• Testo interrogazione in commissione

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Atto a cui si riferisce:
C.5/06138 [Esportazione dei rifiuti destinati al recupero verso la Cina]



TOGNI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
negli ultimi due mesi, numerosi container di materiale plastico da recupero destinati all'esportazione commerciale verso la Repubblica popolare cinese sono stati fermati e visitati dall'Agenzia delle dogane in tutti i porti italiani, con la contestazione di ipotesi illecite e centinaia di sequestri preventivi in relazione alla mancanza della titolarità della license of registration for overseas supplier enterprise of imported scrap materials rilasciata dall'ufficio cinese denominato general administration of quality supervision, inspection and quarantine in acronimo AQSIQ, da parte della ditta italiana che vende il materiale all'estero;
in particolare, sembrerebbe che le Dogane italiane ritengano che la mancanza della predetta licenza cinese sia ostativa all'esportazione anche laddove il materiale recuperato dal rifiuto plastico sia venduto a ditta straniera terza (dotata di licenza AQSIQ), la quale procede poi ad introdurla in Cina curando la fase di carico sulle navi e divenendo titolare della bill of landing;
la normativa di riferimento che disciplina l'esportazione dei rifiuti dall'Unione europea è rappresentata dal Regolamento (CE) del 14 giugno 2006 n. 1013/2006, relativo alle spedizioni di rifiuti e dal regolamento (CE) del 29 novembre 2007 n. 1418/2007 relativo all'esportazione di alcuni rifiuti destinati al recupero, elencati nell'allegato III o III A del regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, verso alcuni Paesi ai quali non si applica la decisione dell'OCSE sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti;
in sintesi, l'esportazione di rifiuti e dei materiali da essi recuperati o recuperabili segue un percorso che prevede che il raccoglitore e recuperatore dei rifiuti sia iscritto all'albo nazionale gestori ambientali e dotato di tutte le autorizzazioni previste dalla normativa applicabile in materia di rifiuti, tratti i rifiuti attraverso le procedure industriali di recupero e li renda conformi alla normativa vigente per essere commercializzati;
di seguito l'esportatore può vendere i rifiuti allo scopo trattati ad un intermediario senza detenzione, iscritto nella categoria 8 del predetto albo nazionale, o direttamente al cliente finale titolare di AQSIQ che può anche non essere residente in Italia, ed essere un broker internazionale;
il materiale viene caricato nei container e arriva al porto dotato dei previsti documenti richiesti a norma del predetto

regolamento (CE) n. 1013/2006, ossia dell'allegato VII e del contratto di cui all'articolo 18;
una volta espletata le procedure di sdoganamento, il materiale arriva nel Paese estero di destinazione. Nel casi di esportazione verso la Repubblica popolare cinese, lo stesso materiale deve essere corredato del «Cina Compulsory Certificate» (CCC) rilasciato su richiesta dell'azienda titolare dell'AQSIQ e quindi viene importato con destinazione finale in un impianto cinese, che ai sensi della propria normativa, deve essere titolare di licenza rilasciata dalla State enviromental protection administration (SEPA);
la licenza AQSIQ in discussione è necessaria per il rilascio del suddetto certificato CCC rilasciato dagli uffici che hanno sede in tutto il mondo. Senza questo certificato cinese, infatti, è impossibile importare tali materiali in Cina;
va fatto presente al riguardo che il possesso della licenza AQSIQ da parte della ditta italiana venditrice non è prevista dalla normativa italiana e comunitaria;
l'interpretazione effettuata dall'Agenzia delle dogane italiana comporta il blocco delle merci e il conseguente arresto produttivo delle aziende italiane che lavorano nel settore e producono ricchezza recuperando legittimamente materiali da rifiuti e vendendoli all'estero;
il fermo delle attività delle imprese coinvolte comporta inoltre gravissime conseguenze occupazionali ed economiche per il nostro Paese, già profondamente colpito dalla perdurante crisi economica e finanziaria degli ultimi anni;
il danno economico che questa interpretazione, a parere dell'interrogante non chiara, della normativa sta arrecando alle aziende italiane è molto ingente, sia in termini di crollo dei fatturati, calcolabile nella misura di oltre il 50 per cento del commercio di tali materiali coinvolgendo direttamente più di 50 azienda sul territorio nazionale, sia per quanto riguarda la ricaduta occupazionale, sia infine per tutto l'indotto, dagli autotrasporti, alle compagnie di navigazione, alle aziende che recuperano materiali dai rifiuti;
infatti, le esportazioni di materiale plastico da recupero garantiscono una filiera virtuosa dei materiali che spesso in Italia non possono essere destinati al riciclo per i rilevanti oneri che gravano sul settore produttivo, mentre all'estero trovano un forte interesse commerciale e quindi vengono utilizzati attraverso il recupero;
il tema in questione, in particolare, sbilancia ulteriormente il bilancio commerciale Cina-Italia, già notevolmente squilibrato verso l'import di prodotti cinesi;
si deve ad ogni modo sottolineare che la normativa che regola le esportazione di rifiuti è di diretta competenza dell'Unione europea ed è immediatamente applicabile in tutti gli Stati membri e proprio in tale ambito risulterebbe che nessuna autorità nazionale degli altri Stati europei richieda la predetta licenza estera al venditore per poter commercializzare tramite l'esportazione i materiali di cui trattasi;
è evidente che ove fossero solo le autorità italiane a fornire un interpretazione della disciplina in questione più restrittiva e diversa rispetto a quanto avviene nel resto dell'Unione europea, ciò arrecherebbe un ingiusto vantaggio per gli operatori europei a danno di quelli italiani, presenti quasi esclusivamente al Nord, e violerebbe la libera ed equa concorrenza all'interno dell'Unione;
non va sottovalutata la circostanza che il materiale che fino a due mesi fa veniva esportato perché vi era un interesse economico a trattarlo e recuperarlo in conformità alle norme vigenti per renderlo idoneo alla commercializzazione, attualmente giace nei magazzini e nella aziende

generatrici di rifiuti, e questa situazione non può che agevolare chi abbia interesse a smaltire i rifiuti illecitamente -:
se siano a conoscenza della vicenda esposta in premessa;
se, anche al fine di sbloccare al più presto la grave situazione creatasi a danno delle imprese italiane e per permettere di riprendere le vendite di materiale di rifiuti plastici a ditte terze che poi provvedono al successivo export nei Paesi esteri che lo recuperano, non intendano chiarire alle competenti autorità amministrative addette al controllo la conforme applicazione delle norme comunitarie che regolano la spedizione dei materiali provenienti da rifiuti recuperati in questione, in maniera da porre termine alle criticità che ne stanno conseguendo;
se non intendano contattare le autorità cinesi in particolare il Ministry of environmental protection of the people's Republic of China (MEP), il quale è l'organo competente cui le autorità europee dovrebbero rivolgersi in caso di dubbi circa la documentazione necessaria per l'esportazione di materiale plastico da recupero, allo scopo chiedendo allo stesso se per le autorità cinesi debba essere il primo esportatore italiano ad essere titolare della predetta licenza rilasciata dall'ufficio AQSIQ o possa essere anche un terzo soggetto economico cui il materiale viene preventivamente venduto, non necessariamente soggetto giuridico italiano residente in Italia.
(5-06138)