• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00092 [Nota di aggiornamento al DEF 2011]



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00092 presentata da GIANPIERO D'ALIA
martedì 11 ottobre 2011, seduta n.621

Il Senato,
esaminata la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2011 (Doc LVII, n. 4-bis)
premesso che:
- la Nota in esame, costituendo l'applicazione del nuovo ciclo di programmazione previsto dalla legge n. 39 del 2011, non rappresenta più un documento "eventuale", cioè da presentare esclusivamente nel caso di scostamenti rispetto alle previsioni e agli obiettivi iniziali, bensì costituisce un documento "necessario", cioè facente parte a pieno titolo degli strumenti di programmazione individuati nella legge di contabilità;
- nel Documento di economia e finanza (DEF) era previsto un deficit pubblico tendenziale pari al 2,7 per cento e al 2,6 per cento del PIL rispettivamente per gli anni 2013 e 2014, e indicato un obiettivo di pareggio di bilancio da conseguire entro il 2014;
- sulla scorta dei predetti obiettivi indicati nel DEF, nonché delle raccomandazioni di politica economica successivamente pervenute all'Italia dal Consiglio europeo nel mese di luglio e dalla Banca centrale europea con lettera del 5 agosto indirizzata al Presidente del Consiglio dei ministri, sono stati emanati dal Governo dapprima il decreto-legge 6 luglio 2011 n. 98 con una manovra di 48 miliardi di euro, e successivamente, anche nel tentativo di porre un argine al progressivo ampliamento dei differenziali di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli di altri Paesi europei (c.d. spread), il decreto-legge 13 agosto 2011 n. 138, con il quale l'ammontare complessivo della manovra finanziaria veniva incrementato a 59,8 miliardi di euro nell'intento di anticipare al 2013 il conseguimento del pareggio di bilancio;
- la Nota di aggiornamento prevede, come risultato della manovra, un deficit pubblico pari a 0,1 punti di PIL nel 2013 e un avanzo di 0,2 punti di PIL nel 2014; il debito pubblico è previsto invece ancora in aumento per l'anno in corso salvo poi ridursi progressivamente ma a ritmo ancora troppo lento per gli anni successivi (il rapporto debito/PIL, secondo le previsioni della Nota di aggiornamento, sarebbe ancora pari al 112,6 per cento);
- la parte preponderante della correzione apportata al deficit pubblico dai citati decreti-legge riguarda aumenti di entrate, e la metà di essi è rinviata all'attuazione di una apposita delega fiscale e assistenziale; per effetto della manovra finanziaria la pressione fiscale è prevista aumentare di un punto di PIL, dal 42,7 del 2011 al 43,7 del 2014 al netto delle entrate derivanti dalla delega fiscale e assistenziale; l'aumento risulta ovviamente ancor più pronunciato in considerazione delle ulteriori entrate della delega fiscale e assistenziale, computando le quali la pressione fiscale raggiungerebbe il proprio massimo storico; ciò risulta anche in contrasto con l'attuazione della delega sul federalismo fiscale, della quale tra l'altro nulla viene detto nella Nota, e in virtù della quale le entrate delle regioni avrebbero dovuto progressivamente sostituire quelle erariali senza alcun aumento della pressione fiscale;
- in valore assoluto, per effetto dei due decreti-legge le entrate totali riportate nel conto economico programmatico delle Amministrazioni pubbliche aumentano dai 722 miliardi di euro del consuntivo 2010 a 838 miliardi di euro nel 2014; si tratta di 116 miliardi di euro in più, e soltanto 74 miliardi vengono destinati all'obiettivo di riduzione del deficit pubblico (visto che si passa da un disavanzo di 71 miliardi nel 2010 a un avanzo di 3 miliardi nel 2014); la parte restante delle maggiori entrate finisce di fatto per aumentare la spesa corrente di 56 miliardi nello stesso periodo 2010-2014, mentre la spesa totale aumenta di 43 miliardi unicamente per effetto di una riduzione degli investimenti pubblici pari a 14 miliardi di euro;
