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Atto a cui si riferisce:
C.4/00364 CICCANTI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che: alcuni operatori del commercio, che hanno versato contributi...



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata martedì 22 novembre 2011
nell'allegato B della seduta n. 552
All'Interrogazione 4-00364 presentata da
AMEDEO CICCANTI
Risposta. - Con riferimento all'interrogazione in esame con cui si chiede quali siano le iniziative che consentano di utilizzare le posizioni contributive Enasarco in assenza del raggiungimento dei requisiti prescritti per accedere alla pensione di vecchiaia, si rappresenta quanto segue.
La fondazione Enasarco rientra tra gli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza che il decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, in base alla delega conferita dalla legge 24 dicembre 1993, n. 537 (legge finanziaria per il 2004), ha privatizzato.
In base al disposto normativo, i citati enti sono stati trasformati in associazioni o in fondazioni con deliberazione dei competenti organi di ciascuno di essi e continuano a svolgere le attività previdenziali ed assistenziali riconosciute a favore delle categorie di lavoratori e professionisti per le quali sono stati originariamente istituiti, ferma restando la obbligatorietà dell'iscrizione e della contribuzione.
La trasformazione si basa su due presupposti giuridici fondamentali: l'autonomia dell'ente trasformato nella forma di associazione o fondazione e la natura pubblica della funzione previdenziale ancora svolta, ai sensi dell'articolo 38 della Costituzione (in quanto ente gestore di forme di previdenza obbligatoria). Nell'architettura del sistema previdenziale obbligatorio, che nel nostro paese è svolto da enti di diritto pubblico e da enti di natura giuridica privata, il modello cui gli enti privatizzati rientrano è quello degli enti che esercitano in forma privatistica una funzione eminentemente pubblica (confrontare Corte dei conti, sezione controllo gestione enti, n. 49/95).
Con riguardo a quanto chiesto dall'interrogante, va rappresentato che nell'eventualità in cui un soggetto, in forza delle diverse attività svolte, si trovi, alla fine della vita lavorativa, in possesso di vari spezzoni contributivi inidonei al perfezionamento del diritto a pensione, perché non cumulabili, né totalizzabili tra loro, e, quindi, sostanzialmente inutilizzabili, vige il principio dell'acquisizione, alla gestione previdenziale di appartenenza, dei contributi debitamente versati.
In questo quadro e in considerazione dei profili di autonomia di cui al citato decreto legislativo n. 509 del 1994, le casse dei liberi professionisti possono liberamente regolamentare la possibilità della restituzione dei contributi regolarmente versati.
Con specifico riferimento all'Enasarco, con la legge 2 febbraio 1973, n. 12 («Natura e compiti dell'Ente nazionale di assistenza per gli agenti e rappresentanti di commercio e riordinamento del trattamento pensionistico integrativo a favore degli agenti e dei rappresentanti di commercio») è stata istituita la previdenza integrativa obbligatoria degli agenti e rappresentanti di commercio.
La medesima legge, in coerenza con il modello previdenziale a ripartizione, prevede l'erogazione di tre prestazioni previdenziali: pensione di vecchiaia, pensione di invalidità e ai superstiti, nonché eventuali altre provvidenze a favore della categoria assistita. Gli agenti di commercio con meno di 15 anni di contribuzione (ora 20 anni per effetto dell'innalzamento dell'anzianità contributiva minima) non possono accedere alla pensione di vecchiaia. Ad essi la legge sopra citata consente (articolo 8) di presentare domanda di ammissione alla prosecuzione volontaria entro due anni dalla fine dell'anno solare posteriore alla data di cessazione o sospensione dell'attività di agente e rappresentante di commercio. Gli stessi agenti, alle stesse condizioni, ricevono la copertura del rischio inabilità e del rischio morte, nonché del rischio invalidità con, rispettivamente, cinque e sette anni di anzianità contributiva. A tali istituti va aggiunto quello dell'integrazione al minimo pensionistico avente natura strettamente solidaristica.
Per quanto concerne la possibilità di totalizzare i periodi assicurativi, l'Enasarco ha rappresentato che, al pari degli altri enti che gestiscono forme di previdenza obbligatoria, è soggetto anch'esso alle norme in materia di totalizzazione dei periodi contributivi di cui al decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 42 («Disposizioni in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi»), come modificato dalla legge 24 dicembre 2007, n. 247 («Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l'equità e la crescita sostenibili, nonché ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale») fermo restando che, ai sensi delle suddette disposizioni di legge, non è possibile procedere alla totalizzazione di più contributi per lo stesso periodo contributivo. Pertanto, qualora non sussista copertura contributiva a carico dell'Inps, la fondazione provvede regolarmente a totalizzare i contributi previdenziali.
Si rappresenta altresì che di recente è stata oggetto di approvazione, ai sensi dell'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo n. 509 del 1994, la riforma del sistema previdenziale della fondazione. Di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, si è infatti provveduto ad approvare la delibera n. 95 adottata dal Consiglio di amministrazione nella seduta del 22 dicembre 2010, così come successivamente modificata dalla delibera n. 35, adottata dal Consiglio di amministrazione nella seduta del 4 maggio 2011.
Dette delibere hanno previsto, tra le principali misure di modifica regolamentare, che, ai nuovi iscritti che raggiungeranno l'età pensionabile con almeno cinque anni di iscrizione e contribuzione, verrà riconosciuta una rendita contributiva reversibile, ridotta in misura del 2 per cento per ciascuno degli anni mancanti al raggiungimento della quota 90 (articolo 16 del Regolamento delle attività istituzionali approvato il 19 luglio 2011).
La restituzione dei contributi versati a fronte di un minimo di anzianità e di un fattore di sconto in funzione della lontananza dal requisito minimo in termini di quote ovvero anzianità più età anagrafica, rappresenta così l'istituto che consente, ai contribuenti che non hanno raggiunto le condizioni previste per il pensionamento, di non perdere completamente la contribuzione versata in attività.
Conclusivamente, si osserva che la questione segnalata dall'interrogante ha ottenuto una soluzione di tipo regolamentare che consentirà ai nuovi iscritti alla fondazione di utilizzare validamente la propria anzianità contributiva.

Il Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali: Luca Bellotti.