• Testo interrogazione a risposta scritta

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
C.4/13604 [Sussidi assegnati ai soggetti disabili per l'inserimento lavorativo ]



PIFFARI e CIMADORO. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
i sussidi per l'inserimento lavorativo dei soggetti disabili, di seguito «borse di lavoro», sono uno strumento di socializzazione e di inserimento per fasce deboli e soggetti con disabilità, anche gravi, che versano in situazioni di particolare debolezza socio-lavorativa, strumento che assolve alla funzione di mero reinserimento sociale per il tramite di un'azienda e non costituisce un rapporto di lavoro;
con il termine «borsa di lavoro» si deve fare riferimento alle erogazioni attribuite in favore di soggetti disabili, che rientrano nella tipologia di assegni, premi o sussidi, che possono essere di tipo socio-assistenziale, a fini terapeutici, finalizzati a favorire lo sviluppo dell'autonomia personale e l'integrazione sociale, oppure di preinserimento lavorativo, che gli enti locali possono attivare quali progetti propedeutici ai tirocini di cui alla legge n. 68 del 1999;
secondo quanto stabilito dall'articolo 34, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, recante, «Disciplina delle agevolazioni tributarie», sono esenti dall'imposta sui redditi delle persone fisiche i sussidi corrisposti a titolo «assistenziale» dallo Stato e da altri enti pubblici;
l'articolo 50, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, assimila invece ai redditi di lavoro dipendente, assoggettati a tassazione, «le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio, per fini di studio o di addestramento professionale, se il beneficiario non è legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante»; l'articolo 191 del medesimo testo unico fa salve comunque le agevolazioni tributarie previste dal decreto del Presidente della Repubblica n. 601 del 1973;
ambedue le tipologie di borsa di lavoro evidenziate (di tipo socio-assistenziale o di reinserimento lavorativo) esulano dalla disciplina dell'inserimento lavorativo di cui alla legge n. 68 del 1999, appaiono rientrare nell'esenzione di cui all'articolo 34 del decreto del Presidente della Repubblica n. 601 del 1973 (Corte di cassazione n. 5238 del 10 maggio 1991 e riferimento alla nozione ristretta di assistenza sociale recepita nell'articolo 38, primo comma, della Costituzione). Infatti,

nonostante si chiamino borse di lavoro, in esse la funzione socio-assistenziale appare nettamente prevalente su quella retributiva, posto che le stesse non realizzano un vero e proprio inserimento in attività lavorative. Ciò vale non solo nel caso delle borse espressamente definite come «socio-assistenziali», ma anche nel caso delle borse definite di «pre-inserimento lavorativo», giacché forniscono un sussidio d'assistenza in attesa che maturino - e proprio allo scopo di favorirle - le condizioni sufficienti ad avviare i tirocini;
alla luce di quanto esposto, il sussidio mensile, corrisposto al disabile non deve essere inteso come un emolumento economico derivante dallo svolgimento di una determinata prestazione ma come un riconoscimento dell'impegno; riveste, quindi, un valore esclusivamente di tipo educativo quale misura di rafforzamento della diligenza che il disabile pone nell'integrarsi nel contesto in cui è inserito e nell'assolvere ai compiti che gli sono affidati;
le famiglie, a fronte dell'assoggettabilità, temono di vedersi costrette a rinunciare a tali benefici perché risulterebbero, se tassabili, incompatibili con altre forme di benefici fiscali; come si legge ad esempio in un comunicato stampa dell'Associazione delle persone con sindrome di Down, ci sarebbe «la possibilità da parte dei genitori di perdere l'assegno per i figli a carico, la reversibilità pensionistica ai superstiti o lo revisione degli indici Isee»;
in assenza di uno specifica normativa fiscale sulle borse di lavoro, le regioni non si comportano in maniera omogenea, tanto che molte hanno sempre interpretato le borse di lavoro come sussidi esenti dall'imposta sul reddito delle persone fisiche e dall'imposta locale sui redditi, a condizione che l'erogazione sia effettuata dallo Stato o da altri enti pubblici, e che la natura sia assistenziale;
la regione Marche, ad esempio, ha emesso un provvedimento sull'argomento, colmando il vuoto interpretativo e legislativo, e ha chiarito (protocollo n. 0652835 del 18 novembre 2008) che detti sussidi «non sono assoggettabili». Altre regioni, invece, come il Friuli Venezia Giulia e la Sardegna, assoggettano le borse di lavoro erogate a persone disabili ai redditi assimilati al lavoro dipendente, quindi tassabili;
al fine di risolvere la suddetta problematica, in data 21 ottobre 2010, è stata depositata alla Camera dei deputati la proposta di legge n. 3802 con lo scopo di individuare un unico regime fiscale per i sussidi assegnati ai soggetti disabili per l'inserimento lavorativo -:
se e in quali tempi i Ministri interrogati intendano impartire direttive specifiche in ordine ad una interpretazione univoca ed omogenea sulla natura di suddetti disabili come sussidi esenti dall'imposta sul reddito delle persone fisiche e dall'imposta locale sui redditi, a condizione che l'erogazione stessa sia effettuata dallo Stato o da altri enti pubblici, e fatta salva la natura assistenziale della stessa in quanto sussidio diretto a garantire ai disabili la partecipazione alla vita sociale e lavorativa della comunità.
(4-13604)