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Atto a cui si riferisce:
C.1/00756 [Tutela del made in Italy]



La Camera,
premesso che:
la locuzione made in Italy sta ad indicare un concetto - di natura essenzialmente doganale - disciplinato direttamente a livello di istituzioni dell'Unione europea. Infatti, le previsioni principali relativi all'apposizione della dicitura made in Italy sono contenuti - a livello comunitario - nel regolamento CEE n. 2913/1992, che istituisce il codice doganale comunitario, e nel regolamento CEE 2454/1993 e - a livello nazionale - nell'articolo 517 del codice penale italiano e nella legge n. 350 del 2003, come modificata dalla legge n. 166 del 2009;
il Parlamento europeo, nella seduta plenaria del 21 ottobre 2010, ha approvato, a larghissima maggioranza, il testo di un regolamento comunitario («Indicazione del Paese di origine di taluni prodotti importati da Paesi terzi»), che intende istituire l'obbligo dell'indicazione di origine (la nota dicitura made in) per numerose categorie di prodotti destinati al consumo importati da Paesi estranei all'Unione europea. Il documento legislativo dovrà ora passare al vaglio del Consiglio;
per l'Italia il regolamento costituirà verosimilmente un nuovo ostacolo alla concreta applicabilità della legge 8 aprile 2010, n. 55, sull'etichettatura obbligatoria e la tutela del made in Italy nei settori del tessile, delle calzature e delle pelletterie;
questa legge istituisce, in particolare, un nuovo sistema di etichettatura per tutti i prodotti dei settori tessile, delle pelletterie e delle calzature, con obbligo di indicazione, tra l'altro, dell'origine geografica della merce, nonché la facoltà per l'imprenditore di utilizzare la dicitura made in Italy nei suddetti settori merceologici solamente se almeno due fasi di lavorazione vengono svolte sul territorio italiano;
sin dalla sua entrata in vigore, tale provvedimento ha sollevato notevoli perplessità circa la sua effettiva applicazione. Infatti, l'articolo 1 relativo all'etichettatura obbligatoria sull'origine e ai requisiti necessari per l'indicazione made in Italy sui prodotti e l'articolo 3 concernente le conseguenti sanzioni sarebbero dovuti entrare in vigore il 1o ottobre 2010 (con un

differimento di circa 5 mesi rispetto alle restanti parti della legge in questione), al fine di consentire, nel lasso di tempo decorrente dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale, la notifica del testo legislativo alla Commissione europea, che avrebbe dovuto pronunciarsi sulla sua compatibilità con il diritto comunitario, e l'emanazione da parte del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze e con il Ministero per le politiche europee, dei regolamenti attuativi previsti dall'articolo 2, i quali avrebbero dovuto disciplinare «le caratteristiche del sistema di etichettatura obbligatoria e di impiego dell'indicazione made in Italy, di cui all'articolo 1, nonché le modalità per l'esecuzione dei relativi controlli»;
la legge n. 55 del 2010 è stata poi notificata alla Commissione europea, che, con una lettera della direzione generale impresa e industria (protocollo n. 518763 del 28 luglio 2010) indirizzata all'ambasciatore italiano a Bruxelles, ha sollevato eccezioni rispetto alla sua compatibilità con il diritto comunitario, attese le restrizioni che potrebbe causare alla concorrenza ed alla libera circolazione delle merci sul territorio europeo;
oggi non sono ancora stati emanati i sopra citati regolamenti di attuazione, nonostante gli articoli 1 e 3 siano formalmente in vigore dal 1o ottobre 2010;
al riguardo l'Agenzia delle dogane, con propria nota n. 119919/RU del 22 settembre 2010, ha precisato che nell'espletamento della propria attività di controllo non considererà applicabili le nuove disposizioni sull'etichettatura nei settori considerati dalla legge n. 55 del 2010 sino a quando non saranno adottati i decreti interministeriali attuativi di cui sopra;
conseguentemente al provvedimento dell'autorità doganale, la Presidenza del Consiglio dei ministri ha adottato in data 30 settembre 2010 una direttiva, nella quale si conferma l'orientamento secondo cui la legge n. 55 del 2010 non sarà ritenuta applicabile sino a quando non saranno emanati i regolamenti attuativi, invitando tutte le amministrazioni pubbliche eventualmente interessate dalla normativa in oggetto ad attenersi a questo indirizzo interpretativo e, dunque, a non applicare le disposizioni sull'etichettatura obbligatoria dei prodotti tessili, delle pelletterie e delle calzature,


impegna il Governo:


ad adoperarsi, a livello comunitario, affinché il regolamento adottato dal Parlamento europeo per la cosiddetta tutela del made in venga approvato in tempi rapidi dal Consiglio;
a chiarire, nelle more dell'adozione del sopra citato regolamento, in modo univoco quale sia il corretto coordinamento delle disposizioni legislative vigenti a tutela del made in Italy.
(1-00756)
«Commercio, Lo Monte, Lombardo, Oliveri, Brugger».