• Testo Audizione

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Atto a cui si riferisce:
Audizione del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero, sulle linee programmatiche del suo Dicastero in materia di pari opportunità.


PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, l'audizione del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero, sulle linee programmatiche del suo Dicastero in materia di pari opportunità.
A nome del presidente Moffa e delle Commissioni riunite I e XI ringrazio il Ministro per la sua presenza e le do subito la parola.

ELSA FORNERO, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Grazie a lei, presidente, grazie al presidente Moffa e a tutti i presenti per la partecipazione così numerosa, che mi sembra un segno di attenzione a temi che - lo dico in via preliminare - mi stanno molto a cuore.
Il ministro è il Ministro del lavoro e delle politiche sociali con delega, da parte del Presidente del Consiglio, alle pari opportunità.


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Ho detto fin dall'inizio del mio mandato, poco più di due mesi fa, che non consideravo il tema delle pari opportunità figlio di un dio minore e che quindi avrei cercato di dare subito la sensazione di un'azione determinata, possibilmente sistematica e di una progettualità, piuttosto che di interventi sporadici o di alimentazione di quella industria molto fiorente che è la convegnistica sul tema, che va bene, ma noi dobbiamo andare oltre la partecipazione ai convegni.
Devo anche dire che, pur nel limitato periodo nel quale ho ricoperto questo incarico, ho potuto appurare che il Dipartimento delle pari opportunità è un Dipartimento di qualità, funziona bene, è ricco di persone entusiaste e professionalmente qualificate, e questo è il segno migliore della eredità positiva lasciata dalle ministre che mi hanno preceduto.
Rispetto a loro intendo pormi in un'ottica di continuità, con alcune innovazioni su certi profili, ma mi pare di poter affermare che il lavoro fatto in precedenza dalle colleghe sia un lavoro buono, che va preso quindi con grande serietà e attenzione, senza arrivare con l'idea di cambiare tutto, che sarebbe sicuramente sbagliata e fuori luogo.
Questi sono i due tratti distintivi: molto impegno e molta attenzione a questi temi, continuità rispetto al lavoro già molto buono che è stato fatto e nessun atteggiamento che tenda a considerare il tema dell'affermazione dei diritti, del contrasto nei confronti delle discriminazioni nell'azione contro la violenza e nell'affermazione del concetto ampio di pari opportunità minore rispetto ai temi della previdenza, del lavoro, delle politiche assistenziali, che costituiscono materia del mio Ministero.
L'Italia in questo non è particolarmente «stravagante», laddove ci sono molte direttive prese in ambito europeo e risoluzioni approvate in sede ONU alle quali dobbiamo e


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vogliamo conformarci; tutta l'azione del Ministero è quindi ispirata da movimenti che riguardano anche altri Paesi, in particolare l'Europa. Noi abbiamo un atteggiamento non soltanto di passiva accettazione, in quanto siamo anche promotori - questo mi è stato ribadito in diverse occasioni - sulla scena internazionale di azioni positive, che vanno contro le discriminazioni nelle diverse forme, per l'affermazione dei diritti e delle pari opportunità.
La scorsa settimana, ho ricevuto dal nostro ambasciatore presso l'ONU l'invito a partecipare all'Assemblea ONU, che quest'anno è dedicata al tema della parità delle donne nel mondo rurale povero, tema estremamente importante - anche se apparentemente lontano dal nostro Paese - sul quale l'Italia giustamente si impegnerà, e io ho assicurato la mia presenza a questa importante sessione, cui parteciperò con un entusiasmo che non nascondo.
Questo riguarda il carattere generale delle politiche, l'impegno del Ministero e i tratti salienti che dovranno caratterizzare l'azione del Ministero medesimo nell'ambito di questo pur breve periodo.
Passando invece a prendere in esame le politiche effettive, come è noto alle Commissioni esistono varie aree: quella dell'affermazione dei diritti, del contrasto nei confronti delle discriminazioni e della violenza, l'area della partecipazione o dei diritti sociali, che è l'area dei temi del lavoro, - un vero banco di prova per le pari opportunità - della tutela della salute anche nei luoghi di lavoro, l'area della conciliazione tra tempi di lavoro e tempi dedicati alla famiglia, ma anche alla società.
Vorrei quindi esporre alle Commissioni alcuni aspetti di programmi in parte già avviati, che intenderei continuare a portare avanti, provando a dare loro maggiore impulso,


