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Atto a cui si riferisce:
C.1/00802 [Ruolo dell'Italia nell'Unione Europea]



La Camera,
premesso che:
l'ideale dei padri fondatori dell'Europa puntava ad una profonda ed integrata identità europea per il rilancio dei valori e delle tradizioni comuni dopo le devastazioni totalitariste;
nel momento della attuale devastante crisi, è necessario tornare alla riaffermazione della identità e del metodo comunitari, accompagnando la perdita della sovranità nazionale ad un acquisto di sovranità politica da parte delle istituzioni europee come tali, in un quadro realmente comunitario e non puramente intergovernativo;
senza limitarsi alla dimensione meramente economicistica dell'attuale fase congiunturale, ciò impone un forte impegno per rilanciare l'azione politica europea sui grandi temi globali;
il percorso di integrazione europea ed il consolidamento della zona euro sono minacciati da una crisi globale, contagiosa perché dagli USA ha investito l'Europa, e che colpisce ormai direttamente gli Stati membri ed i loro debiti sovrani e deriva anche da evidenti limiti riguardanti il fatto che l'euro non è sostenuto da una governance realmente comunitaria dell'economia e dai limiti della funzione finora assegnata alla Banca centrale europea;
la risposta, ad avviso dell'Italia, deve essere un rafforzamento dell'Europa e del metodo comunitario, puntando anzitutto sul ruolo della Commissione, del Parlamento europeo e della Banca centrale europea;
l'opzione da perseguire, malgrado la grave rottura britannica durante il Consiglio europeo dell'8 e 9 dicembre 2011, è quella di modifiche ai trattati nell'ambito delle procedure comunitarie, in tal modo scongiurando l'opzione di un trattato intergovernativo, del quale, in ogni caso, si dovrebbe sottolineare - qualora non vi fossero alternative - la natura eccezionale e derogatoria rispetto al funzionamento ordinario dell'Unione;
nella sostanza, gli strumenti di intervento sui mercati, il rafforzamento della stabilità dell'eurozona, le politiche di rigore e quelle per lo sviluppo e la crescita debbono essere parti di un medesimo accordo onnicomprensivo;
ulteriori strumenti di flessibilità istituzionale, quali i regolamenti ex articolo 136 del trattato di Lisbona, potranno essere utilizzati senza riaprire un percorso di completa riforma di trattati, che inevitabilmente esporrebbe a rischi di reazioni negative o di bocciature referendarie riproducendo la ben nota fase di crisi del 2005 durante la ratifica del progetto di trattato costituzionale;
nel merito del trattato è indispensabile che gli obiettivi di pareggio del bilancio e di riduzione del debito pubblico si integrino con una politica fiscale funzionale alla crescita per evitare recessioni che renderebbero impraticabili gli stessi obiettivi di rigore finanziario e di equilibrio dei conti;
l'esercizio dell'EBA è sbagliato nel metodo, nel merito e nei tempi di attuazione perché la richiesta di un'accelerazione nei requisiti patrimoniali ha sicuri effetti negativi sulla congiuntura economica. Infatti, il vero rischio che stanno affrontando le diverse economie, e in particolare la nostra, è una forte riduzione del credito erogato all'economia, famiglie e imprese. Da tutto ciò è derivato un aumento della volatilità delle quotazioni dei CDS (credit deficit swap) sui titoli sovrani, un incremento degli spread verso il bound tedesco e una maggiore difficoltà di collocamento da parte degli Stati membri incidendo sulla possibilità delle banche di rinnovare o aumentare la dotazione dei titoli di Stato in portafoglio;
sono stati avviati, in sede tecnica, i negoziati occorrenti per predisporre l'accordo

intergovernativo europeo per il rafforzamento dell'Unione economica (il cosiddetto «fiscal Compact»); l'accordo dovrà riguardare:
a) la regola del pareggio di bilancio ed il suo inserimento nella normativa nazionale di livello costituzionale;
b) l'attribuzione alla Corte di giustizia di un ruolo in merito alla trasposizione di tale regole del pareggio negli ordinamenti interni, evitando che ad essa siano attribuite funzioni improprie;
c)il riferimento alla regola del debito in una normativa di diritto internazionale;
d)i programmi di partenariato giuridicamente vincolati per i Paesi sotto procedura per deficit eccessivo;
e)l'applicazione della regola della maggioranza qualificata «invertita» nella procedura per deficit eccessivo;

la tematica dell'accordo tocca temi nevralgici del sistema europeo, quali la tutela dell'unitarietà del diritto comunitario, il ruolo delle istituzioni europee, il coinvolgimento dei Paesi non euro;
l'obiettivo dell'accordo è incorporare le sue disposizioni nei trattati;
in ogni caso, l'accordo ha valenza anzitutto politica, riguardando disposizioni che non avrebbero richiesto, per la loro vigenza giuridica, un nuovo strumento internazionale;
nel corso del negoziato sarà indispensabile considerare e far valere alcuni interessi prioritari nazionali, ed in particolare:
a)assicurare la coerenza dell'accordo con obblighi già assunti dai Paesi membri, quali ad esempio i regolamenti del cosiddetto «six pack» ed in particolare i regolamenti (CE) n. 1175/2011 e (CE) n. 1177/2011 con i relativi riferimenti alle riforme strutturali, alle soglie consentite per il deficit strutturale annuale ed ai fattori rilevanti per la valutazione della riduzione annuale del debito dei Paesi;
b)sottolineare il ruolo centrale delle istituzioni comunitarie, in primo luogo la Commissione e la Corte di giustizia, evitando la creazione di entità - quali un «eurosummit» a 17 con un proprio presidente - che sarebbero fonte di duplicazione e di alterazione dell'equilibrio interistituzionale Commissione - Consiglio - Parlamento;
c)ribadire il principio della unitarietà del diritto comunitario e del primato del metodo comunitario;
d)sottolineare, in considerazione del carattere prettamente politico dell'accordo, la necessità che esso tocchi i temi della crescita, della occupazione e dei meccanismi di stabilizzazione, ancorché non si tratti dell'oggetto specifico dell'accordo stesso;
e)considerare una regola appropriata per la decorrenza dell'entrata in vigore dell'accordo, essendo quest'ultimo uno strumento di «cooperazione rafforzata» con caratteristiche peculiari, ed evitando così che esso possa entrare in vigore con la ratifica di soli nove Paesi aderenti;

