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Atto a cui si riferisce:
C.4/14130 [Vietare l'attività in Italia delle agenzie di rating prive della necessaria autorizzazione dell'Esma ]



JANNONE. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
nonostante l'agenzia di rating Standard & Poor's, non abbia superato l'esame dell'Esma (European securities and markets authority), non sia registrata tra le agenzie di rating certificate, quindi non sia abilitata ad emettere pagelle sull'Italia, nei mesi scorsi ha declassato l'Italia portandola da A + ad A. Da questa constatazione, Adusbef e Federconsumatori hanno inviato una formale diffida alle società di rating ad emettere qualsiasi rapporto di valutazione sull'Italia. Le due associazioni avevano denunciato Moody's e Standard & Poor's alle procure della Repubblica per i report falsi emessi sull'Italia a partire dal 6 maggio 2010 e che vede iscritti nel registro degli indagati un analista ed il legale rappresentante della società Moody's, oltre ai tre analisti di Standard & Poor's ed i responsabili legali per l'Italia delle due agenzie. Le denunce riguardano l'agenzia Moody's con riferimento al report diffuso il 6 maggio del 2010 a mercati aperti ed i giudizi espressi sul sistema italiano in tre differenti circostanze dall'agenzia Standard & Poor's. Nell'ultimo di questi report, emesso il primo luglio scorso, l'agenzia di rating ha espresso giudizi negativi sulla manovra finanziaria quando il mercato era ancora aperto prima ancora che esistesse un testo definitivo della manovra. «Poiché Moody's e Standard & Poor's non hanno alcuna licenza

per emettere pagelle sull'Italia, perché non hanno superato l'esame di iscrizione richiesto dall'Esma, non avendo alcun titolo per poter operare in sede italiana ed europea» afferma la nota congiunta delle due associazioni «sono state diffidate ad emettere alcun rapporto per l'Italia e società italiane fino a quando non otterranno l'iscrizione»;
Carmen Carbonara, su Il Corriere del Mezzogiorno del 27 settembre 2011 scrive: «Il report di Standard & Poor's che ha bocciato l'Italia una settimana fa, finisce nel fascicolo della procura di Trani che ipotizza i reati di insider trading e market abuse a carico di una delle "tre sorelle" (le altre sono Moody's e Pitch) del rating americano. (...) Il sospetto della procura, è che l'ultimo report di S&P, che ha declassato l'Italia da A+ ad A il 20 settembre scorso, non sia obiettivo perché espresso non sulla base di valutazioni economiche, ma politiche. Non a caso gli analisti, nel declassare di un nocth (cioè un gradino) il debito italiano, hanno anche detto di aspettarsi che "la fragile coalizione di governo e le differenze politiche all'interno del Parlamento continueranno a limitare la capacità del governo di rispondere in maniera decisa alle sfide macroeconomiche interne ed esterne". Per questo acquisito dalla Presidenza del Consiglio il testo tradotto in italiano del report, che finirà all'attenzione di due consulenti già individuati dalla procura». Il 5 agosto scorso, S&P aveva declassato gli USA, facendo passare per la prima volta, il rating sovrano da AAA ad AA+. L'atto di denuncia effettuato dalla Sec (Securities and exchange commission) portò a un'immediata reazione dello stesso presidente Barack Obama, che si affrettò a smentire la veridicità di quanto affermato da S&P;
nello stesso periodo Glauco Maggi scriveva su La Stampa: «l'onda lunga dello scandalo dei mutui subprime, trasformati in obbligazioni "sgonfiate" dallo scoppio della bolla immobiliare del 2007, ha raggiunto ieri, e non è la prima volta. Standard & Poor's, e potrebbe avere conseguenze finanziarie molto serie per i conti dell'agenzia, nota per aver tolto in estate la Tripla A all'America di Obama per la prima volta. La McGraw-Hill, la compagnia di comunicazioni e analisi societarie che ha tra le sue divisioni l'agenzia di rating Standard & Poor's, ha comunicato ieri di aver ricevuto un avviso di garanzia (Wells Notice) dalla Sec (Securities Exchange Commission, la Consob Usa), in cui è stata informata che sono in corso indagini contro la sua divisione aziendale responsabile della assegnazione dei rating ai debiti societari e governativi. Questo avviso rappresenta il sospetto della Sec di un comportamento non etico tenuto dalla società ricevente, ed espone la lista completa delle questioni sotto esame. (...) Questo procedimento mira a concludersi con una ingiunzione civile, e la Sec potrà infliggere a S&P una pesante punizione pecuniaria sotto forma di risarcimento per i danni materiali procurati, e di richiesta di restituzione delle commissioni incassate in relazione al rating controverso. La Standard & Poor's Ratings Services, in particolare, deve difendersi dall'accusa di aver violato la legge federale sulle emissioni di titoli mobiliari per il rating AAA dato nell'agosto 2007 a una offerta da 1,6 miliardi di dollari di obbligazioni, commercialmente note come Delphinus Cdo 2007-1, sottoscritte per i 3/4 dalla Mizuho International Plc (gruppo finanziario giapponese Mizuho), e gestite dalla Delaware Asset Advisors. La polemica sulla "generosità" delle agenzie di rating nel valutare con addirittura tre A questi debiti costruiti sulla bolla del mattone è annosa: Delphinus crollò al rating spazzatura già a fine 2008. La causa civile avviata ora si aggiunge ad altre iniziative legali della stessa Sec e del dipartimento della Giustizia contro le agenzie di rating e le maggiori banche americane negli Usa, sempre per questi bondbond. I Cdo, collateralized debt obligations, erano la famiglia di titoli più in voga nella stagione di boom immobiliare del decennio scorso. La loro caratteristica era di essere "garantiti" da assets (beni) "collaterali", come le rate dei mutui o di altri crediti da restituire negli anni a venire. Non era, in sostanza, l'emittente

