• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
S.4/06495 [Mancato rilascio del certificato antimafia per Giovanni Punzo]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-06495 presentata da ELIO LANNUTTI
giovedì 22 dicembre 2011, seduta n.651

LANNUTTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

è bloccato in Prefettura, a Napoli, il rilascio della certificazione antimafia per le imprese del cavalier Giovanni Punzo, uno dei tre soci di Ntv (Nuovo Trasporto Viaggiatori SpA) il primo treno privato ad alta velocità d'Europa;

da "Il fatto quotidiano" del 16 dicembre 2011 si apprende che: «Punzo è l'imprenditore impegnato con Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle, con il sostegno di Banca Intesa, nell'avventura dei treni Ntv. La certificazione è stata chiesta dal ministero dei Trasporti, oggi guidato proprio da Corrado Passera, già amministratore di Intesa»;

in particolare si legge ancora nel citato articolo che «la certificazione è riferita a una pratica del dicembre 2008 che riguarda Interporto Campano, altra creatura di Punzo che, confermano dal ministero, manca della certificazione antimafia, come raccontato dal mensile campano La Voce delle Voci. Normalmente la certificazione arriva in poche settimane. Dopo tre anni invece l'Interporto non ha ottenuto né il disco verde né il diniego. "Abbiamo chiesto con urgenza chiarimenti alla prefettura - spiega Carlo Calenda, direttore generale di Inteporto SpA - siamo un gruppo che usa ogni strumento di verifica, protocolli di legalità per la massima trasparenza. Se le vicende sono relative ai trascorsi di Punzo, parliamo di un soggetto che neanche è stato rinviato a giudizio per episodi di oltre un decennio fa dai quali è uscito pulito". La Prefettura ha avviato l'istruttoria sollecitando gli uffici inquirenti. La Questura di Napoli, a settembre, si è concentrata su tre note del 2002, 2001,1999 relative all'Interporto e ad alcuni soci, a partire da Gianni Punzo. Tra le note al vaglio dell'istruttoria quella del 1999 che racconta il passato di Punzo: nel 1995, viene arrestato per concorso esterno in associazione camorristica, accusato di essere la sponda imprenditoriale della nuova famiglia guidata da Carmine Alfieri. La posizione di Punzo, che ha sempre ammesso di conoscere il boss Alfieri fin dalla gioventù, viene stralciata e nel dicembre 1997 il gip Antonio Sensale stabilisce il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato di favoreggiamento (cui era stata derubricata l'associazione camorristica). Il proscioglimento diventa definitivo nel 1999. Ma c'è un'altra sentenza, richiamata nel fascicolo della Questura, che il Fatto Quotidiano ha potuto leggere, che riguarda Gianni Punzo. La sentenza, del marzo 1998, che bocciò la richiesta della Procura nazionale Antimafia di sequestro di beni e di applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale a carico dell'imprenditore. I giudici Antonio Gialanella, Vincenzo Lomonte, Mario Gaudio chiarirono che Punzo non faceva parte dell'organizzazione camorristica, ritenendo gli elementi di accusa "privi di capacità dimostrativa" e l'imprenditore non pericoloso vista anche l'assenza di pregiudizi penali. Punzo ne uscì pulito, ma un passaggio della sentenza descrive così il socio di Della Valle e Montezemolo: "La figura di Punzo deve essere allora ripensata come quella di un abile imprenditore che in terra di camorra, pur di continuare la propria attività imprenditoriale, non ha esitato a mantenere buoni rapporti con le organizzazioni criminali, senza con ciò contribuire direttamente e volontariamente al perseguimento dei fini delle stesse". I giudici scrivono di un rapporto "privilegiato" tra Alfieri e Gianni Punzo e citano incontri, "convocazioni", tra i due quando il boss era latitante, nei quali Punzo avrebbe negato di conoscere magistrati, ma sarebbe stato disposto a dargli somme di denaro "anche eventualmente per corrompere i giudici che indagavano sul conto dello stesso Alfieri". Per il Tribunale di Napoli questa indicazione "è una spia, in uno con le frequentazioni pericolose del proposto (Punzo, ndr) - di una mentalità caratterizzata da tendenziale assenza di rispetto per le regole e per le istituzioni, capace, in sostanza, di scendere a patti con la criminalità organizzata pur di conservare il potere economico conseguito grazie a indiscusse capacità imprenditoriali"»;

considerato che:

si legge ne "La Voce delle Voci": «La spa Nuovo Trasporto Viaggiatori viene fondata a Roma nel 2006 da Luca Cordero di Montezemolo Diego Della Valle, Gianni Punzo e Giuseppe Sciarrone. Nel 2008 fanno il loro ingresso in società prima Intesa-Sanpaolo (a gennaio) e poi, a ottobre, i francesi di Sncf, la società pubblica di trasporto ferroviario d'oltralpe. Nemmeno il tempo di mettere piede nella compagine che, il 17 gennaio 2008, Intesa San Paolo si ritrova ad essere partecipe e garante della colossale commessa (600 milioni di euro) affidata alla francese Alstom: 25 treni ad alta velocità da 11 carrozze ciascuno, dotati dei confort più avanzati. Poco dopo parte la "Operazione Nola". È il 21 giugno del 2009 quando Ntv e Interporto Campano (creatura made in Gianni Punzo annessa al suo mitico Cis, il Centro Ingrosso Sviluppo fondato a metà anni '80, e alla cittadella del commercio Vulcano Buono, più recente) sottoscrivono il contratto per la realizzazione delle Officine di Manutenzione dei treni ad Alta Velocità targati Ntv: nasce quello che sarà, nel cuore del Nolano, l'unico impianto del genere in Italia al servizio della società ferroviaria privata. "A siglare l'intesa - scrive la stampa locale - l'amministratore delegato di Ntv Giuseppe Sciarrone, il presidente dell'Interporto Campano Gianni Punzo, il sindaco di Nola Geremia Biancardi e il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino". "Investiremo a Nola - annuncia trionfante Sciarrone - 90 milioni di euro per costruire un impianto che a regime darà lavoro a 300 persone altamente specializzate". "Da sottolineare - tiene a precisare Punzo dal canto suo - che questo investimento è stato reso possibile dalla fiducia che un'azienda importante come Ntv ha concesso al nostro territorio ed al patrimonio di credibilità che Interporto Campano, nella qualità di concessionario della Regione Campania, ha costruito in questi ultimi anni. Di questo bisogna dare merito a tutti i soci di Ntv e soprattutto al presidente Luca Cordero di Montezemolo, il primo a credere nella scelta di Nola". Da quel giorno sono trascorsi poco meno di due anni quando, il 25 marzo del 2011, l'aristocratico Luchino nazionale firma e licenzia l'impietoso bilancio della società, chiuso al 31 dicembre del 2010. Dal quale, leggendo oltre le pompose affermazioni dei redattori contabili, scopriamo alcune circostanze davvero interessanti. Le disponibilità liquide della società sono passate, ad esempio, dagli oltre 111 milioni di euro del 2009 ai poco più dei 18 milioni del 31 dicembre 2010. Alla stessa data l'indebitamento verso le banche tocca la bella cifra di 92 milioni e passa, il "rosso" verso i fornitori arriva a sfiorare i 10 milioni. Alla voce "Sistema improprio degli impegni", poi, si legge che «euro 650.586.200 rappresenta il debito delle rate residue verso la società di leasing Leasint spa per l'acquisizione in leasing finanziario della flotta composta da numero 25 treni ad alta velocità (...) per un corrispettivo totale di euro 636.944.940, al netto del maxicanone già corrisposto". Somme da capogiro, le esposizioni future di Ntv. Ma anche restando all'oggi, le cifre mostrano che a fronte di un capitale sociale valutato in quasi 149 milioni, i debiti attuali ammontano ad oltre 104 milioni di euro, con incrementi previsti fino a 196 milioni. A garantire tutto questo ben di dio, cosa c'è? Chi, insomma, dovrà rimetterci anche l'osso del collo nel malaugurato caso in cui Ntv non dovesse farcela? Leggiamo sempre nel bilancio, alla voce "Fideiussioni e garanzie prestate da terzi nel nostro interesse". E scopriamo che la esposizione di Intesa San Paolo è alle stelle. Cominciamo dalla "Linea di credito per firma volta a garantire, per conto della società, gli adempimenti dovuti nei confronti di Leasint spa (facente capo alla stessa Intesa San Paolo, ndr) ai sensi del contratto di locazione finanziaria per la fornitura dei 25 treni Agv prodotti da Alstom Ferroviaria": "l'importo complessivamente erogato a Ntv per tale tipologia di garanzie ammonta a euro 478.000.000". Non basta: c'è poi la "Fideiussione Intesa Sanpaolo spa prestata, nell'interesse della società, a favore di Rete Ferroviaria Italiana spa. La fideiussione, con rinuncia al beneficio di preventiva escussione, è costituita fino a concorrenza di euro 9.699.200, corrispondente all'ammontare della cauzione, e ha scadenza 12 dicembre 2020". In sostanza Intesa San Paolo, l'istituto rappresentato all'epoca dall'attuale ministro del governo Monti, Corrado Passera, non pago di aver sborsato 60 milioni di euro per entrare nell'azionariato di Ntv attraverso Imi Investimenti con una quota pari al 20% del capitale, offre anche garanzie per quasi 500 milioni. Assai più prudenti le altre banche. Bnl Paribas, ad esempio, si è esposta prestando garanzie solo per 133mila euro. Spiccioli. Quanto a lui, il nocchiero Gianni Punzo, se non fosse per quel maledetto certificato antimafia che tarda ad arrivare, potrebbe dirsi già soddisfatto: sempre dal Bilancio 2010 leggiamo infatti che "Ntv ha corrisposto ad Interporto Campano l'intero prezzo contrattuale pari ad euro 55,2 milioni, comprensivo dell'importo previsto per i servizi di ingegneria". Restano da corrispondere circa 2 milioni di euro, ma a questo punto sono bazzecole. Esangue, infine, il dato sulla nuova occupazione: solo 184 persone, compreso l'amministratore delegato ed inclusi i precari: 11 parasubordinati, 24 borsisti e 2 stagisti. Complimenti!»,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza delle ragioni del mancato rilascio del certificato antimafia per Giovanni Punzo;

se, alla luce della forte esposizione di Intesa San Paolo nella società Ntv e del rischio di tracollo che coinvolgerebbe anche il principale investitore a causa del mancato rilascio da parte della Prefettura di Napoli del certificato antimafia, e considerato l'indebitamento della società giunto a un punto limite (20 milioni e passa di euro in rosso nel solo periodo 1° gennaio - 31 dicembre 2010), non si configuri un palese conflitto di interessi dal momento che il principale azionista di quella che l'interrogante definisce una disavventura ferroviaria era rappresentato dal Ministro in indirizzo;

quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di dirimere ogni possibile conflitto di interessi nella figura dell'ex amministratore delegato di Banca Intesa San Paolo.

(4-06495)