• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
S.4/06693 [Mantenere la sede di Quarto d'Altino dell'Assa Abloy come centro produttivo e distributivo]
LEGGI ANCHE IL TESTO DELLA RISPOSTA ALL'INTERROGAZIONE
Testo della risposta scritta



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-06693 presentata da MARCO STRADIOTTO
giovedì 26 gennaio 2012, seduta n.665

STRADIOTTO, STIFFONI - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la Ditec SpA è un'azienda che produce automazioni per porte e cancelli automatici residenziali e industriali. Nel 2009 è stata acquisita dalla multinazionale svedese Assa Abloy, con sede legale a Stoccolma, ha tre siti produttivi in Italia ed impiega, attualmente circa 130 lavoratori presso la sede di Quarto d'Altino (Venezia), oltre a tutto l'indotto di fornitori e assemblatori esterni;

l'azienda multinazionale il 6 dicembre 2011 ha comunicato alle rappresentanze sindacali la decisione di chiudere, oltre allo stabilimento di produzione sito in Treviolo (Bergamo) nella prima metà del 2012, quello con sede in Quarto d'Altino (Venezia) entro il 2013, delocalizzando l'attuale produzione per una parte in Repubblica ceca e per l'altra in Cina, nonché trasferendo la logistica da Quarto d'Altino presso la sede legale di Caronno Pertusella (Varese);

per effetto di questa decisione l'azienda ha preannunciato il licenziamento di 90 dei 130 dipendenti dell'attuale sede di Quarto d'Altino, con ulteriori gravi conseguenze occupazionali e sociali anche per i numerosi lavoratori che operano nell'indotto;

la delocalizzazione all'estero dell'attività di produzione e distribuzione della sede di Quarto d'Altino, considerato centro di eccellenza - tanto che ivi sarebbe mantenuto il centro ricerca e sviluppo dell'azienda - e da cui dipende la maggior parte del fatturato dell'intero gruppo Ditec, significherebbe una gravissima ed ingiustificata perdita di posti di lavoro e di professionalità che, nel corso di un'esperienza trentennale, hanno permesso all'azienda di raggiungere importanti risultati sotto il profilo produttivo ed economico;

la Ditec di Quarto d'Altino ad oggi non ha mai dato alcun segnale di crisi, avendo addirittura aumentato negli ultimi anni gli ordini e non avendo utilizzato nemmeno un'ora di cassa integrazione; gli stessi lavoratori ricordano che i profitti nell'ultimo anno sono migliorati e che la multinazionale è in continua espansione, mediante le acquisizioni di nuovi stabilimenti e nuovi marchi;

ciò rafforza l'inaccettabilità della decisione dell'attuale governance aziendale di chiudere un sito produttivo che ha raggiunto livelli di eccellenza, riconosciuti peraltro dagli stessi vertici della multinazionale, che appare mirata alla progressiva chiusura delle aziende operanti in Italia, anche di quelle che possiedono un positivo livello di redditività, in funzione di una delocalizzazione guidata da logiche economiche che tengono conto solo delle convenienze della proprietà e del maggior profitto;

il 9 gennaio 2012, presso il Ministero dello sviluppo economico si è tenuto un tavolo tecnico, durante il quale il Ministero ha assunto l'impegno per un'azione sul Governo svedese e sui vertici della multinazionale Assa Abloy;

dal 10 gennaio 2012 i lavoratori sono in assemblea permanente, bloccando la produzione;

infine, da recenti notizie, il 25 aprile prossimo ci sarà l'assemblea della multinazionale;

non si tratta di una battaglia sindacale di retroguardia, ma di sostenere l'evoluzione del nostro sistema produttivo e di salvaguardare i livelli occupazionali e le capacità professionali maturate nello stabilimento di Quarto d'Altino,

si chiede di sapere:

se non si ritenga di chiedere il ritiro della proposta avanzata dall'amministratore delegato e l'apertura di una trattativa con la finalità di mantenere la sede di Quarto d'Altino come centro produttivo e distributivo, già leader anche dei prodotti realizzati su misura (serramenti e porte automatiche) per il mercato italiano ed europeo;

se il Governo non ritenga opportuno presentare con urgenza al Parlamento anche delle iniziative di carattere legislativo per disciplinare in via generale e preventiva situazioni analoghe, stabilendo una serie precisa di oneri - economici e non - da porre a carico di aziende multinazionali, quale concorso per far fronte alle conseguenze negative sul piano occupazionale, sociale ed ambientale provocate dallo smantellamento di aziende vitali e competitive, oneri esigibili all'atto della dismissione di siti produttivi e/o di reti distributive in Italia, non giustificati da crisi o cali del fatturato, anche dopo pochi anni dalla loro acquisizione;

se non ritenga opportuno introdurre un contesto normativo più rigoroso che tuteli, in particolar modo, il know how delle aziende italiane che rappresentano l'eccellenza del tessuto produttivo, al fine di scongiurare che aziende multinazionali possano essere in grado di acquisire e replicare a basso costo, attraverso la delocalizzazione delle produzioni, il know how italiano nel mondo;

se e quali iniziative si intenda intraprendere nei confronti del Governo svedese e della multinazionale.

(4-06693)