• Testo interrogazione in commissione

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Atto a cui si riferisce:
C.5/05943 [Gestione del servizio idrico e depurazione nel comune di Carinola]



PICIERNO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
la Corte costituzionale, con sentenza n. 335 del 15 ottobre 2008, ha provveduto a dichiarare l'incostituzionalità dell'articolo 14, comma 1, della legge 5 gennaio 1994, n. 36, recante «Disposizioni in materia di risorse idriche», come anche successivamente modificato dall'articolo 28 della legge 31 luglio 2002, n. 179, recante «Disposizioni in materia ambientale», ove si dispone che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti «anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi». Per analoga ragione, la Corte ha dichiarato l'incostituzionalità dell'articolo 155, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante «Norme in materia ambientale». La citata sentenza della Corte costituzionale, dunque, determina la cessazione del pagamento della tariffa relativa al servizio di depurazione, nel caso in cui il cittadino-utente non usufruisca della relativa prestazione da parte dell'ente gestore del servizio idrico;
il decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, recante «Misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione

dell'ambiente», convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2009, n. 13, ha confermato, dando seguito alla citata sentenza della Corte costituzionale, che la quota da parte degli utenti del servizio idrico e di depurazione di cui non usufruiscono non è dovuta, quantomeno fino all'«avvio delle procedure di affidamento delle prestazioni di progettazione o di completamento delle opere necessarie alla attivazione del servizio di depurazione, purché alle stesse si proceda nel rispetto dei tempi programmati», ai sensi dell'articolo 8-sexies, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208. Peraltro, il comma 2 dell'articolo 8-sexies impone l'obbligo in capo ai gestori del servizio idrico di rimborsare la quota di tariffa non dovuta riferita al servizio di depurazione non espletato, al netto degli oneri «derivanti dalle attività di progettazione, di realizzazione, di completamento o avviate», anche in forma rateizzata «entro un massimo di 5 anni a decorrere dal 1o ottobre 2009». I successivi commi 4 e 5 dell'articolo 8-sexies, del citato decreto, impongono ai singoli gestori di fornire agli utenti «le informazioni minime in ordine al programma per la realizzazione, il completamento, l'adeguamento e l'attivazione degli impianti di depurazione previsto dal rispettivo Piano d'ambito, nonché al suo grado di progressiva attuazione, e le relative forme di pubblicità, ivi inclusa l'indicazione all'interno della bolletta». Inoltre, nell'ambito delle informazioni fornite all'utenza devono rientrare anche «quelle inerenti al consuntivo delle spese già sostenute ed al preventivo delle spese che il gestore deve ancora sostenere, a valere sulla quota di tariffa vincolata a coprire gli oneri derivanti dalle attività di cui al comma 4, nonché all'osservanza dei tempi di realizzazione previsti»;
con un successivo decreto attuativo del 30 settembre 2009, n. 102, recante «Criteri per la restituzione agli utenti della quota di tariffa non dovuta riferita al servizio di depurazione», in attuazione del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 13, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha provveduto a stabilire i criteri ed i parametri per la restituzione agli utenti della quota di tariffa non dovuta;
da quanto risulta da un parere depositato presso il comune di Carinola, da parte del gruppo consiliare denominato «Coraggio e Libertà», il comune, in qualità di gestore del servizio idrico e depurazione per il proprio territorio, non ha provveduto né a ricostruire il programma temporale delle attività di progettazione, di realizzazione o di completamento eventualmente avviate alla data di pubblicazione della citata sentenza della Corte costituzionale, dandone comunicazione al cittadino-utente ai sensi dei commi 4 e 5 dell'articolo 8-sexies del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, e dell'articolo 8 del decreto attuativo del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, n. 102, né ha provveduto ad adeguare la tariffa applicata per il servizio di depurazione ai sensi del citato decreto-legge n. 208, così come convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 13, atteso che, da quanto risulta, non c'è una prestazione corrispondente ed adeguata in riferimento al servizio di depurazione, inteso come trattamento e smaltimento delle acque reflue e dei fanghi di risulta mediante idonei processi tecnologici. Lo stesso comune di Carinola, peraltro, non sembra aver ottemperato nemmeno alla rielaborazione delle bollette relative agli anni 2007, 2008, 2009 e 2010, adeguandole alla normativa intervenuta a seguito della sentenza 335/2008 della Corte costituzionale, e calcolando le somme eventualmente riscosse indebitamente dal gestore-comune, da restituire nei tempi e nelle modalità previste dagli articoli 6 e 7 del decreto attuativo del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare n. 102 del 2009;
in ordine alla procedura di informazione agli utenti e monitoraggio degli obblighi informativi previsti dagli articoli 8 e 9 del decreto attuativo n. 102 del 2009 del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ed alla perdurante

inadempienza dell'amministrazione comunale di Carinola, va chiarito che il comma 2 dell'articolo 9 del citato decreto attuativo dispone che «nel caso di inadempienze del gestore si applicano le disposizioni di cui all'articolo 152, commi 2 e 3, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152», ove si prevede che «qualora l'Autorità d'ambito non intervenga, o comunque ritardi il proprio intervento, la regione, previa diffida e sentita l'Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti, esercita i necessari poteri sostitutivi, mediante nomina di un commissario ad acta». Qualora la stessa regione non adempia, i predetti poteri sostitutivi «sono esercitati, previa diffida ad adempiere nel termine di venti giorni, dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, mediante nomina di un commissario ad acta»;
il tema della scarsa efficienza, se non del cattivo funzionamento, di alcuni impianti di depurazione in Campania, tra cui quello di Orta di Atella, Marcianise, Cuma, Napoli Nord e Foce Regi Lagni - quelli, cioè, realizzati dalla Cassa per il Mezzogiorno ed affidati nel 2006 ad Hydrogest, in project financing, affinché li mettesse a norma e li potenziasse - appare necessitante di un supplemento di attenzione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Occorre far menzione, ancorché sinteticamente, di alcune vicende giudiziarie che riguarderebbero alcune imprese trasportatrici delle scorie, vale a dire dei fanghi prodotti dai depuratori, per presunte infiltrazioni malavitose. Sono note anche alcune inchieste giudiziarie a carico della stessa Hydrogest, per cui è ipotizzato addirittura il reato di disastro ambientale, e quelle che hanno portato all'arresto di Enrico Fabozzi, presidente della commissione regionale di inchiesta Hydrogest, che avrebbe dovuto appurare eventuali illeciti e vigilare sull'operato dell'impresa, citato da due pentiti del clan Bidognetti -:
se il Ministro sia a conoscenza delle situazioni di fatto in premessa, e se intenda avviare, ai sensi dell'articolo 152, comma 3, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, previa diffida, le procedure di nomina di un commissario ad acta, attese le inadempienze e l'immobilismo della regione Campania in tal senso;
quali iniziative eventualmente intende attuare, per quanto di sua competenza, per far piena luce sulle oscure vicende concernenti le strutture di depurazione delle acque reflue citate in premessa.
(5-05943)