati;
viene da chiedersi come mai, sapendo da domenica 23 ottobre 2011 del peggioramento del tempo, non è stato gradualmente svuotato l'invaso della diga di Rocchetta (Teglia), contenente nei suoi 29 chilometri circa 5 milioni di metri cubi d'acqua, evitando di aggiungere altra acqua alla piena e acclarato che erano 2 milioni e 600 mila i metri cubi presenti all'inizio delle piogge nella diga quel 25 ottobre;
risulta da fonti amministrative che il sindaco di Pontremoli ha inviato un fax alla prefettura, alla protezione civile della provincia e alla comunità montana della Lunigiana per informare che la piena era in arrivo a valle ancora 3 ore prima della tragedia di Aulla;
sin da domenica era stato dato l'allarme e comunicata l'allerta meteo. La prefettura tramite la protezione civile ha inviato, a tutti i sindaci, l'allarme e addirittura il sindaco di Pontremoli (risulta da fonti amministrative) aveva rimandato un fax chiedendo di allertare gli uffici della prefettura, della provincia e della comunità montana; solo la prefettura si sarebbe messa in contatto con il sindaco di Aulla annunciandogli quello che sarebbe accaduto qualche ora dopo, ma nessuno ad Aulla ha dato l'allarme;
le popolazioni sono rimaste non avvisate e, quindi, si tratta di una sciagura annunciata perché nessuno ha dato adeguate comunicazioni alla popolazione affinché fosse messa in salvo o fossero attuati i piani di protezione civile che sono necessari in un momento di così particolare pericolo per le popolazioni;
la via Lunigiana, che corre lungo l'argine, molto trafficata, già esistente dagli anni '50, non è stata chiusa, così come la sua parallela a circa 70 metri, via della Resistenza, che è rimasta aperta al traffico;

secondo Edison, gestore dell'invaso, tutte le operazioni si sono svolte secondo le procedure; queste, a quanto si sa, sono svolte ad opera di un solo dipendente o sorvegliante, prevedendo, in caso di piena, l'apertura degli scarichi di fondo che fanno defluire le acque sotto l'alveo del fiume in modo graduale, evitando di peggiorare la situazione;
risultano particolarmente incriminate le paratoie alte di sommità della diga, che secondo alcuni, potrebbero essere state azionate manualmente;
a quanto viene detto da Edison la centrale della diga era rimasta senza corrente elettrica e senza telefono fisso e/o telefonia mobile per avvertire le amministrazioni competenti, al fine di dare l'allarme alle loro popolazioni;
ci sono testimonianze, di alcuni abitanti di Aulla, che riportano di essere stati avvertiti di mettersi al sicuro, perché stavano per essere aperte le paratoie della diga di Rocchetta;
una testimonianza in particolare risulta importante per dare un timing ai fatti del giorno 25 ottobre 2011, la signora Fleana Albertoni, in particolare ha raccontato che «alle ore 16,20 mi sono recata ad una riunione presso la suola dell'infanzia di Aulla sita in via Resistenza. L'incontro scuola famiglia era stato organizzato per l'elezione dei rappresentanti dei genitori delle tre sezioni presenti nella sede. A causa del maltempo, già manifestatosi nel corso della giornata, anche se non in modo preoccupante, gli insegnanti di comune accordo con i genitori presenti, hanno proposto di ritardare qualche minuto l'inizio delle operazioni di votazione per dare l'opportunità a coloro che erano in ritardo a causa delle piogge, di arrivare e seguire la parte iniziale della riunione che prevedeva altri punti all'ordine del giorno, prima delle elezioni vere e proprie. Alle 16,45 circa la maestra fiduciaria di sede propone di iniziare la discussione anche se eravamo ancora una piccola minoranza di genitori. In base