• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00125 [Contrastare con efficacia la diffusione del lavoro precario e del lavoro nero e a favorire invece il lavoro stabile e regolare]



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00125 presentata da FELICE BELISARIO
martedì 7 febbraio 2012, seduta n.670

Il Senato della Repubblica,
in sede di discussione della terza relazione annuale della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette "morti bianche" (Doc. XXII-bis, n. 5),
premesso che:
nell'ultimo quindicennio si è assistito in Italia a un'importante deregolamentazione delle istituzioni del mercato del lavoro che ha portato alla frammentazione delle carriere lavorative, soprattutto nei giovani, e quindi ad un aumento della precarietà;
numerosi studi, condotti sia da istituti di ricerca nazionali che da istituti di ricerca stranieri, hanno dimostrato che la breve durata degli episodi di lavoro, associata alla poca esperienza, ha effetti negativi sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori;
è stato inoltre dimostrato che la precarietà è la prima causa di stress sul lavoro in Europa;
la legge 20 maggio 1970, n. 300 (cd. Statuto dei Lavoratori) recante "Norme sulla tutela e la dignità dei lavoratori", ed in particolare, l'articolo 18 della legge stessa, che detta le conseguenze in caso di licenziamento illegittimo (effettuato senza comunicazione dei motivi, ingiustificato o discriminatorio) nelle unità produttive con più di 15 dipendenti, costituisce un importante strumento di protezione generale dei diritti dei lavoratori prescindendo dalle opinioni politiche o dalle appartenenze sindacali;
valutato che:
la situazione di crisi che attualmente sta investendo l'economia italiana in ogni settore produttivo e area geografica, ha ragioni ben diverse dalla permanenza nella legislazione vigente dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori;
infatti, come molti importanti soggetti economici hanno denunciato, i più gravi fattori di deterrenza per gli investimenti stranieri in Italia sono:
l'elevatissimo tasso di burocrazia e di corruzione, che rende impossibile prevedere tempi certi di realizzazione degli investimenti;
un sistema di infrastrutture tra i più arretrati d'Europa, che rallenta in misura spesso proibitiva la circolazione delle merci e delle persone;
l'utilizzo dei credito a sostegno di interessi finanziari collegati con gli stessi istituti bancari, anziché la sua destinazione a supporto del sistema economico con l'obiettivo di creare, sviluppando il necessario indotto, ambienti produttivi favorevoli agli investimenti esteri;
un sistema fiscale, che impone alle imprese un costo del lavoro pari al triplo della retribuzione netta dei lavoratori;
i cronici ritardi nell'effettuazione dei pagamenti da parte delle Pubbliche amministrazioni, ritardi che sfiorano ormai, mediamente, i trecento giorni, in palese violazione della normativa europea la quale indica tra i 60 e i 90 giorni il tempo massimo di pagamento;
valutato altresì che:
ad oggi, quattro milioni di giovani precari e circa sette milioni di lavoratori occupati in aziende con meno di quindici dipendenti sono privi di qualsiasi protezione sociale;
una tale situazione di grave ed ingiustificata disparità non può essere sanata diminuendo ulteriormente le garanzie dei lavoratori ma, al contrario, favorendo la nascita di un nuovo welfare adeguato alle trasformazioni della struttura economica e dell'occupazione;
considerato che:
la ricerca di soluzioni per i problemi reali che oggi gravano sui lavoratori, sulle imprese e sui cittadini va effettuata su tematiche assai diverse rispetto al tema della eventuale abrogazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori;
assumere l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori quale punto di partenza della trattativa con le parti sociali, al fine di modificarlo poi in Parlamento, significa invece generare uno scontro sociale inutile e dannoso, di chiara natura ideologica, privo di qualsiasi concreta motivazione economica e sociale;
inoltre, insistere su una riforma inutile che può solo lacerare la coesione sociale, significherebbe nascondere i fattori che determinano realmente la crisi e che impediscono la ripresa;
impegna il Governo a:
porre in essere politiche attive volte a contrastare con efficacia la diffusione del lavoro precario e del lavoro nero e a favorire invece il lavoro stabile e regolare quale precondizione necessaria per una più efficace attuazione delle norme in materia di sicurezza sul lavoro e un miglioramento della salute del lavoratore con diminuzione dello stress lavoro correlato;
ritirare la riforma dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori dai temi attualmente oggetto di trattativa con le parti sociali e di non inserirlo nei prossimi provvedimenti in tema di lavoro e politiche sociali, anche per dare un segnale distensivo al mondo del lavoro, il quale costituisce una delle principali risorse per la ripresa e non un obiettivo da colpire per penalizzare i lavoratori e cancellarne ulteriormente i diritti fondamentali;
al contrario, favorire quanto più possibile l'estensione dell'applicazione delle garanzie previste dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori anche alle categorie che attualmente non ne usufruiscono;
adoperarsi per sanare la attuale gravissima e generalizzata situazione di insicurezza sociale al fine di garantire ai giovani lavoratori una decorosa sicurezza oggi e una pensione domani;
favorire l'istituzione di un unico contratto di apprendistato quale modalità privilegiata di accesso al lavoro, fatti salvi i casi particolari come i contratti stagionali e il part time, e la contestuale abrogazione delle quarantasei forme contrattuali attualmente in vigore, per combattere concretamente ed efficacemente la diffusione del lavoro precario;
porre in essere, attraverso opportuni strumenti normativi, una drastica riduzione della pressione fiscale per le aziende che investono in Italia e che creano posti di lavoro a tempo indeterminato;
favorire l'approvazione di una normativa volta ad incrementare il costo del lavoro per i contratti a tempo determinato al fine di renderli più onerosi rispetto ai contratti a tempo indeterminato;
favorire l'approvazione di una normativa sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione dell'azienda al fine di favorire l'incremento della qualità, produttività e l'efficienza delle imprese.
(6-00125)
BELISARIO, GIAMBRONE, CARLINO, CAFORIO, DI NARDO, PARDI, PEDICA