è interesse prioritario dell'Italia che sul negoziato in corso vi sia piena e trasparente informazione e valutazione delle nuove regole nel Parlamento, affinché il Governo abbia un ampio sostegno per far valere soluzioni ambiziose, corrispondenti all'interesse dell'Italia ed al rafforzamento dell'integrazione europea attraverso la più ampia applicazione del metodo comunitario,


impegna il Governo:


a considerare, nel corso del negoziato di cui in premessa, i seguenti aspetti:
a) promuovere l'inserimento di un riferimento al vigente accordo «six pack» ed ai relativi regolamenti sia nel preambolo che nell'articolato dell'accordo, considerando in particolare che il percorso di

riduzione del debito, da attuarsi con rigore tenga conto di tutti i fattori rilevanti in ciascuno Stato membro per la sostenibilità complessiva del sistema che richiede anche politiche fiscali funzionali alla crescita;
b) promuovere la precisazione di concetti richiamati nell'accordo sulla produzione e sulla attuazione della normativa ed il richiamo al ruolo delle istituzioni dell'Unione europea, ed anzitutto della Commissione;
c) stabilire che gli strumenti di ratifica siano depositati presso il Governo italiano, così come è avvenuto per tutti i trattati dell'Unione europea sin da quello istitutivo, firmato a Roma nel 1957;
d) adottare, nel preambolo, riferimenti precisi agli altri elementi della complessiva risposta europea alla crisi globale con riferimento alla crescita e alla competitività, alla coesione sociale ed alla flessibilità del mercato del lavoro, al completamento e al rafforzamento del mercato interno consolidando i diritti dei consumatori in un quadro di piena concorrenza, ed altresì alle politiche per le piccole e medie imprese, alla ricerca e all'innovazione, in particolare, sostenendo, per incentivare la crescita, nelle sedi opportune l'applicabilità anticipata rispetto a marzo 2013 della direttiva dell'Unione europea sul ritardo dei pagamenti, nonché l'applicazione equa dei requisiti di capitale previsti da «Basilea 3» con riferimento alle banche che mantengono adeguato livello di credito verso i cittadini e le imprese e facendo sì che l'Accordo sia posto in collegamento sistemico condii trattato sull'ESM (European stability mechanism) e la sua entrata in vigore anticipata a luglio 2012, misure di interazione fiscale ed economica in agenda ai Consigli europei dei prossimi mesi;
e) indicare, per l'entrata in vigore dell'accordo, le necessità di ratifica dei 17 Paesi della zona euro, posto che le regole «ordinarie» della cooperazione rafforzata (sufficienza di soli 9 Paesi per l'entrata in vigore) esporrebbero al grave pericolo di «spaccature» nell'area EURO;
f) specificare il ruolo della Corte di giustizia dell'Unione europea in relazione al controllo dell'attuazione del principio della golden rule negli ordinamenti nazionali;
g) stabilire un giusto equilibrio fra la politica di riduzione del deficit e del debito e la politica per la crescita attraverso molteplici interventi riguardanti l'aumento delle risorse del Fondo europeo di stabilità finanziaria, un nuovo ruolo della Banca centrale europea, l'emissione degli eurobond;
h) confermare il principio del ruolo attivo della Banca centrale europea su percorsi di stabilizzazione oltreché di sostegno agli Stati membri, individuando modalità che garantiscano l'effettiva destinazione di prestiti della Banca centrale europea con condizioni particolarmente privilegiate all'ampliamento del credito per le imprese, soprattutto quelle medie e piccole, e per i cittadini;
i) rappresentare, nel quadro delle riflessioni sull'introduzione di una tassazione sulle transizioni finanziarie (impropriamente indicata come «tobin tax»), la necessità inderogabile che il meccanismo di tassazione, ove stabilito, si applichi a tutti Paesi membri dell'Unione europea e non soltanto ad alcuni, perseguendo una più ampia intesa globale per la creazione di una piattaforma omogenea nelle sedi multilaterali internazionali;
l) sostenere una riformulazione delle indicazioni contenute negli articoli 3 e 4 della bozza del trattato, affinché, fermo rimanendo l'obiettivo costituito dai parametri di convergenza europei, siano evitati automatismi rigoristici, che potrebbero avere esiti recessivi che vanificherebbero gli stessi obiettivi di pareggio del bilancio;
m) attivarsi per ottenere una modifica della decisione del Consiglio europeo del 26 ottobre 2011 quanto alla metodologia sottostante alla raccomandazione EBA, chiedere un differimento della data ora prevista per l'attuazione dell'esercizio

dell'EBA, tenuto conto del peggioramento delle prospettive di crescita dell'economia e del fatto che i rischi di recessione si fanno sempre più concreti e sensibilizzare la Banca d'Italia, nell'ambito della sua autonomia, in merito all'opportunità di adottare un approccio non penalizzante, rispetto ai criteri adottati negli altri Paesi europei, nella valutazione dei piani di ricapitalizzazione che le banche dovranno presentare entro il 20 gennaio 2012.
(1-00802)«Cicchitto, Corsaro, Frattini».