ai miei ricordi, non così dettagliati e precisi nei tempi, ma certi nei contenuti, prima che la maestra iniziasse la discussione dei punti in programma, o poco dopo l'inizio, alla maestra Lucia è squillato il cellulare. Lei ha subito risposto. È stata una breve telefonata. Appena chiusa la telefonata la maestra rivolgendosi alle sue colleghe e a noi mamme dei suoi alunni, disposte quindi nelle sue vicinanze, ha detto "era la mia mamma, ha detto che hanno aperto la diga di Teglia". C'è stato un attimo di tensione all'udire questa notizia, ma poi abbiamo tutti proseguito la riunione fino alle votazioni per l'elezione dei rappresentanti (omissis). Abitando nella strada parallela alla sede della scuola, ero andata a piedi e, se non ricordo male, il viaggio di ritorno verso casa l'ho fatto con l'ombrello chiuso! Prima di salire in casa, direi attorno alle 18,00, sono passata dallo studio Galeazzi (studio andato distrutto dall'alluvione), che si trova proprio al piano terra del mio palazzo, (omissis) mio marito che era a casa con i bimbi si affaccia dal terrazzo di casa che da proprio sul Magra a guardare il fiume e mi dice che la situazione era ancora tranquilla e che il fiume era ancora basso rispetto al ponte di Podenzana. Io gli racconto cosa la maestra Lucia ci aveva detto a scuola sull'apertura della diga di Teglia. Lui senza, purtroppo dare troppa importanza alla notizia, è partito di corsa per rientrare in ufficio perché, essendo geologo, immaginava che avrebbe avuto una serata molto impegnativa a causa del maltempo. Intorno alle 18,40 è andata via la corrente. Ho chiamato mio marito, che nel frattempo era arrivato in ufficio, e gli ho detto della mancanza della luce. Dopo mi sono affacciata alla finestra ed ho visto l'inizio del finimondo: il fiume era uscito dal suo letto aveva scavalcato il muretto e i cassonetti sotto casa galleggiavano già. Ho chiuso ho provato a richiamare mio marito, ma i telefoni non facevano già più bene. Quando riesco a parlare con mio marito gli dico di venire a casa. Mi riaffaccio e vedo acqua ovunque allora provo a richiamare mio marito per dirgli di non venire, ma non riesco a comunicare con lui. Io e i miei tre figli di 1, 4 e 6 anni andiamo

insieme a dei vicini di pianerottolo e viviamo impotenti le ore più brutte della nostra vita. Mio marito riesco a risentirlo solo dopo circa 30 minuti. E mi dice che era riuscito salvarsi, ma che aveva dovuto abbandonare la nostra macchina in mezzo alla strada. Dopo scopriremo che anche l'altra macchina era andata persa, ma che tutti eravamo sani e salvi»;
altre testimonianze riportano dubbi sulla gestione delle procedure messe in atto dalla Edison, in una situazione preannunciata di emergenza, suscitando il dubbio che si sia tentato di sfruttare al massimo la situazione di intensa piovosità per fini produttivi, anziché adottare una soluzione prudente di deflusso delle acque;
testimonianza oggettiva e concreta, che qualcosa di anomalo ed eccezionale è accaduto, è dato dal fatto che un tratto di autostrada A15 (Parma-La Spezia), tra Aulla e Villafranca, ha visto divelta un'intera carreggiata sul ponte che attraversa il fiume Magra, autostrada concepita per le piene millenarie;
un altro fatto oggettivo è dato dai rilevatori altimetrici del fiume Magra che ad un certo punto della «piena» non hanno inviato più dati perché divelti dall'onda anomala, a poco distanza di tempo, sia a monte che a valle;
ad avviso degli interpellanti se la situazione fosse stata gestita in maniera seria e corretta dal momento dell'allarme in poi, con più personale e non con una persona sola, magari di mezza età e con qualche acciacco, che sorvegliava la diga, forse i morti e i danni si sarebbero evitati;
