• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/06605 [Conflitto di interessi delle agenzie di rating]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-06605 presentata da ELIO LANNUTTI
mercoledì 18 gennaio 2012, seduta n.658

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che in un articolo de "Linkiesta" del 16 gennaio 2012 dal titolo "Così l'Europa si è consegnata alle agenzie di rating" si legge: «I mercati hanno sbadigliato, gli europarlamentari hanno risposto con il solito appello alle regole, ma le leggi europee lo dicono chiaro: dalle agenzie di rating non si prescinde. Alla riapertura delle contrattazioni dopo la raffica di declassamenti di Standard & Poor's, il canovaccio si ripete. Nulla di nuovo: come sostengono molti analisti macroeconomici, il mercato ha già scontato gli effetti della mossa di S&P, e nelle sale operative ormai nessuno considera dirimente il giudizio espresso dalle tre sorelle del rating. Generalmente, secondo il principio tale per cui un emittente non può avere un merito creditorio superiore al proprio Stato di provenienza - nei giorni successivi all'azione sullo Stato le agenzie di rating contestualmente abbassano il voto a società strettamente legate al Paese declassato, come utilities e banche. Per Eni, Enel, Terna, Unicredit, Intesa Sanpaolo scendere alla tripla B+, livello superiore di soli due gradini (ovvero due "notch") rispetto a BBB-, cioè il livello minimo affinché un emittente sia considerato in grado di ripagare i propri creditori (il cosiddetto "investment grade"), aumenterà di certo gli interessi sulle emissioni obbligazionarie, ma difficilmente comporterà una rivoluzione nei portafogli dei fondi italiani. "Il mercato si è già liberato della carta italiana al di là del downgrade, perciò non mi aspetto grosse vendite se non sulla parte subordinata dei bancari. Certo, dipende anche dal risk management: alcuni grandi investitori istituzionali vendono se il giudizio è condiviso da almeno due agenzie di rating. In altre parole, dipende dalla capacità del fondo di valutare i fondamentali rispetto all'etichetta del rating" osserva Giovanni Fracasso, private banker presso Banca Albertini Syz. "Più che i fondi mi preoccupano le gestioni indicizzate o i grandi Etf americani sui titoli di Sato, che tollerano un rischio sovrano minimo pari ad A". Alcuni bond, come l'emissione di Campari a scadenza 2015, quella di Luxottica al 2014 e quelle Eni al 2015 e 2014, quotano tutti sopra la parità. Caso diverso per le obbligazioni bancarie: oggi, seppure in una giornata di volumi molto sottili per via della chiusura di Wall Street per il Martin Luther King day, un broker svizzero sotto garanzia di anonimato ha spiegato a Linkiesta di aver visto pesanti vendite da parte di un asset manager inglese sul debito subordinato di Unicredit e Intesa Sanpaolo. Lo scetticismo unanime degli operatori nei confronti di S&P si concentra soprattutto su un dato: oggi Roma ha lo stesso merito creditorio di Dublino, che ha ricevuto aiuti all'Ue per 85 miliardi di euro, e presenta un deficit migliore di Parigi. "Dopo il declassamento degli Usa il rendimento dei Treasuries non ha fatto altro che ridursi mentre l'indice Standard & Poor's ha guadagnato l'8%", nota Alessandro Frigerio, gestore di Rmj Sgr. Insomma, il rating preoccupa soltanto i politici. Oggi il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble ha detto di voler accelerare l'iter per "stabilire i criteri di trasparenza e assicurare che le agenzie di rating non abbiano interessi economici" che possano interferire con le loro decisioni, dimostrandosi favorevole a un'agenzia di rating comunitaria. Una soluzione che non risolve però il vero problema, cioè l'automatismo con cui, in alcuni casi, il rating è applicato a fini regolamentari. "Uno tra gli esempi più significativi di affidamento della regolamentazione sui rating è rappresentato dall'accordo c.d. "di Basilea 2" sui requisiti di capitale delle banche", scrive Luca Enriques, commissario Consob dal 2007, in un paper del 2010 in cui si spiega che: "Basilea 2, così come le disposizioni che ne hanno recepito i contenuti, indica gli standard che le banche devono rispettare per affrontare tre dei principali rischi connessi alla propria operatività: il rischio operativo, il rischio di credito - comprensivo del rischio di controparte - e il rischio di mercato". Nelle nuove norme di Basilea III, ancora in fieri, a proposito del ricorso al rating esterno si legge che gli istituti di credito: "dovrebbero valutare le esposizioni, indipendentemente dal fatto che esse siano provviste di rating o meno, e determinare se le ponderazioni applicate a tali esposizioni, in base al metodo standardizzato, sono adeguate in relazione al loro rischio intrinseco". Anche se, sul lungo periodo, vale il principio per cui: "Se una banca investe in una particolare emissione cui è stata attribuita una specifica valutazione, la ponderazione del credito sarà basata su tale valutazione". Con la direttiva CRD IV, Bruxelles recepisce gli standard di Basilea III, affermando: "i requisiti di capitale necessari ad ammortizzare il rischio di credito richiedono una misurazione dello stesso. A volte i rating esterni, seppure imperfetti, rimangono la migliore soluzione disponibile". C'è di più: la direttiva del Parlamento europeo dello scorso 8 giugno, nel modificare il regolamento 1060/2009, che amplia la legislazione europea in materia introducendo alcuni obblighi come quello di registrazione all'interno dell'Ue, evidenzia che banche, fondi e intermediari "possono utilizzare a fini regolamentari solo rating emessi da agenzie di rating stabilite nell'Unione e registrate conformemente al presente regolamento". Un riconoscimento esplicito, così come nell'ultima risoluzione adottata da Strasburgo si ammette esplicitamente: "il problema-chiave (del sistema finanziario europeo, ndr) è la dipendenza dalle agenzie di rating". Poco dopo però si scrive: "se il rating esterno adempie uno scopo regolamentare, non dovrebbe essere classificato come opinione". Negli Usa, le agenzie di rating si sono sempre appellate alla protezione del primo emendamento: "Le nostre erano solo opinioni", hanno detto, e non devono essere prese come unica forma di valutazione della bontà di un investimento. L'Europa, invece, stenta ancora a riconoscerlo e scriverlo chiaramente sui Trattati»;

