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Atto a cui si riferisce:
S.1/00555 [Garantire l'indipendenza di giudizio delle agenzie di rating ed eliminare i conflitti d'interessi]



Atto Senato

Mozione 1-00555 presentata da GIANPIERO D'ALIA
martedì 14 febbraio 2012, seduta n.674

D'ALIA, FISTAROL, GALIOTO, GIAI, GUSTAVINO, MUSSO, SBARBATI, SERRA, VIZZINI - Il Senato,

premesso che:

le agenzie di rating sono società specializzate nel valutare la solidità finanziaria di enti pubblici e soggetti privati, tra cui Stati, banche, assicurazioni ed imprese, attribuendo mediante voti e giudizi indicazioni in merito alla solidità, liquidità e solvibilità dei soggetti presi in esame;

il bisogno di informazioni chiare per agire è uno degli aspetti fondamentali nelle decisioni di investimento degli operatori finanziari, soprattutto se i giudizi espressi sono in grado di influire, positivamente o negativamente, sul corso e sull'andamento dei mercati finanziari; dunque la promozione o il declassamento evidenziati dalle agenzie di rating sono in grado di contribuire in modo sostanziale ad influenzare il valore dei prodotti finanziari;

l'Italia nel mese di gennaio è stata declassata dalle principali agenzie di rating, con un giudizio che è sceso sotto il livello A (che riguarda i Paesi meno rischiosi), attestandosi a BBB+, secondo l'agenzia Standard & Poor's, mentre l'agenzia Fitch ha declassato il Paese da "A+" ad "A-" con outlook negativo; è importante sottolineare che anche nei confronti degli altri Paesi dell'Eurozona, compresa la Francia, sono stati emessi giudizi negativi, e tale circostanza ha di fatto creato incertezza sui mercati finanziari di tutta l'Eurozona; il taglio al rating della Francia, in particolare, potrebbe generare pericolosi effetti sulla stabilità dell'intera Europa, a maggior ragione se il connubio franco-tedesco era visto dagli investitori come una delle poche garanzie di affidabilità dei Paesi dell'Eurozona;

il taglio al rating taliano ha di fatto anticipato di un mese il giudizio negativo emesso dalle Agenzie proprio in questi giorni su 34 banche italiane; si tratta dell'ennesimo colpo basso, anche se per certi versi atteso, per l'Italia, nonostante l'attuale Governo stia operando con enorme concretezza per stabilizzare i conti pubblici, attraverso manovre che hanno ricevuto l'apprezzamento da parte di tutti i Paesi europei e dagli USA, e nonostante l'eredità di una situazione difficilissima;

la decisione sul declassamento dell'Italia è stata motivata con il timore nell'effettiva capacità di attuare riforme importanti ed ambiziose; dunque il giudizio ha una evidente componente di natura politico-istituzionale, emesso in ogni caso da agenzie americane, da sempre scettiche sul destino dell'euro; di certo il giudizio delle agenzie di rating non può vanificare gli enormi sacrifici che l'Italia sta dimostrando, né smentire la chiara consapevolezza che il Paese stia tentando di offrire un esempio concreto della sua affidabilità finanziaria, come peraltro ammesso di fronte all'opinione pubblica dai principali leader europei e mondiali e come è d'altronde riscontrabile nel comportamento dei mercati finanziari, soprattutto in termini di graduale abbattimento dello spread rispetto ai bund tedeschi ed al positivo collocamento delle ultime aste dei titoli del Tesoro, soprattutto a breve termine;

un passo importante per il Paese sarà nei prossimi mesi l'impegno del Tesoro a collocare titoli fra nuove emissioni e rinnovi per circa 450 miliardi di euro e proprio in tale circostanza potrebbe pesare maggiormente il declassamento delle agenzie di rating, visto che alcuni investitori soprattutto stranieri, come i grandi fondi pensione o fondi comuni o assicurazioni internazionali, non possono acquistare per statuto titoli con un voto B e, se lo hanno già fatto, dovranno vendere obbligatoriamente quelli che possiedono già in portafoglio;

l'opinione pubblica e la classe politica europea hanno espresso giudizi estremamente negativi e critici nei confronti delle decisioni delle agenzie di rating, denunciandone pubblicamente l'evidente contrastro d'interessi nonché l'oligopolio di fatto in cui operano e la pericolosità generata dall'emissione di giudizi che producono forti contraccolpi sui mercati finanziari europei, soprattutto in momenti storici come questo, dove il rischio di default degli Stati e del fallimento della moneta unica è da non sottovalutare;