forse le procedure burocratiche sono state rispettate, ma c'è da chiedersi se sono corrette e in linea con la normativa vigente o se devono essere riviste. Ci si chiede per quale motivo l'invaso della diga di Rocchetta, man mano che si riempie, non venga svuotato lentamente senza aspettare l'apertura acuta e violenta nella sua massima piena, che è quella che poi ha provocato a valle i danni e i morti. Questi gli inquietanti interrogativi a cui si dovrà dare risposta; sono questi i quesiti che ci si pone;
troppo spesso drammatici effetti prodotti da eventi calamitosi naturali, che con cadenza annuale colpiscono le diverse regioni del nostro Paese, sono acuiti e drammaticamente amplificati da una gestione dissennata dei suoli e dei bacini idrografici, e dall'assenza di una rigorosa politica di pianificazione, manutenzione e prevenzione territoriale;
i dati meteorologici dicono che si è riversato un quantitativo d'acqua paragonabile a due volte la diga del Vajont, che nel lontano 1963 aveva procurato così tanti morti e distruzione. Si è trattato, insomma, di un evento eccezionale, che ha portato soprattutto la città di Aulla a subire due morti e dove oltre 300 persone sono state evacuate e una cinquantina è stata tratta in salvo dai vigili del fuoco con i gommoni;
i dati della protezione civile dicono che, prima dell'apertura della diga di Rocchetta, il fiume Magra e gli affluenti avevano un quantitativo d'acqua da piena cinquecentennale o, addirittura, millenaria;
il paesaggio lunare, che si è visto dopo l'alluvione (sradicamenti, alberi spezzati, terreni, vigneti, castagneti e uliveti secolari completamente distrutti), fa pensare proprio a una cattiva gestione da parte delle autorità competenti sulla gestione dei bacini idrici; questa potrebbe essere una delle cause o concause;
non sono state create negli ultimi 20 anni le casse di espansione previste in certe zone, come l'autorità di bacino e la Regione Toscana avevano prospettato ed indicato nella loro relazione per la messa in sicurezza a valle, in particolare nelle zone di Bocca di Magra, di Villafranca in Lunigiana, Aulla, Terrarossa e Pontremoli, cioè in tutti quei paesi e quelle numerosissime città che sorgono lungo il fiume Magra;

vi era e vi è la necessità e l'urgenza di creare casse di espansione in certe zone, ad esempio a Filattiera, dove la popolazione e l'amministrazione si sono ribellate per la loro realizzazione, o a Villafranca dove, pur essendo state costruite, sulle quattro previste in serie, se ne è fatta solo una e la quarta, poi, ha ceduto e si è rotta. Si tratta proprio di quella cassa di espansione, che doveva salvare i paesi a valle, che è stata costruita in maniera anomala e insufficiente, si è riempita e, poi, rompendosi, quando è venuta l'onda anomala, ha riportato centinaia, migliaia di metri cubi d'acqua a valle, danneggiando i ponti che erano a valle e contribuendo alle esondazioni negli abitati a valle;
è ormai palese che vi è stata una cattiva gestione dei fiumi, perché gli stessi sono diventati veri e propri boschi, che non si possono più toccare; per conseguenza gli alberi e la vegetazione abbondantissima sono stati divelti, quindi, hanno prodotto un effetto diga a livello della luce degli archi dei piloni dei ponti ed hanno buttato giù diversi ponti a monte di Aulla; poi, i ponti sono andati giù anche a valle e, dunque, hanno contribuito alla piena e all'esondazione del fiume Magra;