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sempre tenendo conto di un vincolo finanziario che sovrasta tutta l'azione di questo Governo, che è chiamato in generale a ridurre le spese e a non aumentarle. L'impegno dunque è rilevante, ma il vincolo finanziario è molto stringente, quindi cerchiamo di dare impulso ai programmi e di reperire risorse per qualcosa di nuovo, sapendo però che non possiamo eludere i vincoli finanziari stringenti.
L'agenda delle issue delle quali dobbiamo occuparci è di questo tenore: politiche di contrasto ai fenomeni di violenza nei confronti delle donne e dei bambini, politiche di contrasto al traffico delle persone e alle mutilazioni genitali femminili, politiche di contrasto ai fenomeni di discriminazione, politiche di pari opportunità per le persone con disabilità, politiche di sostegno al lavoro delle donne, all'imprenditoria femminile, politiche per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, prevenzione, salute, sicurezza e vigilanza.
Questi sono i temi, magari ce ne sono altri che non abbiamo incluso ma che comunque non potranno essere affrontati con larghezza di mezzi; potrebbero esserci inoltre temi che stanno a cuore ai componenti delle Commissioni e che potrebbero essere ricompresi all'interno di qualcuno di questi titoli.
Cercherò nella mia relazione di essere abbastanza sintetica, perché vorrei soprattutto ascoltare le vostre domande e i vostri suggerimenti perché ritengo, data la vostra esperienza quotidiana di lavoro in questo ambito, che abbiate conoscenze che possono essere preziose per impostare l'azione del nostro Dipartimento. Annuncio fin da ora la mia disponibilità a tornare un'altra volta in audizione, qualora le Commissioni lo ritengano opportuno.
Passo ora a prendere in esame le politiche di affermazione dei diritti umani e contrasto ai fenomeni di violenza sulle


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donne e i bambini: nel novembre 2010 è stato approvato il Piano nazionale contro la violenza di genere, che costituisce lo strumento per elaborare e sviluppare da parte di tutti i soggetti coinvolti, sia pubblici sia privati, azioni coordinate di prevenzione e contrasto alla violenza, nonché di protezione, tutela, inserimento e reinserimento delle vittime.
Il Piano è inteso ad assicurare un livello di informazione adeguato, diffuso ed efficace, - l'informazione è importantissima perché molte violenze avvengono all'interno delle famiglie e quindi non vengono trasmesse all'esterno - a garantire il sostegno ai centri antiviolenza. Voi mi direte che il sostegno si fa con risorse, chiedendomi quali risorse il Ministero abbia a disposizione a questo fine; vi posso dire che abbiamo a disposizione 10 milioni, che non saranno tantissimi, però possono permetterci soprattutto di evitare che qualche centro chiuda o qualche struttura non possa più operare.
C'è l'idea di istituire uno specifico registro dei centri antiviolenza e per favorire lo sviluppo di tutte le professionalità che entrano in contatto con le vittime, di potenziare le forme di assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli, e di garantire l'acquisizione periodica e strutturata dei dati.
Intendo quindi ribadire il mio impegno a proseguire e a concludere tutte le attività del Piano nazionale, e ritengo indispensabile avviare sin da subito il monitoraggio sull'andamento delle attività del Piano. Questo è importante perché spesso le politiche vengono avviate, ma poi dimenticate nella loro attuazione, mentre invece è importante avere dei feedback sulla efficacia di queste azioni, per migliorare e calibrare meglio l'uso degli strumenti. Questo monitoraggio è molto importante.


