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Atto a cui si riferisce:
C.7/00738 [Violazione dei diritti umani, culturali e religiosi del popolo del Tibet]



La III Commissione,
premesso che:
il Governo centrale cinese opera da oltre mezzo secolo una politica discriminatoria nei confronti della popolazione della regione autonoma del Tibet, avendone costretto all'esilio la massima autorità spirituale e politica;
dall'esilio il Dalai Lama e il suo Governo, fuggito con lui in India, hanno continuato a chiedere senza successo l'apertura di un canale diplomatico reale con Pechino per negoziare le condizioni di vita e di libertà religiosa nell'area;
il Dalai Lama e il suo Governo hanno rinunciato sin dagli anni Ottanta del secolo scorso a ogni idea di indipendenza per il Tibet, chiedendo soltanto una politica di autonomia linguistica e il rispetto della libertà religiosa della popolazione;
Pechino ha operato nell'area almeno tre grandi repressioni contro i tibetani: nel 1959, nel 1989 e nel 2008, colpendo soprattutto i monasteri e i religiosi ivi presenti, sviluppando nel contempo una politica di immigrazione in Tibet per i cinesi di etnia han;
per protestare contro questa situazione, dal marzo 2011 undici fra monaci e monache tibetani si sono auto-immolati con il fuoco per le strade di diverse aree del Paese, chiedendo in punto di morte autonomia per il Tibet e il ritorno del Dalai Lama;
lo stesso Dalai Lama ha condannato questi gesti, invitando i suoi seguaci a non sacrificare le proprie vite ma a usare più saggezza per contrastare i soprusi compiuti dal Governo cinese;
in Tibet è reato - punibile con la reclusione da 2 a 5 anni - chiedere il ritorno del Dalai Lama, affiggere una sua immagine o possedere uno qualunque dei suoi scritti;
il Parlamento europeo ha approvato lo scorso 27 ottobre una risoluzione al riguardo, richiamando le autorità cinesi al rispetto dell'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,


impegna il Governo:


ad intervenire con urgenza, sollecitando un'incisiva azione europea, per esprimere al Governo cinese viva e forte preoccupazione rispetto al protrarsi di una situazione di aperta violazione dei diritti umani, culturali e religiosi del popolo del Tibet;

ad attivarsi presso tutte le sedi della comunità internazionale per studiare interventi comuni di sostegno del popolo del Tibet, dei religiosi buddhisti e di tutti coloro che in maniera pacifica chiedono il rispetto dei propri diritti come sancito dalla stessa costituzione cinese.
(7-00738)
«Adornato, Boniver, Mecacci, Nirenstein, Maran, Vernetti».