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Atto a cui si riferisce:
C.4/13892 [Benefici previdenziali per i lavoratori esposti per anni all'amianto]



SCILIPOTI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
quasi 40 anni fa ha avuto inizio in Italia la mobilitazione di cittadini e lavoratori contro l'amianto. Le lotte e gli scioperi iniziati in Piemonte (dove si trovavano le cave di Balangero e l'eternit di Casale Monferrato), in Friuli-Venezia Giulia (a Monfalcone e Trieste), in Veneto (a Porto Marghera) e in Lombardia (a Broni, a Seveso, alla Breda di Sesto, fino a Terni tra i lavoratori della Thyssen Krupp e a quelli del sito delle acque Sangemini), portarono alla sottoscrizione di accordi sindacali volti a prevedere l'istituzione di libretti sanitari individuali, del registro dei dati ambientali di reparto nelle fabbriche, nonché di controlli ad opera delle aziende sanitarie locali negli ambienti di lavoro. Questi accordi sindacali furono poi recepiti da leggi regionali e, successivamente, da leggi nazionali;
dopo oltre 20 anni di processi civili e penali, è stata finalmente approvata la legge 27 marzo 1992, n. 257, recante «Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto», che prevede il divieto di estrazione, lavorazione, utilizzo e commercializzazione dell'amianto, la bonifica degli edifici, delle fabbriche e del territorio, misure per la tutela sanitaria e previdenziale dei lavoratori esposti all'amianto, nonché misure per il risarcimento degli stessi e per il riconoscimento della qualifica di malattia professionale e del danno biologico;
l'articolo 13, commi 6, 7 e 8, della citata legge, ha concesso un beneficio previdenziale a determinate categorie di lavoratori che durante l'attività lavorativa

siano stati esposti all'amianto. Tale beneficio consiste nell'applicazione, ai periodi di contribuzione obbligatoria relativi all'esposizione all'amianto, di un coefficiente di moltiplicazione ai fini del conseguimento delle prestazioni pensionistiche. In particolare: a) ai periodi di prestazione lavorativa nelle miniere e nelle cave di amianto si applica il coefficiente di 1,5 (comma 6); b) al periodo di esposizione all'amianto, nel caso di contrazione di malattia professionale documentata dall'Istituto nazionale infortuni sul lavoro (INAIL) a causa della medesima esposizione, si applica il coefficiente di 1,5 (comma 7); c) all'intero periodo di esposizione all'amianto soggetto alla relativa assicurazione INAIL, purché di durata superiore a 10 anni, si applica il coefficiente di 1,25 (comma 8), utile solamente ai fini della determinazione dell'importo delle prestazioni pensionistiche e non della maturazione del diritto di accesso alle medesime. Sino al 1° ottobre 2003 - cioè sino al giorno antecedente all'entrata in vigore del decreto-legge 269 del 2003 - era invece previsto un coefficiente pari all'1,5 che si applicava anche ai fini della maturazione del diritto di accesso alla pensione;
successivamente, l'articolo 1, comma 20, della legge n. 247 del 2007 ha previsto che ai fini del conseguimento dei benefici previdenziali di cui all'articolo 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992, sono valide le certificazioni rilasciate dall'INAIL ai lavoratori che abbiano presentato domanda al predetto Istituto entro il 15 giugno 2005, per periodi di attività lavorativa svolta con esposizione all'amianto fino all'avvio dell'azione di bonifica e, comunque, non oltre il 2 ottobre 2003, nelle aziende interessate dagli atti di indirizzo già emanati in materia dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale;
successivamente, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con decreto 12 marzo 2008, articolo 1, lettera b) e in seguito l'INAIL (direzione centrale prestazioni, ufficio III) con atto n. 60002 del 19 maggio 2008, hanno limitato l'ambito di operatività della norma di cui all'articolo 1, commi 20, 21 e 22, della legge n. 247 del 2007 ad alcuni reparti di 15 dei 500 siti per i quali era intervenuto l'atto di indirizzo del Ministro del lavoro che riconosceva la loro qualificata esposizione a polveri e fibre di amianto, ai fini di conferire il beneficio contributivo ex articolo 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992, utile ai fini della determinazione dell'importo delle prestazioni pensionistiche di cui si è detto in precedenza;