in realtà i giudizi negativi della politica verso le agenzie di rating risalgono al 2008: basti pensare al clamoroso abbaglio che la stessa Standard & Poor's prese con Lehman Brothers, una delle principali banche d'affari americane che fallì miseramente nonostante il giudizio positivo ricevuto, fatto che contribuì all'espansione più veloce della crisi economica in Europa; nonostante i tanti cori critici contro le agenzie di rating, i Governi europei non hanno mai preso alcun provvedimento concreto per porre fine agli enormi paradossi ed ai conflitti d'interesse delle agenzie; anzi, mentre gli Stati Uniti hanno modificato il loro regolamento bancario per limitare il potere delle agenzie e la Cina si è semplicemente dotata di un'agenzia nazionale, l'Europa non è mai andata al di là dei meri giudizi politici;

negli Stati Uniti, in particolare, dopo il declassamento ricevuto nel mese di agosto, il Tesoro americano ha permesso che le banche locali potessero sottoscrivere titoli pubblici senza dover effettuare gli accantonamenti di bilancio richiesti quando c'è un aumento del rischio; inoltre le nuove norme americane sui mercati finanziari riducono l'obbligo di essere corredate dai giudizi delle agenzie per molte emissioni di titoli pubblici. Da ultimo, ma non per importanza, le misure americane previste per incrementare l'attenzione sui conflitti d'interesse potenziali delle agenzie;

la bocciatura delle politiche economico-finanziarie dell'Eurozona ha pesato anche sul Fondo salva-Stati, causando una dura presa di posizione da parte della Banca centrale europea (BCE) che, attraverso il presidente Draghi, ha invitato gli investitori ad "imparare a vivere senza le agenzie di rating", compattando in tal modo la politica europea ed il sistema bancario;

le agenzie di rating americane palesano un forte contrasto d'interessi, reso evidente dal fatto che sia Standard & Poor's che Moody's sono partecipate dai grandi fondi di investimento americani, colossi con una grande potenza di fuoco, grazie alla enorme massa di denaro che hanno in gestione; non può dunque nascondersi la circostanza secondo cui proprio gli azionisti delle agenzie sicuramente possono trarre vantaggio dalle decisioni emesse dalle agenzie stesse, pesando di conseguenza in modo enorme sull'economia e sulla finanza mondiale;

proprio in questi giorni il presidente della BCE Draghi ha sottolineato la necessità che l'Unione europea si debba dotare di una propria agenzia di rating, che possa operare anche senza emettere giudizi, ma solo come organo informativo super partes; solo cosi, a suo avviso, si può ridurre o smorzare il peso e l'influenza delle agenzie americane,

impegna il Governo:

a farsi promotore in sede europea di un deciso intervento politico e normativo in grado di stabilire misure volte a garantire l'indipendenza di giudizio delle agenzie di rating ed eliminare i contrasti d'interessi attraverso regole più stringenti e divieti condizionati in merito alla possibilità di avere partecipazioni di maggioranza nelle agenzie stesse da parte di operatori finanziari privati;

a prevedere regole in grado di attribuire pesi diversi alle basi di giudizio delle agenzie, non solo focalizzando l'attenzione sugli aspetti finanziari per valutare uno Stato, ma assegnando un peso maggiore anche alle caratteristiche dell'economia reale e del tessuto industriale e produttivo;

a prevedere l'applicazione di pesanti sanzioni alle agenzie ogni qualvolta i giudizi si rivelassero infondati ed ingiustificati o, in ogni caso, volti ad orientare in modo palese il corso dei mercati finanziari a beneficio di talune categorie di investitori privati;

a responsabilizzare i soggetti emittenti, prevedendo precisi obblighi informativi e fondate giustificazioni ai giudizi emessi;

ad accelerare, come proposto da Draghi, la creazione di una agenzia di rating europea pubblica orientata ad offrire prettamente servizi informativi e statistici e controllata da istituzioni comunitarie, purché ne vengano sancite l'indipendenza, la trasparenza, la credibilità, l'oggettività di giudizio e le competenze necessarie;

a promuovere la modifica del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, affinché le agenzie di rating siano sottoposte alla disciplina degli emittenti, e conseguentemente alla vigilanza della Consob, e siano assoggettate a pesanti sanzioni nell'eventualità che non siano rispettati i prescritti obblighi, inclusi quelli sull'offerta di informazioni che influenzano gli investitori, e che non si rivelino corretti i giudizi emessi nei confronti degli investitori.

(1-00555)