nominale del bond a rispondere del buon fine del credito di fronte agli investitori acquirenti dei Cdo, ma una miriade di altri debitori. Quando i prezzi delle case sono caduti e i mutuatari non hanno potuto o voluto onorare le rate, i Cdo sono diventati titoli "tossici", non più in grado di pagare le cedole né di restituire il capitale. La riduzione, e in molti casi l'azzeramento, del loro valore di libro da parte delle banche che li avevano in portafoglio ha portato ai deficit di bilancio e alla crisi del sistema finanziario, che non è ancora stata superata»;
oltre al presidente Obama, anche la Corte Federale australiana ha intentato una causa contro Standard&Poor's; il 6 ottobre scorso, ha avuto il via la prima udienza del processo contro l'agenzia di rating, finita sotto inchiesta per aver assegnato un giudizio altissimo (tripla A) a dei prodotti derivati che si sono poi rivelati tossici. Il procedimento era stato aperto dopo una denuncia da parte di tredici comuni del South Wales che avevano investito in derivati (Constant Proportion Debt Obligation notes) perdendo 15 milioni di dollari australiani (circa 14,3 miliardi di dollari americani) e che hanno accusato l'agenzia di aver commesso «errori significativi» nell'assegnare il massimo rating possibile ai prodotti. I derivati furono acquistati alla fine del 2006 tramite la Local Government Financial Service e divennero carta straccia due anni dopo con l'esplodere della crisi dei mutui. Standard & Poor's ha rivendicato «il rigore e la ragionevolezza» del processo di valutazione dei derivati incriminati e ha affermato che «il rating è un'opinione su possibili eventi futuri e non un'affermazione di fatto» e che «l'assegnazione della tripla A non significa che l'agenzia abbia determinato che quello strumento non andrà in fallimento». L'agenzia ha inoltre respinto l'accusa di non aver avuto un modello interno per stabilire il rating di questi complicatissimi prodotti finanziari, alle radici della crisi dei mutui, e di essersi basata sulle valutazioni dello stesso creatore dei Cdpo, la banca Abn Amro;
basandosi sulle denunce effettuate da Adusbef e Federconsumatori, il 3 agosto 2011 la procura di Trani ha ipotizzato l'accusa di manipolazione del mercato, tramite «giudizi falsi, infondanti o comunque imprudenti» sul sistema economico-finanziario e bancario italiano, nei confronti delle agenzie di rating Standard & Poor's e Moody's. Sei persone risulterebbero indagate nell'ambito dell'inchiesta: tre analisti «con funzioni apicali» di S&P, uno di Moody's ed i responsabili per l'Italia delle due agenzie. Nell'ordine di esibizione di atti, gli analisti di Standard & Poor's indagati vengono individuati in Eilen Zhang, Frank Gill e Moritz Kraemer (quest'ultimo responsabile per il debito europeo), ai quali si aggiunge un non identificato dirigente senior analyst di Moody's e un numero imprecisato di «persone da identificare». Per quanto riguarda Moody's, gli indagati sono accusati del reato di «manipolazione del mercato» per avere «elaborato e diffuso» il 6 maggio 2010, «a mercato aperto, verso le ore 11.15, notizie false (anche in parte) sulla tenuta del sistema economico e bancario italiano». Nel report sarebbero stati espressi «giudizi da ritenersi falsi, infondati o comunque imprudenti secondo quanto asserito da altre agenzie di rating oltre che dalle supreme autorità nazionali». Secondo la procura, «in conseguenza della diffusione dei giudizi di Moody's si determinava un'alterazione (da quantificare) di strumenti finanziari». I tre analisti di S&P sono invece accusati, oltre che di «manipolazione del mercato» anche di «abuso di informazioni privilegiate» per aver «elaborato e diffuso», nei mesi di «maggio, giugno e luglio 2011 - anche a mercati aperti - notizie non corrette (dunque false anche in parte), comunque esagerate e tendenziose sulla tenuta del sistema economico-finanziario e bancario italiano»;
in particolare, il 20 maggio 2011 «divulgavano in un report l'avvenuto "taglio dell'outlook del debito sovrano dell'Italia da stabile a negativo", con "giudizi/previsioni da ritenere falsi, parzialmente infondati e comunque imprudenti, tendenziosi