in attuazione della suddetta disciplina legislativa il decreto ministeriale 12 marzo 2008, all'articolo 2, comma 4, ha in particolare stabilito che la certificazione da parte dell'INAIL è rilasciata previa acquisizione: della domanda del lavoratore, che attesta il possesso dei requisiti richiesti; della comunicazione da parte delle ASL competenti della data di avvio dell'azione di bonifica di cui al comma 3, ovvero del mancato avvio della stessa azione di bonifica; del curriculum professionale del lavoratore interessato, rilasciato dal datore di lavoro, dal quale risultino le mansioni, i reparti e i periodi lavorativi svolti successivamente all'anno 1992 sino all'avvio dell'azione di bonifica e, comunque, non oltre il 2 ottobre 2003;
l'articolo 6, comma 9-bis, del decreto-legge n. 194 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, proroga al 30 giugno 2010 il termine per la presentazione del curriculum professionale del lavoratore, rilasciato dal datore di lavoro, richiesto ai fini dell'accesso ai benefici previdenziali per periodi di attività lavorativa svolta con esposizione all'amianto, di cui all'articolo 2, comma 4, lettera c), del decreto ministeriale 12 marzo 2008;
il secondo periodo del comma in esame reca un'interpretazione autentica dell'articolo 1, comma 20, della legge n. 247 del 2007. Più specificamente, si stabilisce che gli atti di indirizzo ministeriale citati nel richiamato comma 20 sono quelli attestanti l'esposizione all'amianto protratta fino al 1992, limitatamente alle

mansioni e ai reparti ed aree produttive specificamente indicati negli atti medesimi, come d'altronde già evidenziato nell'articolo 1, comma 1, del richiamato decreto ministeriale 12 marzo 2008;
il citato comma 1 dell'articolo 1 del decreto ministeriale 12 marzo 2008, infatti, concernente l'ambito soggettivo di applicazione della norma ai fini della fruizione dei benefici previdenziali, ha disposto che per il conseguimento dei benefici stessi possano avvalersi della certificazione di cui all'articolo 1, comma 20, della legge n. 247 del 2007, i lavoratori che: abbiano presentato all'INAIL domanda per il riconoscimento dell'esposizione all'amianto entro il 15 giugno 2005; abbiano prestato nelle aziende interessate dagli atti di indirizzo adottati dal Ministero del lavoro la propria attività lavorativa, con esposizione all'amianto per i periodi successivi all'anno 1992 fino all'avvio dell'azione di bonifica e, comunque, non oltre il 2 ottobre 2003, con le mansioni e nei reparti indicati nei predetti atti di indirizzo, limitatamente ai reparti o aree produttive per i quali i medesimi atti riconoscano l'esposizione protratta fino al 1992; non siano titolari di trattamento pensionistico avente decorrenza anteriore al 1° gennaio 2008, data di entrata in vigore della legge n. 247 del 2007;
secondo quanto precisato nella relazione tecnica allegata al disegno di legge di proroga dei termini (il citato decreto-legge n. 194 del 2009), la disposizione interpretativa prevista al secondo periodo del comma 9-bis si è resa necessaria per consentire di mantenere il numero dei destinatari dei benefici previdenziali previsti dalla normativa allora vigente in favore dei lavoratori esposti all'amianto, per i quali l'INAIL ha rilasciato la certificazione richiesta, nei limiti della platea individuata dalla legge n. 247 del 2007, in corrispondenza della quale è stata prevista apposita copertura finanziaria;
tale corrispondenza è stata messa a rischio dalla sentenza del TAR del Lazio n. 5750/09, del 23 aprile 2009, che ha accolto il ricorso dei lavoratori ed annullato il decreto ministeriale che, sulla base della stessa legge n. 247 del 2007, ha circoscritto la platea dei lavoratori interessati a coloro per i quali la certificazione attesta l'esposizione all'amianto fino al 1992. In forza di tale sentenza, i beneficiari delle, prestazioni previdenziali passerebbero, sulla base dei dati fomiti dall'INAIL, da 4.403 soggetti, in linea con quanto stimato dalla relazione tecnica allegata alla legge n. 247 del 2007, a 12.844 lavoratori, di cui 6.629 con esposizione già riconosciuta minore di 10 anni e 6.215 con esposizione già riconosciuta di almeno 10 anni;