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A me sta a cuore un tema delicato, che potrebbe essere considerato un'intrusione o addirittura assumere aspetti quasi di censura: l'intervento sull'immagine mercificata della donna, perché alcune forme di violenza o di istigazione alla violenza sono connesse a fenomeni mediatici e informatici che non possiamo valutare.
L'idea di un progetto educativo per contrastare un'immagine femminile mercificata anche attraverso la televisione potrebbe essere da perseguire. Si potrebbe pensare all'introduzione nei progetti educativi di messaggi neutrali dal punto di vista del genere, che facciano accettare come una cosa totalmente naturale l'appartenenza a un genere piuttosto che all'altro, e che quindi siano corretti dal punto di vista del genere. Il contrasto all'utilizzo del corpo femminile come strumento pubblicitario eventualmente attraverso l'uso di siti internet, che ne denuncino di volta in volta l'utilizzo inaccettabile, è un profilo da prendere in considerazione.
Un altro profilo rilevante è quello del contrasto alla pedofilia e alla pornografia minorile. Come è noto alle Commissioni esiste l'Osservatorio per il contrasto a questo fenomeno, un organismo che costituisce il cuore dell'attività del Dipartimento in materia di protezione dei minori dall'abuso e dallo sfruttamento sessuale, tema su cui il Dipartimento è costantemente impegnato anche in termini di analisi scientifica del problema.
Tra le principali attività dell'Osservatorio rilevano l'acquisizione di dati e informazioni a livello nazionale e internazionale, la promozione di studi e ricerche e l'istituzione di una banca dati ad hoc.
Nell'ambito delle politiche per le pari opportunità, diversi temi sono in intersezione con le attività di altri Ministeri. In


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particolare ne abbiamo individuati alcuni che sono a un incrocio tra le attività dei Ministeri della giustizia, degli interni e del lavoro e pari opportunità.
Il fatto che siano tre donne a guidare questi Ministeri è a mio avviso un fatto rilevante e significativo, e deve essere un elemento positivo che, data la sintonia che esiste tra di noi, dia maggiore impulso ad azioni che potevano essere trascurate o semplicemente non considerate.
Trattando dei temi della lotta alle forme di discriminazione, desidero affermare la piena apertura del mio Ministero a lavorare in collaborazione con il Ministro Riccardi. La sinergia tra i ministri di questo Governo è piena, non ci sono all'ordine trasferimenti di direzioni o di risorse, esiste una piena armonia per lavorare insieme in modo sinergico.
Il Ministro Riccardi si occupa di cooperazione internazionale, e molti temi che rientrano in tale ambito, come la tratta delle persone interessano, anche il nostro Dipartimento; quindi lavoreremo insieme su questo come su altri temi comuni, senza smantellare nessuna delle strutture esistenti.
Sempre sul piano della protezione dei minori vittime di crimini sessuali, il Ministero intende sviluppare apposite linee guida, che individuino i livelli essenziali delle attività di protezione e sostegno educativo a favore dei minori vittime di queste orrende forme di sfruttamento.
Nell'ambito delle nuove progettualità, intendiamo lavorare sull'immagine del minore e sulla tutela della vittima, ma anche per la creazione di professionalità, perché quando si è stati vittime di abusi il recupero non può essere affidato a chiunque, ma deve essere affidato a qualcuno che sappia sanare le ferite.
Per quanto riguarda le politiche volte a contrastare i fenomeni di discriminazione, il tema dell'adozione di una


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strategia nazionale in materia di prevenzione, contrasto e rimozione delle discriminazioni costituisce un ambito di primaria rilevanza e sicura priorità nel più generale contesto di promozione del principio delle pari opportunità per tutti.
Anche se dovrebbe essere ovvio da quanto ho detto prima, ribadisco che le pari opportunità hanno sempre avuto una forte connotazione di genere, ma questo Ministro intende le pari opportunità non soltanto o prevalentemente come una questione di genere, laddove altre differenziazioni tra le persone sono spesso all'origine di discriminazioni e quindi rappresentano la negazione delle pari opportunità.
Questo aspetto è al centro dell'attività dell'Ufficio per la promozione delle parità e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull'origine etnica, l'UNAR, ufficio molto qualificato e importante del Dipartimento.
Alcune azioni, sempre nell'ambito delle politiche antidiscriminatorie, rappresentano una priorità che costituiranno le direttrici dell'azione del Governo nella lotta alla discriminazione: un'azione di sostegno al percorso di esame e approvazione della direttiva europea che è stata varata dalla Commissione fin dal 2008, ma è ancora in fase di discussione, un'attività di condivisione con Regioni ed enti locali per accordi finalizzati all'istituzione di centri territoriali contro le discriminazioni, realizzata nella seconda metà del 2011 al fine di svolgere un'azione sistematica di formazione e aggiornamento degli operatori pubblici e privati, che a vari livelli assisteranno e formeranno il sistema UNAR.
Un altro tema è quello delle discriminazioni nei luoghi di lavoro, unico ambito per il quale è prevista una copertura normativa anche al di fuori delle discriminazioni etnico-razziali, che è sempre al centro delle attività. Conduciamo inoltre azioni positive sui temi delle diversità, del lavoro, della carta


