• Testo interrogazione in commissione

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Atto a cui si riferisce:
C.5/05680 [Moratoria fiscale da 6 a 12 mesi in Sardegna]



FOGLIARDI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
l'entità del debito complessivo nei confronti dell'agente di riscossione Equitalia-Sardegna ed il numero di imprese sarde raggiunte da cartelle esattoriali è tale da costituire una vera e propria emergenza economica e sociale, al punto di prospettare il serio rischio di fallimento di molte aziende;
le difficoltà generalizzate di accesso al credito bancario e quelle create dai ritardi di pagamento dei grandi committenti e della pubblica amministrazione generano a loro volta ulteriori ritardi da parte delle aziende che sono costrette posticipare i pagamenti di imposte e contributi per continuare a sopravvivere e trovare liquidità;
in particolare, in molti casi la situazione debitoria nei confronti dell'erario è dovuta all'insolvenza della pubblica amministrazione che, vincolata al rispetto del patto di stabilità, ritarda i pagamenti per commesse già eseguite ed obbliga le imprese ad anticipare somme per poter iniziare i lavori che saranno recuperate solo dopo alcuni anni;
l'entità del debito fiscale preclude la partecipazione delle imprese a bandi di gara per l'appalto di opere pubbliche la cui aggiudicazione permetterebbe alle stesse una ripresa dell'attività ed un rientro accelerato del debito fiscale in essere; quindi si assiste al caso paradossale per cui imprese che non sono state pagate dalla pubblica amministrazione per commesse già eseguite, non avendo sufficiente liquidità, sono costrette a dover ritardare i pagamenti delle imposte e dei contributi e ciò preclude di fatto la loro partecipazione ad altre gare d'appalto, in quanto risultanti non in regola con i versamenti;
l'entità dell'emergenza è ancora più consistente se si guarda ai numeri delle aziende sarde che al 31 dicembre 2010 risultano indebitate con il fisco: più di 64 mila imprese sarde sono esposte per un totale di debiti 3 miliardi e 516 milioni di euro, vale a dire che il 40 per cento delle imprese sarde è gravata in media da un debito verso l'erario di circa 55.000 euro; nel 2010 hanno dovuto dichiarare fallimento 2.351 aziende sarde;

la situazione delle aziende artigiane, commerciali e anche delle imprese agricole è quindi a dir poco catastrofica e si colloca in una crisi più vasta fatta di disoccupazione, di cassa integrazione, di blocco degli investimenti, di impoverimento del tessuto industriale, di cui triste esempio è la provincia del Sulcis Iglesiente;
bisogna fare una netta distinzione tra chi evade e chi, pur volendo, non riesce a far fronte ai pagamenti e alle scadenze; molti imprenditori sardi, in particolare piccole e medie imprese artigiane ed aziende agricole a conduzione familiare, che sono sempre state in regola con i versamenti delle imposte e dei contributi, oggi non sono in grado di far fronte al debito fiscale anche a causa dell'attuale sistema di computo degli interessi di mora e delle sanzioni che porta il debito a lievitare oltre ogni ragionevole misura facendo raddoppiare la cifra dovuta dopo circa cinque anni dall'accertamento;
sulle somme dovute dal contribuente all'erario vengono calcolati, in caso di ritardo nei pagamenti, costi aggiuntivi estremamente onerosi, mentre non si procede simmetricamente al computo degli interessi allorquando a vantare il credito sia il cittadino nei confronti dello Stato;
l'attuale sistema fiscale, i pignoramenti immobiliari, le procedure di fermo amministrativo di macchinari e automezzi utilizzati per il lavoro, sia di ambito artigianale che agropastorale, rischiano di compromettere il tessuto produttivo delle imprese regionali, già gravemente colpito dalla crisi economica internazionale, non ancora conclusa;
per far fronte all'attuale crisi di liquidità delle imprese sarde sono necessarie misure urgenti che potrebbero alleviare il peso del debito fiscale ed evitare il razionamento del credito;
la Camera ha approvato nella seduta del 21 giugno 2011 l'ordine del giorno n, 9/4357-A/75 che impegna il Governo, tra l'altro, ad individuare, di concerto con la giunta regionale della Sardegna, le aree del territorio regionale in stato di crisi al fine di disporre una moratoria fiscale da 6 a 12 mesi qualora si verifichino situazioni eccezionali che alterano gravemente lo svolgimento di un corretto rapporto con i contribuenti, ovvero, in alternativa, la sospensione del 50 per cento dei carichi da omessi versamenti (non quelli da accertamenti);
ad oggi non risulta avviata da parte del Ministro interessato alcuna procedura necessaria, mentre avrebbe dovuto già essere convocata la regione Sardegna, per individuare congiuntamente le aree destinate a beneficiare della citata «moratoria» -:
in quali modalità e termini il Governo intenda dare attuazione all'impegno assunto con l'accoglimento del citato ordine del giorno al fine di riproporre tra le priorità dell'agenda politica le ormai improrogabili misure per la tutela dei contribuenti sardi ed, in generale, del sistema economico isolano.
(5-05680)