l'esclusione di una cospicua parte di lavoratori dal novero di coloro che possono beneficiare del prolungamento del riconoscimento del periodo di esposizione, utile per guadagnare anticipatamente l'accesso alla pensione, ha trovato riconoscimento giurisprudenziale - dopo il ricorso delle associazioni a difesa delle vittime dell'amianto - da parte del TAR del Lazio con la citata sentenza che ha annullato parzialmente gli atti applicativi della norma, ossia il decreto del Ministro del lavoro e del Ministro dell'economia e delle finanze, in data 12 marzo 2008, e l'atto di cui alla nota INAIL - direzione centrale prestazioni - ufficio III n. 60002 del 19 maggio 2008;
l'INAIL, la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali ed il Ministro dell'economia e delle finanze hanno proposto ricorso al Consiglio di Stato, ed il procedimento è tuttora pendente, sostenendo che la norma dovrebbe essere interpretata nel senso voluto nell'atto amministrativo dichiarato illegittimo dal TAR e con la limitazione all'elenco di 15 siti per tutta Italia, come stabilito dall'INAIL e quindi escludendo tutti gli altri lavoratori;
il 4 maggio 2010, innanzi il Consiglio di Stato, è stata posta in discussione l'istanza di sospensiva della sentenza del TAR del Lazio, avanzata dall'Avvocatura generale dello Stato, sul presupposto dell'articolo 6,

comma 9-bis, del decreto-legge n. 194 del 2009 e del presunto accordo sindacale del 17 luglio 2007, tra Fim-Cisl, Fiom CGIL, Uilm-Uil, teso a circoscrivere a pochi siti l'operatività del diritto al prolungamento del riconoscimento dei benefici contributivi per esposizione all'amianto;
le tesi dei lavoratori hanno prevalso, e gli enti previdenziali hanno rinunciato alla richiesta di sospensiva, che appariva del tutto infondata;
nello stesso giorno, il tribunale penale di Roma, ufficio Gip, ha accolto le richieste dei lavoratori e rigettato invece la richiesta di archiviazione formulata dal procuratore della Repubblica di Roma sui casi di lavoratori italiani deceduti all'estero per mesotelioma contratto per motivi lavorativi;
le associazioni a difesa delle vittime dell'amianto, tra le quali l'ONA (Osservatorio nazionale amianto), in data 19 marzo 2010, hanno inoltrato un ricorso alla Commissione europea contro la norma di cui all'articolo 6, comma 9-bis citato, per la proroga dei termini fino al 30 giugno 2010, limitata a pochi lavoratori, mentre, per altri, i termini rimangono fermi al 15 giugno 2005;
in ordine alla società Acciai Speciali Terni - ILVA Laminati Piani, con sede in Terni, e stabilimenti ubicati anche a Torino, del tutto identici l'uno con l'altro, e quantomeno per utilizzo massiccio di amianto friabile e compatto, sono stati emanati tre atti di indirizzo, e segnatamente il n. 471 dell'08 marzo 2001, il n. 476 del 20 febbraio 2001 e il n. 562 del 17 aprile 2001, che tuttavia contemplano solo il sito piemontese e non quello umbro;
tanto è vero che il sito piemontese era stato inserito tra i quindici che, secondo la circolare INAIL 60002 del 19 maggio 2008, doveva portare all'automatica applicazione delle nuove norme di cui all'articolo 1, commi 20, 21 e 22, della legge n. 247 del 2007 e che per effetto della sentenza del TAR del Lazio n. 5750 del 2009, dovrebbe essere applicata anche al sito di Terni;
in tal modo, a titolo esemplificativo, due persone, pur trovandosi nella medesima condizione, vengono trattate in modo - a quanto risulta all'interrogante - irragionevolmente differenziato, configurando un'arbitraria disparità di trattamento, in contrasto con il principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione e con gli articoli 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea che vietano le discriminazioni;
