• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/06477 [Truffa erariale da parte della società concessionarie che gestiscono le slot machine]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-06477 presentata da ELIO LANNUTTI
mercoledì 21 dicembre 2011, seduta n.649

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

le dieci concessionarie che gestiscono le slot machine devono allo Stato 98 miliardi di euro;

è il maggio del 2007 quando, anche il Gruppo Antifrodi tecnologiche della Guardia di finanza, al termine di una lunga inchiesta ed in parallelo ad una intensa indagine parlamentare, comunica i risultati alla Corte dei conti. E sono dati sconcertanti. Le dieci maggiori società concessionarie che gestiscono le slot machine avrebbero contratto un debito col Fisco per gli anni 2004-2007 pari a circa 100 miliardi di euro. La truffa erariale più grande che la storia della Repubblica ricordi;

nel dicembre 2008 il procuratore della Corte dei conti Marco Smiroldo porta sul banco degli imputati le dieci potentissime concessionarie delle slot machine in Italia con una richiesta di danno all'erario di 98 miliardi di euro;

dall'inchiesta pubblicata su "Il Secolo XIX" il 1° settembre 2011 risulta che «Le dieci sorelle, vista la posta in gioco, avevano messo in campo uno squadrone di principi del Foro, pronti a ogni mossa (ovviamente lecita) per allungare i tempi, creare dubbi, intorbidare le acque. È così che il processo per la più grande sanzione mai contestata nella storia italiana non si è ancora concluso. Anzi: sono state celebrate solo due udienze e nell'ultima il pm ha ribadito le sue richieste. E ancora una volta ha ribadito: il danno per le casse dello Stato è di 98 miliardi. Nel frattempo c'è stato un pronunciamento della Cassazione, che i legali avevano sollecitato sollevando un conflitto di competenze, che ha comportato quasi due anni di stop. L'ultimo atto è una nuova perizia ordinata dai giudici, per capire se in questa storia debbano finire alla sbarra anche altri soggetti, oltre le concessionarie. La Sogei, il braccio tecnologico e informatico del ministero dell'Economia. O le compagnie telefoniche, che a loro volta non erano state in grado di garantire il flusso corretto dei dati delle scommesse. Perizia che doveva essere consegnata ad agosto. Ora si parla di un nuovo slittamento a ottobre e questo fa presagire che le cose andranno ancora per le lunghe, dopo quattro anni di schermaglie procedurali, fiumi di parole e nessuna decisione. Anche il governo, sollecitato a più riprese dalle interrogazioni parlamentari a dar spiegazioni sulla vicenda, ha sempre avuto buon gioco nel difendersi: la questione è nelle mani della giustizia. Anche perché le società concessionarie non ci vogliono sentire e, ufficiosamente, hanno già inoltrato la loro offerta al super ribasso: chiudere la partita con 500 milioni tutto compreso. Il procuratore, però, non molla e tutto si giocherà nella sentenza. Tempi previsti? Solo Dio lo sa»;

la vicenda è stata rivelata per la prima volta nel maggio 2007 da "Il Secolo XIX"; l'articolo citato prosegue: «La requisitoria del pm Smiroldo, nell'ultima udienza, ha ricostruito passo passo tutta la storia. Prima del 2002 le slot machine, che allora venivano chiamate videopoker, erano illegali. Anzi, uno dei business più lucrosi per la criminalità organizzata. Poi lo Stato decise di regolare il settore. Con una prescrizione categorica: ogni singola macchinetta doveva essere collegata al sistema telematico di controllo della Sogei. Perché neanche una giocata sfuggisse al controllo e soprattutto alle tasse, il Preu. Così non è avvenuto, per anni. Il sistema ha fatto cilecca. Gli apparecchi, "interrogati" a distanza dal cervellone del ministero, non davano nessuna risposta. Di chi sia stata la colpa di questo flop, è uno degli argomenti del processo. Di certo le società concessionarie si erano impegnate perché tutto funzionasse a puntino ed è per questo che parte cospicua della sanzione, oltre ai sospetti di evasione, è costituita da quelle che vengono definite "inadempienze contrattuali". Che prevedevano, nero su bianco, penali severissime. "Fare un contratto con lo Stato è una cosa seria o no?", si chiede il pm. La risposta è ancora appesa nell'aria. Così come la decisione finale sui 98 miliardi»;