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delle pari opportunità, di una banca dati dei Comitati unici di garanzia e della costituzione di una rete nazionale dei rispettivi referenti.
Tutto questo è inteso da un lato ad acquisire informazione: l'informazione è essenziale perché nessuna politica può basarsi solo sulle idee estemporanee di qualcuno, ma deve basarsi su un'analisi scientifica dei problemi e delle soluzioni che per questi possono essere proposte. Da un lato, quindi, raccolta dati e informazioni per l'analisi scientifica dei problemi, dall'altro azioni per fare in modo che la cultura il più possibile di tutti incorpori le diversità tra le persone non come elemento per discriminarle, ma semplicemente come una differenza che fa parte della grande eterogeneità del mondo in cui viviamo.
Probabilmente avete già sentito il Ministro Riccardi su questo tema su cui lavoriamo insieme: le politiche di contrasto al traffico delle persone e alle mutilazioni genitali femminili. Anche di questo si parlerà all'Assemblea ONU di fine febbraio.
Occorre, inoltre, sottolineare le politiche di pari opportunità per le persone con disabilità, non solo per la partecipazione al lavoro, ma anche per favorire la partecipazione delle persone con disabilità alla vita sociale generale, nonché culturale e ricreativa, e poi va evidenziato il tema dei diritti sociali.
Ho già usato diverse volte l'espressione «ciclo di vita» delle persone. Come ho detto ieri in una riunione, quando si parla di lavoro o di pari opportunità è necessario considerare che le opportunità vanno seguite nel ciclo di vita e, se una società vuole veramente affermare queste pari opportunità, bisogna cominciare dall'inizio del ciclo di vita delle persone. Questo significa servizi per la prima infanzia possibilmente accessibili a tutti.


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So che non è facile, perché siamo in tempi di restrizione finanziaria imposta dall'azione di risanamento del bilancio e dalla riduzione del debito, in coerenza con un impegno assunto in sede europea dal Governo (sia da quello in carica che da quello precedente). Parliamo, quindi, di servizi per l'infanzia e per la maternità che scontano la limitatezza delle risorse.
Il fatto che le risorse siano limitate non preclude però margini di miglioramento, anzi li impone a maggior ragione proprio perché quando le risorse sono limitate è bene evitare anche sprechi e inefficienze minimi. Il ciclo di vita prevede gli interventi sulla prima infanzia, nonché la realizzazione di una scuola intesa, in tutti i suoi gradi, come grande meccanismo di eguaglianza delle opportunità. La scuola deve essere in grado di formare tutti secondo le loro preferenze - anche se non tutti devono fare lo stesso tipo di scuola e accumulare lo stesso capitale umano - dal momento che la formazione svolge un grande ruolo dal punto di vista della realizzazione di condizioni di pari opportunità è.
Su quello non abbiamo una possibilità di azione diretta, però abbiamo impostato un discorso con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Francesco Profumo. Infatti, le politiche di valorizzazione dei percorsi formativi che sta perseguendo sono la migliore garanzia per un livellamento delle opportunità in una prospettiva futura (se non nell'immediato, sicuramente in tempi ragionevoli).
Dopo la prima infanzia e l'istruzione c'è il lavoro. Non voglio affrontare temi che in questi giorni sono fonte di ansie e di polemiche, alcune totalmente create, ma il punto è che noi partiamo da una situazione rispetto alla quale è difficile trovare grandi motivi di soddisfazione. Parlo della situazione del mercato del lavoro dal punto di vista delle pari opportunità,


