• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/06523 [Recuperare i fusti tossici caduti in mare nel Tirreno, al largo di Livorno]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-06523 presentata da FRANCESCO FERRANTE
martedì 10 gennaio 2012, seduta n.652

FERRANTE, DELLA SETA, INCOSTANTE - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute - Premesso che:

il 17 dicembre 2011 nell'area del banco di Santa Lucia, ad ovest dell'isola di Gorgona, sono caduti in mare, dall'eurocargo "Venezia" della Grimaldi Lines, due bilici carichi di bidoni contenenti sostanze tossiche ed altamente infiammabili al contatto con l'aria. Sono stati quindi dispersi, con mare e vento forza nove, 198 fusti, in tutto 40 tonnellate di sostanze tossiche, nei fondali del Tirreno. Il tutto, purtroppo, è successo a circa 20 miglia dalla costa di Livorno, nel parco nazionale dell'arcipelago toscano e nel cuore del santuario internazionale di mammiferi marini Pelagos. Questa drammatica vicenda è portata alla luce da alcuni articoli pubblicati da alcuni giornali quali "la Repubblica e "Il Tirreno" e siti Internet quali "Panorama.it";

ma la cosa che colpisce di più di questa vicenda è che sembrerebbe che solo dopo quattro giorni la Capitaneria di porto di Livorno abbia inviato bollettini e segnalazioni ai Comuni interessati, anche contenenti indicazioni sul comportamento da tenere da parte dei cittadini;

inoltre, non sarebbe ancora chiaro quale sia il livello di pericolosità del materiale finito in mare. Si tratterebbe di catalizzatori di ossidi di cobalto. Barrette piccole e granulose, di solito utilizzate per desolforizzare benzina e gasolio. Queste sostanze fuoriuscite dai bidoni potrebbero galleggiare in sacchetti neri;

a seguito di quanto è accaduto l'armatore proprietario del Grimaldi è stato diffidato affinché si impegni a ritrovare e rimuovere dal mare i fusti;

le barrette non sono facilmente solvibili in acqua, ma sono soggette ad autocombustione se secche, e comunque sono effettivamente tossiche per la fauna marina, rivelano fonti dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana e dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, riuniti, il 30 dicembre 2011, in un tavolo tecnico convocato d'emergenza in Prefettura a Livorno a cui hanno partecipato anche Asl, Regione Toscana, Marina militare e i Vigili del fuoco;

tali vaghe rassicurazioni non bastano alle popolazioni locali per tranquillizzarsi; anzi, sia per i ritardi nel denunciare il fatto sia perché dopo circa un mese ancora non sono stati individuati i fusti, molte associazioni e forze politiche locali hanno indetto per l'8 gennaio 2012 una manifestazione di protesta. In particolare Legambiente Arcipelago toscano ha chiesto al ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di impegnarsi fortemente nella ricerca e nella difficile azione di recupero dei fusti che potrebbero essersi inabissati fra l'isola di Gorgona e il banco di Santa Lucia, in un punto dove i fondali arrivano fino a 400 metri di profondità,

si chiede di conoscere:

quali azioni urgenti di competenza i Ministri in indirizzo intendano mettere in atto per l'immediata individuazione e il conseguente recupero dei fusti tossici onde escludere definitivamente qualsiasi rischio per la salute dei cittadini e dell'ambiente e in quale modo intendano assicurare alle autorità competenti, viste anche le possibili difficoltà tecniche causate dalle grandi profondità, le risorse necessarie per recuperare i fusti tossici così come avvenuto in altre situazioni sospette;

se intendano urgentemente informare i cittadini su quali siano realmente le sostanze solide inorganiche autoriscaldanti disperse in mare, visto che le uniche notizie in proposito arrivano dagli organi di stampa che riportano la sigla Un 3191, cioè solidi inorganici autoriscaldanti tossici e materiali soggetti ad accensione spontanea, e il codice International maritime dangerous goods Imdg 4.2 che corrisponde alla classe delle materie soggette ad accensione spontanea dell'International maritime organization, che comprende anche il catalizzatore CoMo, una sostanza pericolosa anche dopo rigenerazione o riattivazione, che viene segnalato come presente nel carico finito in mare ma che rientra nella sigla di pericolosità Un 3190, gruppo II;

se intendano immediatamente accertare le responsabilità di questa incredibile vicenda e di determinare l'impatto di questo ennesimo fenomeno di inquinamento marino in modo da impedire che abbia gravi ripercussioni sul mare protetto, sulle coste della Toscana continentale e sulla fauna marina che il parco nazionale dell'arcipelago toscano e il santuraio Pelagos dovrebbero proteggere.

(4-06523)