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Atto a cui si riferisce:
C.1/00774 [Rendere il nostro sistema istituzionale più efficiente a tutti i livelli di governo]



La Camera,
premesso che:
il nostro sistema istituzionale si sta vieppiù caratterizzando come una struttura di tipo regionalista forte, con netti elementi che tendono ad assimilarla, quanto ai rapporti fra il centro e la periferia, a modelli di tipo federale, in seguito all'approvazione della legge costituzionale n. 3 del 2001 e alla sua successiva attuazione;
la fase di attuazione è risultata non solo lunga ma anche particolarmente difficoltosa dal punto di vista tecnico, poiché non si è ancora addivenuti ad una revisione dell'assetto amministrativo dello Stato stesso, non solo per quanto riguarda il trasferimento di funzioni ma anche per ciò che concerne la struttura stessa dei livelli di governo;
il riassetto istituzionale è avvenuto con un approccio di tipo emergenziale, frazionario e niente affatto coerente ed omogeneo, attraverso il susseguirsi di interventi normativi giustificati, più che dalla necessità di rendere più efficiente il sistema, dal bisogno di razionalizzare e tagliare, spesso in maniera indiscriminata;
solo per citarne alcuni, si è intervenuti in tema di enti locali, strutture intermedie e modalità associative con la legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008), con il decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154 (convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189), con il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008), con la legge 23 dicembre 2009, n. 191, con il decreto-legge n. 2 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 42 del 2010, e il decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, nonché, da ultimo, con la manovra finanziaria di emergenza adottata dal Parlamento nel corso dell'estate 2011 (decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148);

con questi interventi, che spesso sono stati effettuati in materie di competenza regionale - creando non pochi conflitti dinnanzi alla Corte costituzionale - utilizzando la competenza statale in materia di coordinamento della finanza pubblica, si è tentato di razionalizzare, tagliando, riducendo e talvolta ristrutturando organi e organismi in modo confuso, come nel caso dei difensori civici, delle comunità montane, del regime delle indennità e dei gettoni di presenza;
l'incoerenza e la frammentarietà di tali interventi mina fortemente la tenuta dello stesso impianto costituzionale poiché l'assenza di un'ottica sistemica complessiva mina alla base la possibilità di dare attuazione sino in fondo ai principi di cui all'articolo 118 della Costituzione, con particolare riferimento al principio di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione;
in questo quadro, infatti, è decisamente difficile procedere ad un riassetto complessivo delle funzioni amministrative, considerando che l'assetto istituzionale degli enti locali è così fortemente indeterminato e soggetto ad interventi normativi non sempre coerenti fra loro, che spesso vedono anche il concorso delle regioni stesse, dotate di potestà legislativa spesso piena in materia;
sotto quest'ultimo profilo è senza dubbio evidente che l'indeterminatezza del quadro normativo statale si riverbera in maniera negativa anche sul modo in cui le regioni stesse possono intervenire in materia;
in altri Paesi europei si è addivenuti ad una revisione della struttura degli enti locali con successo negli ultimi anni, sia passando attraverso forme di aggregazione sia attraverso modalità (spesso incentivate) di fusione, in modo da garantire non solo il principio di sussidiarietà - secondo cui le funzioni devono essere il più possibile esercitate dal livello di governo più vicino ai cittadini - ma anche quello di adeguatezza, sulla base del quale l'ente locale deve insistere su un territorio sufficientemente vasto e avere a disposizione sufficienti strumenti e risorse per poter svolgere le funzioni ad esso attribuito in maniera efficiente,


impegna il Governo:


ad assumere un approccio che vada al di là della mera necessità di tagliare e contenere la spesa pubblica, ma che affianchi ad esso il bisogno di rendere il nostro sistema istituzionale più efficiente a tutti i livelli di governo, soprattutto nelle rinnovate modalità di rapporto fra «il centro e la periferia»;
ad impegnarsi, nel rispetto delle prerogative del Parlamento e nei limiti delle proprie competenze, anche favorendo un rapido iter dei progetti di legge di riforma pendenti in Parlamento, affinché si provveda ad un riordino complessivo di funzioni e competenze, nonché ad un riordino della struttura degli enti locali, in modo da sostituire definitivamente il testo unico attualmente in vigore e fornire agli enti locali un quadro normativo certo, entro cui essi stessi possano abbandonare gradualmente la logica emergenziale per poter ricominciare ad investire sulla qualità dei servizi offerti ai loro cittadini.
(1-00774)
«Bressa, Amici, Bordo, D'Antona, Ferrari, Fontanelli, Giachetti, Giovanelli, Lo Moro, Minniti, Naccarato, Pollastrini, Vassallo, Zaccaria».