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quindi non dal punto di vista della crescita, che è una cosa importantissima di cui potremo parlare in molte altre occasioni; Parlo, quindi, di un lavoro che sia accessibile a tutti (purtroppo, non è così).
Voi sapete che il mercato del lavoro italiano sconta molte segmentazioni in alcuni settori, quelli noti dei quali abbiamo parlato anche altre volte, nei quali i giovani e le donne non hanno grandi opportunità. In tali ambiti si rilevano statistiche per le quali abbiamo qualche motivo di imbarazzo in Europa e nel mondo, dal momento che , pur essendo complessivamente un Paese ricco e molto civile, registriamo aspetti di partecipazione nel mercato del lavoro femminile veramente arretrati.
Sto parlando di queste segmentazioni dal punto di vista delle pari opportunità; su questo versante, l'azione di riforma che il Governo ha intrapreso - e che si augura vivamente di poter concludere con l'accordo e il dialogo con le parti sociali tutte (perché qui il dialogo è essenziale) - risponde esattamente alla logica dell'equità, intesa come pari opportunità per persone o segmenti della popolazione ai quali finora sono state compresse o quasi totalmente negate.
Questa è un'azione molto importante e il fatto che il Presidente Monti abbia attribuito al Ministro Fornero - che ha anche la responsabilità del lavoro e delle politiche sociali - la delega sulle pari opportunità non è casuale: si tratta, infatti, di una sovrapposizione di temi e di politiche molto importante, che consente di svolgere un lavoro che non sia a compartimenti stagni.
Il lavoro però va incoraggiato anche con politiche di servizi (servizi per gli anziani e per i bambini), perché il lavoro delle donne possa essere svolto. Abbiamo detto molte volte che fino a quando la cura delle persone anziane graverà interamente


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sulle donne - fatto non necessario né probabilmente ottimale perché parte degli anziani nutre il desiderio di appoggiarsi sui figli (non è neanche detto che altre soluzioni non possano contemplare la presenza di figli o di parenti di entrambi i generi in modo costante e vicino alla persona che necessita di cure) - andrà affrontato il tema del lavoro di cura e della conciliazione.
Come ho già avuto modo di dire altre volte, il tema della conciliazione non va affrontato solo in una prospettiva di genere, perché la conciliazione è un argomento che interessa in eguale misura uomini e donne. Qualche volta si tende a declinarlo richiamando l'esigenza di utilizzare il part-time o di sottoscrivere contratti di un certo tipo per consentire alle donne di lavorare , mentre invece bisogna consentire a uomini e donne di avere una famiglia e di non essere per questo penalizzati nel mondo del lavoro.
Vi posso assicurare che esistono Paesi nei quali le imprese stesse intraprendono politiche di personale in base alle quali è evidente anche nei risultati che avere figli è un valore per la società, quindi anche per l'impresa e per la sua produttività (questo è il concetto importante che deve passare); si tratta di Paesi che possono indurci ad adottare buone pratiche. Dobbiamo quindi sforzarci in tal senso sia per evitare forme contrattuali che finiscono per gravare interamente sulle donne, sia per favorire politiche di conciliazione di lavoro e famiglia, che possano consentire di spendere un certo tempo anche in attività ricreative o sociali.
Ci sono poi azioni specifiche sul lavoro delle donne - alcune intraprese a livello di Governo - come le politiche di detassazione IRAP per l'occupazione di giovani e di donne (con un'accentuazione degli sgravi per il Mezzogiorno) - e le politiche che servono per incentivare l'imprenditoria femminile.


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Su tale ultimo aspetto è necessaria una certa cautela: è vero che siamo un popolo di imprenditori e di lavoratori autonomi, ma forse lo siamo anche - qui le donne hanno molta inventiva e molte frecce al loro arco - perché in certi ambiti le porte sono chiuse (quando le porte sono chiuse ti inventi una professione, fai il lavoratore autonomo, apri una Partita IVA e fai l'imprenditore). Questo in molti casi è un ripiego o un adattamento a soluzioni che non possiamo definire ottimali.
Alcune questioni interessanti riguardano la necessità di eliminare le discriminazioni nell'accesso al credito; si tratta di un aspetto importante, perché, come alcuni colleghi economisti hanno dimostrato, risulta che a parità di condizioni le donne hanno un accesso al credito più difficoltoso e pagano tassi di interessi più alti, indipendentemente dalla loro capacità di estinguere il debito. Indagini della Banca d'Italia dimostrano che le donne sono maggiormente vittime dell'usura, probabilmente per la stessa motivazione.
Ci sono infine politiche per la prevenzione, la salute e la sicurezza. Qualcuno mi ha suggerito di includere anche le politiche per il riconoscimento pieno della medicina di genere: su questo tema rifletteremo e, se avete suggerimenti in questo o in altri ambiti, saremo ben contenti di ascoltarli.
Credo di poter confidare sul fatto che voi abbiate l'impressione che di lavoro ce n'è tanto, che questo lavoro è molto trasversale, molto articolato e che quindi cercherò di promuovere il più possibile collaborazioni con altri Ministeri, in modo da fare sinergia. Spero però di avervi trasmesso tutto il mio impegno e la mia passione per un tema che sento molto, che non voglio considerare secondario rispetto agli altri che mi sono stati affidati.