a quanto risulta all'interrogante, pesanti responsabilità, se non addirittura connivenze, sembrano ricadere anche sull'Agenzia dei monopoli di Stato (AAMS). Nell'inchiesta si parla di interrogativi su specifici comportamenti tenuti dai Monopoli in particolari occasioni che riguardano sia la fase di avvio delle reti telematiche e in particolare l'esito positivo dei collaudi allora condotti, subito dopo smentiti dall'esperienza applicativa, sia l'accelerato rilascio di nulla-osta di distribuzione per apparecchi nell'imminenza dell'entrata in vigore di una disciplina più stringente, sia infine l'omessa applicazione di sanzioni previste dalla legge e 'l'invenzione' di regimi fiscali forfettari. E secondo quanto dichiarato da un membro della Commissione che ha condotto l'inchiesta al Secolo XIX (si veda l'articolo del 31 maggio 2007), "i Monopoli hanno autorizzato persino macchinette apparentemente innocue, giochi di puro intrattenimento, senza scoprire che premendo un pulsante si trasformavano in slot-machine. (...) L'applicazione di forfait ha permesso il dilagare di anomalie, perché la 'cifra fissa' è assai più bassa di quella che potrebbe essere rilevata dalle macchine. Così in moltissimi casi sono state dichiarate avarie, guasti, difficoltà di collegamento dei modem solo per poter pagare di meno, con una perdita secca per lo Stato di miliardi di euro";

i Monopoli, in sostanza, avrebbero permesso e facilitato la dilagante evasione delle società concessionarie, rinunciando a qualunque forma di sanzionamento che avrebbe dovuto essere attuata. Oltre ai vertici de Monopoli, gravi accuse di corruzione sono state rivolte dalla Commissione a singoli funzionari che, attraverso "anomale procedure" e "retrodatazione delle autorizzazioni", avrebbero permesso ad almeno 28 aziende (alcune delle quali oggetto di indagini da parte della magistratura per presunti reati di corruzione nei confronti di dirigenti dei Monopoli) di eludere le disposizioni introdotte successivamente dalla legge;

i governi che si sono succeduti dal 2007 ad oggi non hanno assunto, e continuano a non farlo, decisioni al riguardo;

l'interrogante ha presentato numerosi atti di sindacato ispettivo (4-01151, 4-06166, 4-06206, 3-01738, oltre ad un atto di indirizzo 1-00222) per sollevare lo scandalo delle slot machine e la relativa evasione fiscale nonché le infiltrazioni della criminalità organizzata;

risulta all'interrogante che al primo posto tra le società debitrici nei confronti dello Stato per truffa ed evasione figura l'Atlantis World, multinazionale leader nel mondo nel settore delle slot machine;

considerato inoltre che:

le iniziative dell'AAMS e del Governo hanno mostrato la loro inadeguatezza e inefficacia nel combattere l'evasione, contrastare la criminalità organizzata e i fenomeni ad essa correlati e tutelare i cittadini più deboli;

indiscrezioni indicano che dietro queste concessionarie si celano nomi e prestanomi di partiti politici, che attraverso queste società facevano affari e incrementavano le casse della partitocrazia, nonché infiltrazioni della criminalità organizzata;

la Procura Nazionale Antimafia denuncia quello che è il nuovo enorme mercato del gioco (tra gioco cosiddetto lecito e quello cosiddetto illecito, la raccolta in Italia è superiore a 200 miliardi di euro all'anno) d'interesse del crimine organizzato;

esisterebbe una proposta di condono elaborata dall'apposita commissione, nominata dal Ministro competente al momento dell'istituzione, che prevede che la concessionarie, condannate a pagare una multa di 98 miliardi, siano chiamate a corrispondere solo 804 milioni di euro, con la presunta motivazione di rendere la multa più "ragionevole",

si chiede di sapere:

se, trattandosi di vicenda pubblica, il Governo non intenda promuovere tempestivi chiarimenti sulla situazione sopra descritta e quali azioni intenda intraprendere per recuperare le somme evase considerato che non si può chiedere ai cittadini di pagare le tasse e, allo stesso tempo, non pretendere il pagamento dei 98 miliardi di euro comminati per evasione fiscale;

come intenda spiegare ai cittadini che ci sono 98 miliardi di euro che lo Stato potrebbe riscuotere, e che basterebbero a pagare gli interessi sul debito pubblico nazionale per un anno intero, ma a cui non sembra per nulla interessato, mentre vara una manovra lacrime e sangue per i contribuenti, la quale decurta le pensioni e prolunga l'età pensionabile e mentre le accise sulla benzina aumentano e fare un pieno diventa un salasso;

se non ritenga che alle società concessionarie che hanno recato un ingente danno erariale non dovrebbe essere preclusa l'adesione a condoni per evitare il pagamento della somma in questione e, di conseguenza, quali iniziative intenda adottare;

se, oltre ad un auspicato aumento dei controlli, non intenda inasprire e rendere effettive le sanzioni per punire tutti i fenomeni di gioco abusivo e clandestino, al fine di limitare al massimo l'evasione nei confronti dell'erario e l'intensificarsi di fenomeni criminali connessi al gioco d'azzardo e da questo indotti;

se non intenda intervenire nelle opportune sedi al fine di individuare strumenti legislativi che consentano di controllare con precisione la diffusione sul territorio dello Stato degli apparecchi per il gioco lecito;

quali iniziative intenda adottare al fine di intraprendere una efficace battaglia per combattere e contrastare l'annoso e perdurante fenomeno dell'evasione fiscale, assicurando equità e giustizia fiscale in termini di contribuzione e garantendo contestualmente l'indispensabile equilibrio del bilancio pubblico.

(4-06477)