considerato che:

le tre maggiori agenzie di rating sono delle entità private strutturate come società per azioni e quindi parte della logica di mercato, e sono sottoposte al principio del massimo profitto possibile;

inoltre hanno partecipazioni dirette, anche attraverso i membri dei loro consigli direttivi, board of directors, nelle più grandi corporation internazionali e delle più grandi banche internazionali, pesantemente coinvolte nelle operazioni di finanza derivata, cioè in quelle speculazioni finanziarie principalmente responsabili delle bolle speculative e dell'attuale crisi finanziaria sistemica globale;

a conferma si riporta un'analisi del 2005 relativa delle tre agenzie di rating dirigenziali (come già riportato nell'interpellanza 2-00198 a firma dell'interrogante):

1) la Standard & Poor's (S&P) è sussidiaria della multinazionale McGraw-Hill Companies, con sede centrale a New York, colosso delle comunicazioni, dell'editoria, delle costruzioni e presente in quasi tutti i settori economici. La multinazionale, proprietaria anche di Business Week, nel 2005 vantava un fatturato di 6 miliardi e un profitto di 844 milioni di dollari. Il presidente di McGraw-Hill è Harold McGraw III, che è, tra le altre cose, contemporaneamente membro del Board of Directors della United Technology (multinazionale degli armamenti) e della ConocoPhillips (petrolio ed energia). È stato anche membro del "Transition Advisory Committe on Trade" del presidente George W. Bush, padre dell'ex capo della Casa Bianca. Tra i membri del Board of Directors della McGraw-Hill, che decidono quindi anche dell'attività della S&P, figurano: sir Winfried Bishoff, presidente della Citigroup Europa e uomo di punta della Henry Schroder Bank di Londra; Dougals N. Daft, presidente della Coca Cola Co.; Hilde Ochoa-Brillenmbourg, alto responsabile della Credit Union del FMI-World Bank; James H. Ross, della British Petroleum; Edward B. Rust Jr., presidente della'assicurazione State Farm Insurance Company (gigante del settore assicurativo, bancario e immobiliare, sotto scrutinio per le politiche troppo disinvolte dopo l'urgano Katrina), direttore della Helmyck & Payne, colosso del settore petrolifero e già membro del Transition Advisory Team Committee on on Education della presidenza di George W. Bush (padre); Sidney Taurel, presidente della farmaceutica Eli Lilly (che in passato ha vantato tra i suoi dirigenti anche Kenneth Lay, condannato per la bancarotta della Enron) e direttore dell'IBM, già membro nel 2002 dell'Homeland Security Advisory Council (l'apparato dell'antiterrorismo);

2) l'agenzia di rating Fitch di New York è sussidiaria della multinazionale dei servizi finanziari Fimalac, con sede centrale a Parigi. Nel 2005 la multinazionle americana delle comunicazioni Hearst Corporation ha rilevato il 20 per cento del pacchetto azionario. Il suo presidente è Marc Ladreit de Lacharriere, uomo della Renault e della Banque Suez. Tra i membri del Board of Directors figurano: David Dautresme della banca Lazard Freres; Philippe Lagayette della JPMorgan & Cie; Bernard Mirat della Cholet-Dupont (finanza); Bernard Pierre della Fremapi (metalli preziosi). La Fimalac vanta anche un International Advisory Board per dare più lustro e potere alla multinazionale, che nel 2002 annoverava tra gli altri: Felix Rohatyn della Lazard Freres, l'uomo che ha recentemente smantellato l'industria americana dell'auto, Sholley della UBS Warburg, Reimnits della Kommerz Bank, Peberan della Parisbas, rappresentanti della Nestléè, della Bentelsmann e anche l'ex presidente della Federal Reserve americana Paul Volker e l'italiano Lamberto Dini;