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Sono naturalmente disponibile a tornare nelle vostre Commissioni quando lo riterrete, ma in attesa di questi successivi incontri sono a disposizione per vostre domande, suggerimenti e richieste. Faccio presente che, a causa di altri impegni, dovrò allontanarmi intorno alle 15, 30.

PRESIDENTE. La ringrazio, Ministro Fornero. Poiché risultano diciotto iscritti a parlare e il Ministro, per altri impegni istituzionali, deve assentarsi alle 15,30, dobbiamo verificare se vi siano margini temporali per esaurire le domande. Teniamo anche in considerazione che il Ministro ha dato la sua disponibilità a tornare presso le Commissioni riunite e che lo svolgimento dell'audizione richiede almeno un paio d'ore.
Do la parola ai colleghi che intendano intervenire sull'ordine dei lavori.

MASSIMILIANO FEDRIGA. Presidente, se il Ministro dà la disponibilità, potremmo iniziare oggi con il ciclo delle domande e proseguire la prossima volta.
Chiederei però che in questa seduta ci fosse almeno un intervento dell'opposizione, dal momento che ci sono gruppi che hanno dato la fiducia al Governo e altri che non l'hanno data. Chiederei, quindi, di rispettare il diritto di porre domande da posizioni diverse.

SESA AMICI. Vista la complessità delle linee guida illustrate dal Ministro, credo che per rispetto reciproco - come del resto prospettato dallo stesso Ministro - sia opportuno interrompere qui e rinviare ad altra seduta. Infatti, non si tratta solo di porre domande, ma anche di svolgere un ragionamento complessivo, che credo sia doveroso non soffocare.


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ELSA FORNERO, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Posso anche dire che nel giro di un giorno o due invierò ai due presidenti il testo scritto della relazione svolta, affinché rimanga a disposizione delle Commissioni e voi possiate fare osservazioni in merito.

PRESIDENTE. Chiarito che alle 15,30 dobbiamo salutare, ringraziandolo, il Ministro che si deve allontanare, vorrei sapere se qualcuno intenda oggi intervenire.

MARIO TASSONE. Si tratta di decidere se accogliere o meno la proposta dell'onorevole Amici; è necessario dare un'impostazione precisa e chiara ai nostri lavori.

PRESIDENTE. Mi pare di aver colto che la maggioranza di voi ritiene opportuno chiedere al Ministro di tornare martedì mattina, per dare una sorta di continuità al lavoro fin qui svolto, considerato che gli iscritti a parlare sono diciotto.
Quindi, si tratta di verificare la disponibilità del Ministro, il quale potrà dare un'indicazione anche quando invierà il testo scritto della sua relazione.

BARBARA POLLASTRINI. Presidente, molti di noi hanno degli impegni martedì!

ELSA FORNERO, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Sarebbe possibile rinviare alla giornata di mercoledì?

PRESIDENTE. Mercoledì prossimo non sembrano esservi margini per il seguito dell'audizione, atteso che saremo impegnati nell'esame del decreto-legge di proroga delle missioni internazionali.
Il Ministro potrà comunicare le sue disponibilità anche successivamente; sarà poi cura della presidenza, d'intesa con


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il presidente Moffa, con l'eventuale ausilio degli uffici di presidenza, stabilire, nel giro di ventiquattro ore, i tempi e le modalità di prosecuzione dell'audizione.

PAOLA CONCIA. Vista la complessità delle questioni, vorrei chiedere al Ministro Fornero se fosse possibile assicurare per la prossima seduta una disponibilità di almeno due ore.

ELSA FORNERO, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Mi impegno in tal senso.

PRESIDENTE. L'ho premesso: non meno di due ore, perché abbiamo diciotto o diciannove interventi! A tale riguardo, resta inteso che non ammetterò altri iscritti a parlare, oltre a quelli già previsti, perché altrimenti rischieremmo di non concludere in tempo l'audizione.
Ringrazio il Ministro, cui sarà nostra cura comunicare il giorno in cui svolgere il seguito dell'audizione, non appena avrà inviato il testo scritto della relazione, facendoci sapere le sue disponibilità.
Rinvio il seguito dell'audizione ad altra seduta.

La seduta termina alle 15,10.