• Testo interrogazione in commissione

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Atto a cui si riferisce:
C.5/05937 [Emergenza ambientale nel mare della Toscana]



MARIANI, VELO, SANI, REALACCI, BENAMATI, BOCCI, BRAGA, BRATTI, ESPOSITO, GINOBLE, IANNUZZI, MARANTELLI, MARGIOTTA, MORASSUT, MOTTA e VIOLA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
come già segnalato con l'interrogazione a risposta in commissione n. 5-05921 del 12 gennaio 2012, il 17 dicembre 2011, nel mare Tirreno, a circa 20 miglia al largo di Livorno, sono stati abbandonati per cause ancora da accertare circa 200 fusti di sostanze pericolose;
sulla vicenda si era registrata una scarsa attenzione fino a quando, il 29 dicembre, il giornale Il Tirreno ha pubblicato con grande risalto la notizia della «perdita» di un carico di sostanze tossiche; sulla base di una comunicazione inviata il giorno prima dalla guardia costiera ai sindaci dei comuni di Cecina e di Bibbona, è emerso che durante una tempesta, il cargo-traghetto «Venezia» della compagnia Grimaldi, in navigazione da Catania a Genova, avrebbe «perso» i due semirimorchi carichi di «sostanze solide inorganiche»; non sono state specificate qualità e quantità del materiale disperso in mare ma si è ipotizzato si tratti di sostanze infiammabili; inoltre la compagnia Grimaldi, a cui erano stati chiesti chiarimenti in merito, non aveva dato, alcuna risposta, mentre l'allarme è stato dato ben 11 giorni dopo l'inabissamento dei fusti;
sull'episodio la procura di Livorno ha aperto un'inchiesta e ha indagato il comandante della nave per violazione delle norme che regolano il carico e il trasporto di rifiuti speciali;
la direzione marittima livornese ha poi diffidato la compagnia Grimaldi a impegnarsi in ricerca, recupero ed eliminazione dei bidoni contenenti catalizzatori a base di monossido di cobalto e molibdeno (per circa 40 tonnellate);

il 30 dicembre il sito Greenreport ha pubblicato il preoccupato allarme di Legambiente arcipelago toscano, con cui si è chiesto alle istituzioni ed al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di attivarsi immediatamente per chiarire le responsabilità della vicenda e per impedire che abbia gravi ripercussioni sull'ecosistema marino;
solo il 31 dicembre sono state rese pubbliche notizie più dettagliate sulla vicenda: secondo quanto affermato dall'ammiraglio comandante della capitaneria di porto di Livorno, Ilarione Dell'Anna, i fusti sarebbero stati 224 contenenti ciascuno 200 chili di catalizzatori di monossido di cobalto e molibdeno; queste sostante, al contatto con l'aria, possono infiammarsi sprigionando polveri e gas nocivi, mentre la loro dispersione in acqua potrebbe provocare danni ingenti alla fauna ittica e ai fondali, come confermato da fonti ISPRA e ARPAT, citate nelle pagine regionali di Repubblica;
il «Venezia» avrebbe perso i due semirimorchi al largo della Gorgona ma l'equipaggio si sarebbe accorto della «scomparsa» solo diverse ore dopo, all'arrivo al porto di Genova;
un altro aspetto inquietante riguarda l'avvio di interventi e di ricerche da parte delle autorità competenti, che sarebbe avvenuto senza alcuna comunicazione ufficiale, avvalorando, ad avviso dell'interrogante, concretamente l'ipotesi che vi sia stata la volontà di non informare la popolazione sui pericoli per la salute e l'ambiente determinati dalla caduta in mare dei fusti tossici;
analoghe perplessità suscita la decisione di non prevedere alcun intervento di limitazione della pesca, pur essendo in presenza di tangibile pericolo di contaminazione della fauna ittica;
anche la prefettura sembra abbia preferito minimizzare la gravità del problema, pur avviando azioni ed interventi che lasciano trasparire un clima di evidente preoccupazione;
la vicenda contribuisce ad aggravare una situazione nota da tempo e che, come riportato da un articolo pubblicato sul quotidiano l'Unità del 4 gennaio a firma Gianni Lannes, vede il fondale antistante la costa livornese disseminato di bidoni contenenti sostanze tossiche;
il 10 gennaio il presidente della regione Toscana e il sindaco di Livorno hanno denunciato, in una conferenza stampa congiunta, ampiamente ripresa dai media, l'assoluta gravità della situazione, chiedendo un immediato intervento del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
appena un mese dopo, il 15 gennaio 2012, si è registrata un'altra drammatica sciagura nel mare Tirreno, con il naufragio della nave da crociera «Concordia» della compagnia «Costa»;
al di là delle prioritarie considerazioni in materia di sicurezza navale e di tutela dell'incolumità delle persone su cui la stessa magistratura ha avviato delle inchieste, l'affondamento di una nave di quelle dimensioni a pochi metri dall'isola del Giglio e a pochi chilometri dalla costa tirrenica rappresenta un enorme rischio di carattere ambientale;
come sottolineato dall'associazione ambientalista «Greenpeace», nelle cisterne della nave ci sarebbero circa 2.400 tonnellate di carburante; una quantità pazzesca se si considera che lo sversamento di solo tre/quattrocento tonnellate di carburante dal portacontainer RENA, in Nuova Zelanda, è stata sufficiente per uccidere circa 20 mila uccelli marini e inquinato decine di chilometri di costa;
sarebbe molto grave, se confermata, la notizia di accordi intercorsi tra il sindaco dell'isola del Giglio e il comandante della nave per modificare la rotta programmata in modo da far avvicinare pericolosamente il natante alla costa dell'isola, con tutti i rischi che questa condotta poteva comportare;
l'emergenza ambientale che si profila nel caso della Costa Concordia è tristemente

simile a quella che ha seguito l'affondamento, il 5 aprile 2007, della nave da crociera Sea Diamond a Santorini (Grecia) e ripropone la questione dei rischi causati dall'avvicinamento alla costa dei grandi traghetti;
desta preoccupazione che in un'area teoricamente protetta come il Santuario dei cetacei non esista alcuno strumento per bloccare una nave con carico pericoloso se è in corso una tempesta, come nel caso della Grimaldi Lines, o impedire alle navi da crociera di avvicinarsi pericolosamente alla costa, come avvenuto per la Costa Concordia;
il Santuario dei cetacei nasce da un accordo tra Italia, Francia e Monaco e dovrebbe tutelare l'Alto Tirreno e il Mar Ligure per le eccezionali caratteristiche ambientali dell'area; purtroppo il parco non è ancora stato attuato concretamente e non sono state avviate efficaci misure di gestione -:
se il Ministro interrogato non ritenga, per quanto di competenza, di dover fare piena luce su entrambe le vicende, accertandone tutte le responsabilità, che non possono essere limitate ai singoli episodi, ma ad un evidente leggerezza con cui vengono permessi piani di navigazione potenzialmente pericolosi per l'incolumità delle persone e per la tutela ambientale, altresì riferendo quali iniziative intenda assumere, con la massima urgenza, per provvedere, scongiurando ogni rischio di disastro ambientale, alla messa in sicurezza e alla bonifica della zona di mare interessata dalla dispersione dei fusti tossici, nonché allo svuotamento delle cisterne di carburante della nave Concordia e alla rimozione del suo scafo in condizioni di massima sicurezza.
(5-05937)