3) l'agenzia di rating Moody's è sussidiaria della Moody's Corporation, con sede centrale a New York. Il presidente è Raymond W. McDaniel Jr. Tra i membri del Board of Directors figurano: Basil L. Anderson della Stables Inc. e della Hasbro Inc (due giganti del settore vendite e servizi); Robert Glauber della ING Group (settore bancario e assicurativo con base in Olanda), già sottosegretario del ministero delle finanze americano nel periodo 1989-92; Henry Mc Kinnell, della multinazionale farmaceutica Pfizer e della Exxon Mobil (petrolio); Nancy S. Newcomb della Citigroup e della Sysco Corporation (settore alimentare); John K. Wulff, della multinazionale chimica Herculer, della KPMG (la multinazionale di consulenza finanziaria e di certificazione dei bilanci), della Sunoco (petrolio) e della Fannie Mae (che, insieme alla Freddie Mac, detiene quasi per intero il pacchetto ipotecario immobiliare americano);

a giudizio dell'interrogante, le suddette tre agenzie americane di rating non sono solamente l'espressione dell'intreccio dominante delle multinazionali, ma in particolar modo sono una struttura organizzata delle principali banche del pianeta che controllano il sistema finanziario e debitorio delle nazioni e di tutti i settori dell'economia sia privata che pubblica. Ma la cosa che si vuole con precisione sottolineare è l'influenza determinante esercitata sulle "tre sorelle" da quella finanza altamente speculativa che è responsabile della gigantesca bolla in derivati finanziari che ha precipitato il mondo intero in un processo di crisi sistemica;

come riportato in numerosi atti di sindacato ispettivo in Senato (2-00198, 2-00208 1-00482, 3-02406, 4-05653, 4-05769, 4-05271, 4-05824) diverse Procure della Repubblica stanno attivando procedimenti di inchiesta sull'agenzie di rating per gravissimi reati;

il Commissario europeo per il mercato interno, Michel Barnier, il 20 ottobre 2011 ha dichiarato che ''Le agenzie di rating sono una delle cause della crisi, non hanno saputo anticiparla, non hanno dato il giusto rating ai prodotti, hanno fatto valutazioni sbagliate che hanno avuto un effetto grave'',

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga che le società di rating, poiché sono pagate dai committenti e non dagli investitori, sono portatrici di un conflitto di interessi, che ha mostrato tutta la sua evidenza negli scandali finanziari mondiali che hanno riguardato società come Enron, Worldcom e Parmalat;

se non ritenga che tali agenzie di siano un attore del mercato e pertanto non immuni dai cicli dei mercati e dagli errori che ne derivano e che, non essendo esse europee, potrebbero esserci pregiudizi sui mercati quando si arriva alla valutazione di specifiche questioni europee;

se non ritenga, inoltre, che le agenzie di rating Moody's, Standard & Poor's e Fitch abbiano rapporti di puro interesse con alcune banche d'affari e quindi stiano tentando di riprodurre quello che già sta accadendo, cioè abbattere la solvibilità degli Stati per finalità prettamente speculative;

come intenda attivarsi in sede europea per dirimere gli eventuali conflitti d'interesse delle agenzie di rating e accrescerne la responsabilità;

quali iniziative di competenza, nelle opportune sedi internazionali, intenda adottare per spronare ogni azione atta ad interrompere la dipendenza dell'Unione europea dal giudizio delle agenzie di rating e contribuire a limitare il potere di entità monopolistiche private, quali Moody's, Standard & Poor's e Fitch, che possono condizionare la politica economica degli Stati sovrani, i quali non devono continuare a dipendere da giudizi di parte, e come tali non sempre affidabili;

se non intenda attivarsi, nelle opportune sedi di competenza, al fine di sollecitare l'emanazione di norme europee che prevedano la possibilità di ricorrere giudiziariamente in sede civile contro giudizi scorretti delle agenzie relativi alla solidità creditizia delle nazioni europee;

quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di sollecitare un'azione, coordinata a livello internazionale, per ridefinire le regole e i progetti per un nuovo sistema monetario e finanziario internazionale, per una nuova "Bretton Woods" capace di promuovere un nuovo ordine economico mondiale più giusto.

(4-06605)