l'alveo del fiume, secondo i dizionari, è tutto quello dove passa il fiume tra un argine e l'altro, fuori dei due argini non è alveo; il riporto di ghiaia è salito negli ultimi vent'anni da cinque a otto metri, da un calcolo idraulico, matematico, quindi elementare; se il centro dell'alveo del fiume è a dorso di mulo e, quindi, è superiore al livello dell'argine, è ovvio che prima o poi l'acqua esce dall'argine, rompendolo;
i fiumi, in base all'ingegneria idraulica, nei centri delle città vanno tenuti puliti e l'acqua va fatta scorrere velocemente al centro dell'alveo, mentre fuori dai centri abitati va rallentata per fargli fare cassa di espansione; invece, i fiumi si sono gestiti in maniera disordinata, irrazionale e non corretta per le pressioni di pseudoambientalisti di cultura non certamente corretta, ed è palese che se il riporto di ghiaia nei fiumi è superiore agli argini stessi, l'acqua è portata ad uscire, soprattutto se il fiume non scorre al centro; ci si chiede perché per 20 anni non si sono rimodulati gli alvei e i bacini dei fiumi facendoli scorrere al centro, ammassando la ghiaia ai lati, contro quindi gli argini per proteggerli e perché non si sia provveduto alla rimozione delle piante e della ghiaia accumulatasi in eccesso che hanno innalzato di diversi metri l'alveo del fiume stesso;
la corretta morfologia dei fiumi, è quella secondo cui al centro si fa scorrere l'acqua, non contro gli argini. E invece nel fiume Magra, li al centro, c'erano gli accumuli di ghiaia che costringono l'acqua a scorrere contro gli argini perché nessuno dava autorizzazione a intervenire nei fiumi e li manteneva come la legge dell'idraulica avrebbe voluto, anche alla luce di una corretta manutenzione -:
di quali elementi i Ministri interpellati dispongano in merito alla corretta interpretazione dei fatti accaduti e sopra riportati circa la diga di Rocchetta e quali siano le procedure messe in campo dalla Edison per queste situazioni d'emergenza e se le stesse siano state certificate per l'immissione delle acque nell'invaso del Magra e, qualora ritenute non corrette, se non siano da rivedere, per evitare nuovi eventi drammatici;
se i Ministri interpellati non ritengano di assumere le opportune iniziative di competenza per accertare se la tragedia poteva essere evitata e se tutti i soggetti istituzionali coinvolti abbiano ottemperato ai propri compiti in relazione a tutti i corsi d'acqua della zona e alla tenuta e manutenzione degli argini e degli alvei dei fiumi e dei torrenti, sia nella fase d'allerta meteo sia nei piani di bacino approvati e mai attuati;
se, in particolare il Governo, non ritenga di promuovere, per quanto di competenza, una modifica delle procedure per far realizzare il dragaggio dei fiumi affinché i corsi d'acqua dolce siano periodicamente ricalibrati così da farli scorrere in

modo corretto, senza pericoli per le popolazioni e gli abitanti, cioè al centro con gli ammassi di ghiaia ai lati e senza alberi, arbusti e vegetazione varia.
(2-01377)
«Barani, Girlanda, De Luca, Castellani, Di Virgilio, Bocciardo, Ciccioli, D'Anna, Palumbo, Fucci, Mancuso, Porcu, Abelli, Gioacchino Alfano, Pianetta, Scapagnini, Mussolini, Berruti, Cazzola, De Nichilo Rizzoli, Vincenzo Antonio Fontana, Ascierto, Barba, Bellotti, Boniver, Ceccacci Rubino, Pagano, Rotondi, Scelli, Tortoli, Barbieri, Vessa, Testoni, Bernardo, Gibiino, Germanà, Formichella, De Camillis, Lisi, Stanca, Lunardi, Raisi, Roccella, Luciano Rossi, Scandroglio, Speciale, Stagno d'Alcontres, Giammanco, Ghedini, Garofalo, Cosentino, Crimi, Ceroni, Antonino Foti, Tommaso Foti, Catone, Bergamini, Frassinetti, Massimo Parisi, Gregorio Fontana, Faenzi, Divella, Di Centa, Dell'Elce, De Corato, De Angelis, Aracu, Bianconi, Biasotti, Colucci, D'Alessandro, Marinello, Martinelli, Nola».