e scorretti (anche nelle forme di comunicazione) secondo quanto asserito da altre Agenzie di rating (Moody's e Fitch), oltre che dalle supreme Autorità nazionali (Ministero Economia) che smentiva - alla stregua di dati macroeconomici ufficiali - il giudizio di S&P che (con)causava sensibili perdite di titoli azionari, obbligazionari e dei titoli di Stato nazionali". Inoltre, "il giorno venerdì 1o luglio 2011 poco dopo le 13 (prima della chiusura dei mercati) elaboravano e divulgavano in un'ulteriore nota giudizi negativi sulla manovra finanziaria presentata in Consiglio dei ministri dal Ministro dell'Economia quando il testo della stessa non era ancora ufficiale e definitivo, così determinando ulteriori turbolenze sul mercato dei titoli e sulle aste dei titoli di Stato». Con la propria inchiesta, la procura di Trani è, per ora, l'unica al mondo a mettere sotto attacco le due maggiori agenzie mondiali di rating con l'accusa di "manipolazione del mercato" e, sembra, per "aggiotaggio";
il primo atto della procura di Trani è stato l'acquisizione, presso la Consob, della documentazione relativa alle procedure autorizzative che consentono alle agenzie di svolgere attività di rating sui mercati finanziari, ed il successivo sequestro di altri documenti presso le sedi di Milano delle agenzie di rating Moody's e Standard & Poor's. Le indagini, svolte con l'ausilio del Nucleo di polizia tributaria di Bari della Guardia di finanza, riguardano due procedimenti paralleli aperti. Il primo procedimento, nei confronti di Moody's, risale al report diffuso il 6 maggio 2010 a mercati aperti in cui si affermava che il sistema bancario italiano era a rischio (valutazione che fu corretta dalla stessa agenzia Moody's e smentita da soggetti istituzionali), che provocò il crollo in Borsa dei titoli bancari e che la Procura ha giudicato basato su giudizi «infondati e imprudenti». Il secondo, più recente, riguarda invece Standard & Poor's e, in particolare, tre report, l'ultimo dei quali emesso il primo luglio 2011 a mercati aperti che esprimeva giudizi negativi sulla manovra economica del Governo italiano «quando non era ancora ufficiale, non esisteva un testo definitivo e non era stata ancora presentata in Consiglio dei ministri». Gli altri due report S&P risalgono al 20 e al 23 maggio in cui si esprimevano giudizi negativi sul debito pubblico italiano;
Adusbef e Federconsumatori hanno ricordato, inoltre, che sono «nove le agenzie, che hanno già dimostrato di avere i requisiti necessari e hanno superato l'intero percorso previsto dal regolamento europeo ed hanno piena legittimità ad emettere le pagelle, al contrario delle tre sorelle del rating. Pitch, Moody's e Standard & Poor's, che non avendo superato l'esame previsto, sono state bocciate il 24 agosto scorso dopo le inchieste penali della Repubblica di Trani»;
prima del declassamento francese, anche il ministro delle finanze, François Baroin, chiese alle autorità di vigilanza europee sui mercati di aprire una inchiesta sull'errore di Standard & Poor's, che aveva annunciato il downgrade della Francia. «Baroin - si legge in una nota diffusa a Parigi dal Ministero dell'economia - ha chiesto all'autorità europea dei mercati finanziari e all'autorità (francese, ndr) dei mercati finanziari un'indagine in seguito all'errore di trasmissione di un messaggio sul rating di eredità della Francia». In particolare, si legge ancora nel comunicato, il ministro chiede ai due organi di «indagare sulle cause e sulle eventuali conseguenze di questo errore». La notizia del downgrade della tripla A francese e la smentita di S&P's hanno avuto immediate ripercussioni sui mercati. Molti inoltre sono convinti che l'agenzia abbia soltanto sbagliato i tempi e che, entro la fine dell'anno, il downgrade arriverà davvero;
la Commissione europea ha assicurato che presenterà un progetto di legge per aumentare la trasparenza della valutazione dei debiti sovrani da parte delle agenzie di rating. «È un incidente grave», dice Chantal Hughes, portavoce del commissario ai servizi finanziari Michele Bamier. «Nella situazione attuale dei mercati,

estremamente volatile e tesa, gli attori dei mercati devono dare prova di rigore e di un particolare senso di responsabilità». L'errore tecnico di Standard and Poor's sulla tripla A francese aveva fatto fare un balzo ai rendimenti sui titoli di Stato a dieci anni e lo spread col bund -:
quali interventi il Governo intenda adottare, nelle sedi internazionali, al fine di imporre regole più restrittive e controlli più serrati sull'attività di società private che, come Standard & Poor's, prive della necessaria autorizzazione dell'Esma abilitate per operazioni in Italia, possano continuare ad emettere report valutativi anche su istituzioni, enti locali e banche italiane, anche in considerazione degli effetti sui mercati finanziari delle valutazioni diffuse, a stampa ed operatori, talvolta con tempistiche sospette.
(4-14130)