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Atto a cui si riferisce:
S.1/00535 [Prevenzione e contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica]



Atto Senato

Mozione 1-00535 presentata da GIULIANA CARLINO
mercoledì 25 gennaio 2012, seduta n.663

CARLINO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA - Il Senato,

premesso che:

la violenza di genere non è un problema che riguarda la sfera privata. Al contrario, essa rappresenta il simbolo più brutale dell'ineguaglianza esistente nella società. Si tratta di una violenza che si rivolge contro le donne per il fatto stesso d'essere tali, per essere considerate dai loro aggressori carenti dei diritti minimi di libertà, rispetto e capacità decisionale;

la violenza sulle donne costituisce un reato grave, una forma di discriminazione e una violazione dei diritti umani che ostacola o rende impossibile il godimento di altri diritti umani, compromettendo altresì il raggiungimento della parità di opportunità tra donne e uomini;

l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) nella IV Conferenza Mondiale del 1995 ha già riconosciuto che la violenza contro le donne è un ostacolo per il raggiungimento degli obiettivi di eguaglianza, sviluppo e pace e che contravviene all'esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Inoltre, definisce la violenza come una manifestazione di relazioni di potere storicamente diseguali tra donne ed uomini. Esiste già una definizione tecnica della sindrome della donna maltrattata: le aggressioni subite dalla donna producono condizionamenti socioculturali che agiscono sul genere maschile e femminile collocando la donna in una condizione di subordinazione nei confronti dell'uomo. Tale condizionamento si manifesta nelle tre sfere relazionali fondamentali della persona: nella vita privata, nella relazione di coppia, nei luoghi di lavoro;

i poteri pubblici non possono disinteressarsi della violenza di genere, la quale costituisce uno degli attacchi più evidenti a diritti fondamentali come quello alla libertà, all'eguaglianza, alla vita, alla sicurezza e alla non discriminazione che sono proclamati nella Costituzione. Questi stessi poteri pubblici, in osservanza della Costituzione, hanno l'obbligo di adottare azioni positive e sorvegliare affinché questi diritti siano reali ed effettivi, rimuovendo gli ostacoli che impediscono o rendono difficile la loro realizzazione;

considerato che:

la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e la violenza domestica (aperta alla firma degli Stati membri del Consiglio d'Europa, degli Stati non membri i quali hanno partecipato alla sua elaborazione a Istanbul l'11 maggio 2011, e dell'Unione europea) rappresenta il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza;

la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e la violenza domestica è certamente il più completo degli strumenti vincolanti esistenti nel proporre un inquadramento esaustivo teso a prevenire la violenza sulle donne, proteggerne le vittime, perseguirne i perpetratori e definire una vasta gamma di provvedimenti per affrontare tale flagello in tutta la sua complessità. Occorre pertanto che tale convenzione entri in vigore quanto prima e sia ratificata da quanti più Stati possibile, in modo da salvare e cambiare le vite di milioni di vittime apportando un contributo concreto al miglioramento del rispetto dei diritti umani e dello status delle donne, in Europa come altrove;

la Convenzione contiene un messaggio politico forte, che esorta ad un cambio di mentalità in seno alla società per estirpare i pregiudizi fondati sulla cosiddetta inferiorità delle donne o sui ruoli stereotipati attribuiti a donne e uomini; la Convenzione afferma infatti che spetta agli Stati prevenire, fermare e sanzionare la violenza sulle donne, sia domestica sia esterna, e che nessun argomento di natura culturale, storica o religiosa può essere addotto per giustificare o scusare la violenza verso le donne;

la Convenzione è altresì apprezzabile in quanto strumento giuridico che stabilisce norme esigenti e avanzate, e in particolare per la sua ampia portata personale e materiale, il suo approccio incentrato sulle vittime, l'obbligo di penalizzazione, efficienza investigativa e procedimentale nei confronti delle forme di violenza contemplate dalla convenzione, nonché per il suo meccanismo di monitoraggio forte, indipendente e innovativo;

la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e la violenza domestica potrebbe salvare e cambiare le vite di milioni di vittime e dare un contributo concreto al miglioramento del rispetto dei diritti umani e dello status delle donne, in Europa come altrove; affinché ciò accada, tuttavia, la convenzione dovrà essere firmata e ratificata da un numero di Stati membri del Consiglio d'Europa sufficiente a consentirne l'entrata in vigore, ovvero 10 ratifiche inclusi 8 Stati membri; occorrerà inoltre che il maggior numero possibile di Stati la firmi e la ratifichi, per applicarla poi effettivamente,

impegna il Governo:

a provvedere nel più breve tempo possibile alla firma e alla presentazione del disegno di legge di ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e la violenza domestica;

ad accelerare l'adozione di provvedimenti per adeguare la legislazione nazionale alla Convenzione, in modo da permetterne l'attuazione;

ad applicare la Convenzione non solo alle donne, ma anche alle altre vittime di violenza domestica;

ad organizzare campagne di sensibilizzazione per promuovere la conoscenza del fenomeno della violenza sulle donne in tutti gli ambiti della società;

a contribuire su base volontaria al sostegno delle attività intraprese dal Consiglio d'Europa per promuovere la Convenzione e facilitarne la firma e la ratifica.

(1-00535)