• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/04829-A/025 [Applicazione del regime dell'IVA agli operatori sanitari]



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/4829-A/25 presentato da LUCIO BARANI testo di venerdì 16 dicembre 2011, seduta n.562

La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in esame reca misure di rango legislativo parlamentare - ancorché assunte in prima battuta con strumenti di decretazione d'urgenza - per conseguire obiettivi di consolidamento della spesa pubblica attraverso l'inasprimento delle aliquote dell'imposta sul valore aggiunto;
prima, il decreto-legge n. 138 del 2011 (successivamente convertito dalla legge n. 148 del 2011) è intervenuto sull'articolo 16, comma 1, del decreto del presidente della Repubblica n. 633 del 1972 innalzando l'aliquota del 20 per cento di un punto percentuale (IVA + 1 per cento) e il decreto-legge in esame ha riproposto un ulteriore innalzamento - questa volta sia della fascia dell'IVA al 10 per cento, che di quella già aumentata al 21 per cento;
il tema degli effetti distorsivi prodotti dal regime dell'IVA applicato agli operatori sanitari in Italia ha trovato ragioni di perplessità interpretativa da parte della Commissione tributaria provinciale di Parma, la quale ha adottato un'ordinanza di rimessione alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee, ponendo a quest'ultima questioni pregiudiziali;
è del tutto evidente come l'effetto distorsivo prodotto dal gravame dell'IVA nelle transazioni commerciali riguardanti l'approvvigionamento dei beni e servizi da parte degli erogatori delle prestazioni sanitarie, i quali, legittimati dal riconosciuto status conseguente all'accreditamento istituzionale, sono di contro chiamati ad erogare prestazioni «...per conto e a carico del Servizio Sanitario Nazionale...» in regime di esenzione della stessa imposta, risulti a seguito degli inasprimenti delle aliquote percentuali determinati, prima decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011 e ora dal decreto-legge in esame, del tutto incompatibile con l'attività d'impresa;
in concreto, l'aggravio nel prossimo biennio di complessivi 3,5 per cento punti percentuali dell'aliquota originaria del 20 per cento e di ulteriori 2,5 per cento punti percentuali di quella stabilita al 10 per cento trasformano l'imposta sul valore aggiunto in un mero costo insostenibile per le imprese del comparto salute, tra l'altro già incise dai profondi ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione,

impegna il Governo

ad intervenire ed emanare apposite disposizioni finalizzate a prevedere che, con riguardo ai beni sottoposti a regime IVA cui sono esposti gli erogatori sanitari che operano per conto e a carico del Servizio sanitario nazionale, sia disposta in favore di tali operatori la totale esenzione per le transazioni commerciali necessarie all'approvvigionamento, ovvero una deducibilità attraverso meccanismi compensativi con altre imposte.
9/4829-A/25.Barani.