• Testo mozione

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
C.1/00849 [Introduzione di un'imposta sulle transazioni finanziarie a livello di zona euro, di Unione europea e internazionale]



La Camera,
premesso che:
il Parlamento europeo ha adottato, rispettivamente il 10 e 25 marzo 2010 e l'8 marzo 2011, ben tre risoluzioni con le quali ha invitato la Commissione europea a svolgere una valutazione dell'impatto potenziale di un'imposta sulle transazioni finanziarie, analizzandone vantaggi e svantaggi, anche ai fini del contributo al bilancio dell'Unione europea e/o del finanziamento di misure di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo;
i Capi di Stato e di Governo della zona euro, nella riunione dell'11 marzo 2011, e il Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011 hanno convenuto sull'esigenza di esplorare e sviluppare l'opportunità di introdurre un'imposta sulle transazioni finanziarie a livello di zona euro, di Unione europea e internazionale;
la Commissione europea ha elaborato una proposta di direttiva sulla tassazione delle transazioni finanziarie, intendendo, con tale termine, quelle relative a obbligazioni, azioni, derivati (in questo caso la tassa riguarderebbe il valore nozionale) e su alcuni contratti riguardanti le valute;
l'obbiettivo delle autorità comunitarie è quello di «assicurare che le istituzioni finanziarie contribuiscano in modo giusto ai costi della perdurante crisi», «di creare disincentivi appropriati contro le transazioni eccessivamente rischiose o che non contribuiscono all'efficienza dei mercati finanziari» e, infine, di «evitare una frammentazione del mercato interno», tenuto conto del numero crescente di tasse nazionali;
secondo la Commissione europea l'imposta potrebbe essere pari allo 0,1 per cento sulle transazioni di obbligazioni e azioni, mentre i contratti relativi a derivati potrebbero essere soggetti ad un'ulteriore imposta dello 0,01 per cento e detta imposta potrebbe essere uno strumento di autofinanziamento del bilancio comunitario 2014-2020;
sarebbero escluse, invece, sia le operazioni del mercato primario, sia le transazioni con l'Unione europea, la Banca europea per gli investimenti e gli istituti dell'Unione europea, nonché con organizzazioni internazionali, e le transazioni con la Banca centrale europea e con le Banche centrali nazionali;
secondo la Commissione europea, la maggior parte delle attività finanziarie quotidiane che coinvolgono cittadini e imprese non rientrerebbero nel campo di applicazione dell'imposta sulle transazioni finanziarie e che sarebbero esenti la stipula di contratti assicurativi, i prestiti ipotecari, i crediti al consumo, i servizi di pagamento (fatta salva la loro successiva negoziazione all'interno di prodotti strutturati);
molti diplomatici sono scettici sul successo di un'iniziativa controversa, ritenendo che una tassa di questo tipo dovrebbe essere globale per essere efficace e che sia gli Stati Uniti che il Regno Unito, l'Olanda e la Svezia sono contrari a tale ipotesi;
il Ministro delle finanze tedesco e quello francese hanno proposto di introdurre la tassa nella zona euro, considerandola una sorta di cooperazione rafforzata;
un approccio condiviso a livello di Unione europea aiuterebbe a creare un mercato interno dei servizi finanziari stabile, nonché a prevenire il fenomeno dell'evasione, a evitare la doppia tassazione e a ridurre al minimo le distorsioni della concorrenza all'interno del mercato unico europeo;
il Governo italiano non ha sinora formulato un'esplicita valutazione della proposta di direttiva della Commissione europea, anzi il Governo pro tempore nel documento di posizione sul nuovo quadro finanziario pluriennale, presentato il 2 maggio 2011, ha precisato che «si riserva di valutare in modo più approfondito le opzioni avanzate dalla Commissione, anche alla luce della base imponibile che

verrà proposta, ritenendo fondamentale in ogni caso il rispetto dei principi della sovranità fiscale degli Stati e della neutralità fiscale»;
ancora in occasione della Conferenza sul quadro finanziario pluriennale 2014-2020, svoltasi a Bruxelles il 20-21 ottobre 2011, il Governo italiano pro tempore ha ribadito che l'Italia ha una posizione «aperta», che potrà essere «definita compiutamente solo a seguito di ulteriori approfondimenti e chiarimenti sulla natura delle nuove risorse fiscali che consentono di valutare, tra l'altro, il loro impatto amministrativo e strutturale»;
sono state presentate numerose proposte di legge in materia sia in questo ramo del Parlamento che al Senato della Repubblica,


impegna il Governo:


ad assumere un'iniziativa diretta ad addivenire in tempi brevi ad una posizione unitaria con gli altri Paesi dell'Unione europea e, soprattutto, dell'eurozona;
ad esprimersi in via definitiva sulla proposta di direttiva COM (2011)594 e a volerla sostenere in tutti i consessi internazionali ed europei;
a sostenere la finalizzazione dei proventi derivanti dall'applicazione di questa imposta all'incremento delle risorse proprie dell'Unione europea al bilancio comunitario e al finanziamento di misure di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo.
(1-00849)
«Cambursano, Commercio, Mannino, Melchiorre, La Forgia, Zampa, Giorgio Merlo, Esposito, Marmo, Portas, Mario Pepe (Misto-R-A), Gaglione, Tanoni, Lo Monte, Lombardo, Oliveri, Giulietti».