con sentenza del 1° dicembre 2009, in materia di cause di risarcimento danni in corso tra lo Stato e singoli emofilici, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia, ma soprattutto ha anche respinto la tesi adottata dal Governo italiano secondo cui la disparità di trattamento sarebbe motivata dalla «necessità di preservare le finanze pubbliche, in quanto scarse», non costituendo tale aspetto ragione idonea per giustificare un trattamento differenziato, laddove sono in gioco i diritti fondamentali dell'uomo;
il Consiglio di Stato ha sancito il diritto secondo il quale emesso l'atto di indirizzo ministeriale per un sito, il medesimo non può non essere applicato anche per un sito del tutto identico, ancorché presente in diversa regione, oppure tra due siti del tutto identici, presenti nella stessa regione sentenza n. 4576 del 23 marzo 2010;
così il tribunale di Foggia - sezione lavoro, dottoressa Chiddo, con sentenza 7765 del 05 dicembre 2007 riconosceva l'esposizione qualificata per i lavoratori addetti al Petrolchimico di Manfredonia in applicazione dell'atto di indirizzo del Petrolchimico ENICHEM di Brindisi proprio in virtù del principio: «3. "Vista la politica ENICHEM uguale in tutti i Petrolchimici"»;
la questione non è di poco conto, in quanto con il riconoscimento esteso fino al

02 ottobre 2003, ed oltre, ognuno dei lavoratori aventi diritto guadagnerebbe ulteriori circa 5 e più anni di prepensionamento, rispetto a quanto già riconosciuto, con conseguente maturazione del diritto alla prestazione previdenziale a carico dell'INPS (considerando che identico diritto è stato già riconosciuto a tutti gli altri loro colleghi di lavoro che hanno lavorato negli altri siti del tutto identici, oggetto di atto di indirizzo e per quelli non oggetto di atto di indirizzo con riconoscimento INAIL, per effetto dei principi di cui a Consiglio di Stato, Sezione VI, sentenza 15 luglio 2010, n. 4576);
durante la XV legislatura è stata approvata la costituzione di un fondo per le vittime dell'amianto, ai sensi dell'articolo 1, commi 241-246, legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria per il 2008), in favore di tutte le vittime che hanno contratto patologie asbesto-correlate per esposizione all'amianto e alla fibra «fiberfrax» e, in caso di morte anticipata, in favore degli eredi;
l'articolo 1, comma 246, rimanda ad un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze l'emanazione di un regolamento per la definizione delle procedure e le modalità di erogazione del Fondo di cui sopra, da adottarsi entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge medesima;
recentemente il Fondo vittime dell'amianto è stato attivato, e tuttavia le prestazioni sono state accreditate solamente a coloro che sono titolari di rendita, mentre invece ne sono escluse le vittime che hanno lavorato per enti pubblici, e coloro che hanno un grado di invalidità inferiore al 16 per cento;
l'Osservatorio nazionale amianto e l'Associazione vittime amianto nazionale italiana hanno promosso un ricorso al TAR del Lazio e hanno, impugnato l'atto INAIL in contrasto con la legge, ed il procedimento è tutt'ora all'esame del tribunale amministrativo;
si tratta a giudizio dell'interrogante di una grave violazione della legge, la quale attribuiva un diritto a tutte le vittime, e non soltanto ad alcune di essi;
tra i soli dipendenti della Thyssen Krupp moltissimi sono coloro che si sono ammalati;
sono ora pendenti molti giudizi finalizzati al riconoscimento dell'esposizione all'amianto utile ai fini del conseguimento del relativo accertamento con il diritto a maturare preventivamente la prestazione previdenziale;
molti sono i lavoratori malati e deceduti, e che molti saranno destinati ad ammalarsi nel futuro;
non appare accettabile che diritti a copertura costituzionale (articoli 3, 32 e 38 della Costituzione) possano essere negati a causa dell'assenza di copertura finanziaria -:
quali iniziative, anche di carattere normativo, i Ministri interrogati intendano adottare per giungere ad una positiva conclusione della vicenda, che consenta ai lavoratori esposti per anni all'amianto di poter finalmente conseguire i benefici contributivi di cui in premessa;
entro quali termini intendano intervenire al fine di correggere gli errori contenuti nel regolamento sul fondo per le vittime dell'amianto, così come disposto dall'articolo 1, commi da 241 a 246, della legge finanziaria per il 2008.
(4-13892)