• Testo interrogazione in commissione

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Atto a cui si riferisce:
C.5/05688 [Congedi per il coniuge convivente di soggetto con handicap]



NANNICINI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il decreto legislativo 18 luglio 2011, n. 119 attuazione dell'articolo 23 della legge 4 novembre 2010, n. 183, recante al Governo per il riordino della normativa in materia di congedi, aspettative e permessi, all'articolo 4 che sostituisce il comma 5 dell'articolo 42 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 recita: «5. Il coniuge convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell'articolo 4 comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ha diritto a fruire del congedo di cui al comma 2 dell'articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, entro sessanta giorni dalla richiesta. In caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente, ha diritto a fruire del congedo il padre o la madre anche adottivi; in caso di decesso o in presenza di patologie invalidanti, del padre e della madre, anche adottivi, ha diritto a fruire del congedo uno dei figli conviventi: in caso di decesso o in presenza di patologie invalidanti dei figli conviventi, ha diritto a fruire del congedo uno dei fratelli o sorelle conviventi»;
il concettosi «convivenza» non è stato esplicitato dal legislatore, né trova nessuna definizione nel codice civile;
dopo indicazioni di avviso diverso da parte di INPS, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha fornito in modo apparentemente dirimente, l'esatta interpretazione del concetto di convivenza con circolare prot. 3884 del 18 febbraio 2010, affermando «al fine di addivenire ad una interpretazione del concetto di convivenza che faccia salvi i diritti del disabile e del soggetto che lo assiste, rispondendo nel contempo alla necessità di contenere possibili abusi e un uso distorto del beneficio, si ritiene giusto ricondurre tale concetto a tutte quelle situazioni in cui, sia il disabile che il soggetto che lo assiste abbiano la residenza nello stesso Comune, riferita allo stesso indirizzo: stesso numero civico anche se in interni diversi»;
una tale interpretazione non tiene conto di quei casi in cui il numero civico può essere diverso pur essendo la stessa unità immobiliare; è invalso infatti l'uso da parte di diversi comuni di dare numeri civici differenti nella stessa unità immobiliare ed addirittura alle pertinenze;
si verifica quindi che appartamenti situati esattamente l'uno sopra ad un altro abbiano numeri civici anche distanti fra loro -:
se il Ministro non ritenga di riformulare la circolare in modo che si faccia riferimento, anziché allo «...stesso numero civico anche se in interni diversi» allo «...stesso immobile anche con numeri civici ed interni diversi».
(5-05688)