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Atto a cui si riferisce:
C.1/00885 [Attuare un nuovo piano straordinario di interventi finalizzato alla tutela e alla messa in sicurezza del territorio più esposto ai rischi idrogeologici]



La Camera,
premesso che:
i recenti disastri avvenuti in Italia, dalla Liguria alla Sicilia, dalla Toscana alla Calabria, così come quelli passati, su tutti il Veneto, dimostrano, ancora un volta, la fragilità del territorio italiano, fortemente esposto al rischio di frane e alluvioni;
le cause di un simile dissesto non sono da ricondurre esclusivamente a fattori naturali, come la conformazione idrogeologica del territorio. Vi sono fattori umani, riconducibili alla cementificazione selvaggia, all'alta densità della popolazione, al disboscamento, allo stato di abbandono e alla mancata manutenzione e cura dei territori montani, dei versanti e dei corsi d'acqua, oltre ad una pratica costante di diffuso abusivismo edilizio. A ciò si aggiungano i cambiamenti climatici in atto, responsabili di eventi eccezionali, ma che, dato il loro ripetersi ciclicamente negli ultimi anni, cominciano ad assumere i caratteri dell'ordinarietà;
in particolare, la mancanza di adeguati piani di urbanizzazione e riqualificazione dei territori da parte degli enti locali, accanto a misure di contrasto ai fenomeni dell'abusivismo del tutto inefficaci e in alcuni casi tali da facilitare le pratiche illegali, hanno contribuito a diffondere una politica «dell'emergenza», anziché principi fondamentali, quali quelli della prevenzione e della tutela del territorio;
secondo i dati dell'indagine realizzata da Legambiente con la collaborazione del dipartimento della protezione civile «Ecosistema Rischio 2011», sono pari a 6.633 le amministrazioni comunali italiane classificate a rischio idrogeologico potenziale più elevato;
lo stesso documento informa che l'85 per cento dei comuni intervistati, pari a 1.121, ha evidenziato la presenza sul territorio di competenza di abitazioni ed edifici costruiti su aree a rischio frana; nello specifico, il 56 per cento dei comuni ha dichiarato la presenza di fabbricati industriali in zone pericolose, il 31 per

cento di interi quartieri, il 20 per cento di strutture pubbliche come scuole e ospedali, il 26 per cento di strutture commerciali o ricettive;
si tratta, pertanto, di circa due comuni su tre, quelli che possiedono nel proprio territorio abitazioni in aree di golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana. In un terzo dei casi si tratta addirittura di interi quartieri;
è stato calcolato che i fenomeni legati al dissesto idrogeologico interessano complessivamente il 10 per cento del territorio nazionale, con punte di criticità in Calabria, Molise, Basilicata, Umbria, Valle d'Aosta e Provincia autonoma di Trento, dove il 100 per cento dei comuni è classificato a rischio. La superficie delle aree ad alta criticità idrogeologica si estende per 29.517 chilometri quadrati, di cui 12.263 chilometri quadrati (4,1 per cento del territorio) a rischio alluvioni e 15.738 chilometri quadrati (5,2 per cento del territorio) a rischio frana. Si stima che siano oltre 5 milioni i cittadini che si trovano in zone esposte al pericolo di frane o alluvioni;
l'utilizzo delle moderne tecnologie e dei sistemi di previsione del meteo più sviluppati ha, il più delle volte, trovato un ostacolo nella sottovalutazione dei rischi, nella mancanza da parte delle amministrazioni di idonei piani di prevenzione e di messa in sicurezza del territorio e nell'impreparazione della popolazione;
sino a questo momento, sono mancate azioni efficaci finalizzate alla tutela del territorio e alla difesa dai fenomeni del dissesto idrogeologico. Le risorse investite hanno perlopiù riguardato le circostanze legate alla necessità di arginare le emergenze: il funzionamento della macchina dei soccorsi, l'assistenza alla popolazione colpita dagli eventi disastrosi, il sostegno alle attività produttive colpite e gli interventi di prima necessità e urgenza;
recentemente il Ministro Clini ha affermato che «negli ultimi vent'anni i danni da dissesto idrogeologico sono ammontati, in media, a 2,5 miliardi di euro all'anno. Se non si inverte il trend i danni continueranno a crescere perché gli eventi diventano più frequenti»,


impegna il Governo:


ad attuare un nuovo piano straordinario di interventi finalizzato alla tutela e alla messa in sicurezza del territorio più esposto ai rischi idrogeologici e ad arginare in questo modo l'attuale situazione emergenziale;
ad assumere iniziative volte a prevedere misure di lungo periodo, nell'ambito delle proprie competenze, destinate alla salvaguardia del territorio, per far fronte ad un aumento costante dei fenomeni di rischio, dovuti a fattori naturali e umani;
nei limiti delle proprie competenze, a predisporre interventi per attuare piani di prevenzione, di manutenzione e di monitoraggio continuo del territorio, anche prevedendo la delocalizzazione delle strutture e dei fabbricati a rischio;
ad assumere iniziative, anche normative, volte a rendere più stretti i vincoli che vietano la costruzione nelle zone esposte al pericolo, anche attraverso la predisposizione di sanzioni più aspre per i comportamenti contrari alle norme in materia;
ad assumere iniziative volte a formare la popolazione sui principi essenziali per la diffusione di una cultura della difesa del suolo e della salvaguardia del territorio, come bene comune.
(1-00885)
«Mosella, Pisicchio, Fabbri, Tabacci, Brugger».