- la manovra finanziaria, dunque, considerato tanto l'importo in valore assoluto quanto soprattutto la prevalenza degli aumenti di tasse, nonché la destinazione del maggior gettito ad aumenti di spesa corrente improduttiva, non potrà che avere un impatto negativo sul livello dell'attività economica; essa determinerà probabilmente una riduzione del tasso di crescita del PIL e con esso anche probabili effetti negativi "di ritorno" sul gettito fiscale complessivo mettendo quindi in forse anche l'obiettivo stesso del pareggio di bilancio;
- la Nota in esame corregge al ribasso le previsioni di crescita rispetto a quanto riportato nel DEF recependo il mutamento del quadro economico di base dovuto al rallentamento dell'economia mondiale e ai conseguenti riflessi sull'economia del nostro Paese pur risultando ancora ottimistica rispetto alle previsioni dei principali istituti internazionali primo tra tutti il Fondo monetario internazionale; a seguito di tale mutamento del quadro economico il PIL italiano è atteso crescere di 0,7 per cento nel 2011, 0,6 per cento nel 2012, 0,9 per cento nel 2013 e 1,2 per cento nel 2014, invece che di 1,1 per cento nel 2011, 1,3 per cento nel 2012, 1,5 per cento nel 2013 e 1,6 per cento nel 2014 come previsto inizialmente nel DEF; viene tra l'altro evidenziato un ulteriore rallentamento dei consumi delle famiglie ormai vicini al ristagno, al quale si aggiunge un indebolimento dell'offerta di lavoro e, sul versante monetario, un aumento dell'inflazione per effetto dei rincari delle materie prime;
- la Nota non tiene tuttavia adeguatamente conto dell'ulteriore impatto negativo sulla crescita prodotto dalla manovra correttiva di finanza pubblica, a seguito del quale il rallentamento della nostra economia potrebbe essere ben maggiore;
- dalla Nota in esame non emerge alcuna chiara impostazione di politica economica basata su misure mirate e strutturali a sostegno della crescita economica, ciò anche in considerazione del fatto che il nostro Paese continua a crescere meno della media dell'area euro e che prima di tutto tale condizione è la causa principale delle pressioni sui mercati finanziari, i quali riflettono proprio l'incertezza sulle prospettive economiche dell'Italia e non solo quella legata al quadro di finanza pubblica,
impegna il Governo:
- a riformulare la Nota di aggiornamento al DEF 2011 introducendovi specifiche indicazioni su misure di politica economica e di politica di bilancio dirette a garantire sia il pareggio di bilancio in osservanza delle raccomandazioni del Consiglio europeo e della Banca centrale europea, sia al sostegno dell'economia e al rilancio della crescita, tenuto anche conto delle proposte avanzate dalle parti sociali nel progetto delle imprese per l'Italia del 30 settembre 2011;
- a indicare nella Nota di aggiornamento riformulata, nel rispetto dell'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013 come da impegni assunti nei confronti del Consiglio europeo e della Banca centrale europea, le linee di una diversa politica di bilancio basata sul taglio verticale di specifiche voci della spesa pubblica corrente - con particolare riferimento alla spesa per acquisti di beni e servizi delle Pubbliche amministrazioni e dei contributi a fondo perduto - accompagnata da sgravi fiscali alle imprese, in particolare sull'IRAP, e alle famiglie, nonché da un aumento della spesa per investimenti pubblici e in ricerca e innovazione.
(6-00092)
D'ALIA, PISTORIO, RUTELLI, BAIO, BALDASSARRI, BRUNO, CONTINI, DE ANGELIS, DIGILIO, FISTAROL, GALIOTO, GERMONTANI, GIAI, GUSTAVINO, MILANA, MOLINARI, MUSSO, OLIVA, RUSSO, SBARBATI, SERRA, VALDITARA