• Testo interrogazione a risposta orale

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Atto a cui si riferisce:
C.3/02124 [Scongiurare la condizione di isolamento e marginalità di Trieste e del Friuli Venezia Giulia ]



MENIA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
una delle più prestigiose guide turistiche del panorama mondiale, l'australiana Lonely Planet, ha indicato Trieste come la città più affascinante e più sconosciuta al mondo, che merita, dunque, di essere scoperta;
se fa certo piacere il riconoscimento del valore storico, culturale ed artistico del capoluogo giuliano, d'altra parte si è indotti a riflettere sulla evidente sottovalutazione di un patrimonio non solo regionale ma di carattere nazionale ed internazionale;

nell'ultimo mese sono apparsi anche numerosi articoli di stampa che hanno portato alla luce la sconcertante situazione dei collegamenti ferroviari del capoluogo della regione Friuli Venezia Giulia che rafforzano quest'impressione di Trieste come una città che non conta, non ha valore economico, culturale e turistico;
appare del tutto evidente che è in atto una politica di isolamento del capoluogo giuliano, operata da Trenitalia, testimoniata da una ingiustificata riduzione dell'offerta, dalla soppressione di linee e treni, dalla riduzione di investimenti, dalla marginalizzazione progressiva, da viaggi interminabili alla volta delle più importati città italiane;
si ripetono da parte delle istituzioni locali pressioni e appelli sempre più inutili verso Trenitalia, che sembra peraltro essersi ultimamente accorta di Trieste solo per rimuovere le panchine della sala d'aspetto della stazione centrale, divenute alloggio di barboni nei giorni del grande freddo;
mentre a Nordovest si costruisce il tratto della TAV Torino Lione, segmento del ben più ampio corridoio trans europeo che prevede il collegamento tra Lisbona e Kiev via Trieste, ad un normale e neutrale osservatore dovrebbe sembrare quantomeno strano che nell'Italia del 2012, nel Nordest «locomotiva d'Italia», percorrere in treno il tratto fra Venezia e Trieste significhi impiegare lo stesso tempo delle «Littorine» del periodo fascista;
secondo l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, la giustificazione a questa condizione è semplice: «In Friuli Venezia Giulia non c'è mercato e non investiamo». In altre parole, il milione e 200mila abitanti del Friuli Venezia Giulia non giustifica investimenti funzionali a un miglioramento sostanziale dei collegamenti con l'area della pianura Padana, del centro Italia e del Nord ovest. L'idea di fondo è quella di far arrivare a Mestre i passeggeri italiani o stranieri che arrivano da est, e poi, attraverso questo hub fare sì che possano prendere i convogli dell'alta velocità verso le maggiori città del Paese. E viceversa;
fa eccezione - l'unica al momento - il Frecciabianca che collega Trieste direttamente a Milano in circa 4 ore, senza imporre ai passeggeri di cambiare a Mestre. Anche se risulta difficile non accorgersi del fatto che il tempo impiegato da Trieste per raggiungere Mestre (1 ora e 40 minuti per 140 chilometri) è più o meno lo stesso che si impiega dalla stessa Mestre per arrivare alla stazione centrale di Milano (2 ore e 20 minuti però per 260 chilometri). Per il resto, la soluzione è la stessa descritta sopra: interregionale fino a Mestre e poi Eurostar verso Roma o Milano;
un recente articolo di Susanna Tamaro (Corriere della Sera, 13 febbraio 2012) ha descritto con accuratezza e sensibilità le difficoltà che un viaggiatore (oggi definito esclusivamente cliente) deve affrontare quando prende un treno, a maggior ragione se quel treno è da o per Trieste. Nello specifico, la Tamaro racconta di un assurdo viaggio su un Intercity Napoli-Trieste, bloccato in aperta campagna nel cuore della notte per ore senza fornire alcuna spiegazione ai passeggeri e in arrivo a Trieste con 5 ore di ritardo, in una stazione obsoleta, senza servizio taxi e all'alba;
ancor peggiore appare la situazione per i collegamenti di Trieste con l'Europa. Un accurato spaccato si ricava da una puntuale indagine di stampa di Paolo Rumiz (Repubblica, 29 gennaio 2012): cent'anni fa Trieste era al centro d'Europa; con una sola coincidenza si arrivava a Praga, Cracovia, Stoccarda. Persino, con la cortina di ferro che separava materialmente l'est comunista dall'ovest e senza convenzione di Schengen, lo stato dei collegamenti ferroviari era di gran lunga migliore. Passava ancora il Simplon Orient Express diretto ad Istanbul, in vagon lit si poteva andare a Parigi, Genova, Roma, Budapest e Belgrado. Oggi si possono raggiungere soltanto Udine e Venezia, peraltro con dei treni lentissimi; circa due

mesi fa è stato tolto l'ultimo treno tra Trieste e Lubiana, il collegamento con Gorizia non c'è più dai tempi della Guerra fredda, non ci sono più treni per l'Ungheria, per Zagabria, per l'Istria, Fiume e la Dalmazia. E il confronto più deprimente è quello con Vienna: prima c'erano 12 treni al giorno, tutti diretti, oggi nessuno; con trazione a vapore il viaggio durava 10 ore e 7 minuti, oggi dura 9 ore e 28 minuti, con due cambi, tre biglietti e una tratta in pullman;
a parere dell'interrogante è indiscutibile che la situazione dei collegamenti, soprattutto ferroviari, in cui versa la città di Trieste e di riflesso tutta la regione Friuli Venezia Giulia, meriti di essere affrontata in maniera seria, studiandone le criticità e le potenzialità, per consentire uno sviluppo adeguato e competitivo all'intera regione e al suo capoluogo, nell'ambito di un più generale ripensamento della strategia del sistema Italia e della sua proiezione in Europa -:
quali siano gli orientamenti del Governo a proposito della situazione sopra riportata;
se e quali interventi, anche di «moral suasion», intenda adottare nei confronti delle politiche di Trenitalia per ovviare urgentemente alle storture denunciate;
quali iniziative intenda adottare per scongiurare la condizione di isolamento e marginalità di Trieste e del Friuli Venezia Giulia nel sistema Italia che, attualmente porta alla considerazione «de facto» che l'Italia ad est finisce a Mestre;
quali iniziative intenda promuovere, anche di supporto finanziario e eventualmente di ordine normativo, per riconsegnare all'area giuliana una proiezione strategica nazionale e internazionale, sotto i diversi profili della competizione del sistema infrastrutturale, portuale, commerciale, turistico, garantendo alla città di Trieste un ruolo internazionale coerente con le sue aspirazioni e con quella che per secoli è stata la sua attitudine a fare da cerniera con il centro e l'est Europa.
(3-02124)