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Atto a cui si riferisce:
C.4/13505 [Estrazioni petrolifere nel mare Adriatico]



GRANATA e PATARINO. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
la lunga mobilitazione civile contro le estrazioni petrolifere in Adriatico può eleggere diversi luoghi simbolo a sostegno della protesta. Tra tutti le isole Tremiti meritano un posto di rilievo;
l'area marina protetta del Parco nazionale del Gargano è l'unico arcipelago italiano nel mar Adriatico;
in virtù di tali ricchezze proprio in questi ultimi mesi le popolazioni dei Paesi europei membri dell'Unesco che si affacciano sul mare Adriatico e sullo Ionio hanno avviato, a giusta ragione, una raccolta di firme per poter dichiarare l'Adriatico «Patrimonio naturale culturale dell'Umanità»;
lo stesso promontorio del Gargano prospiciente le isole Tremiti, dal dicembre 2009, ha assunto, suo malgrado, un alto valore emblematico per la mobilitazione contro le trivellazioni, ovvero lo spiaggiamento simultaneo di ben sette capodogli (Physeter macrocephalus);
su questo caso particolarmente interessante, recenti studi multidisciplinari sono stati pubblicati da Mazzariol e altri, nel maggio 2011 sulla prestigiosa rivista PloS-One, con dati e analisi effettuate sui sette esemplari spiaggiati il 10 dicembre 2009 sul litorale Nord del Gargano (istmo di Varano);
per la prima volta un tale spiaggiamento di massa di capodogli viene riportato in letteratura a queste latitudini; infatti, questi esemplari si sono spinti molto più a nord dell'abituale habitat della fossa del basso adriatico, dirigendosi verso il Promontorio del Gargano, incontrando condizioni ambientali e di mare proibitive;
i capodogli potrebbero essere stati disturbati dalla loro normale rotta nella più mite corrente marina adriatica orientale in cerca di calamari, loro dieta preferita;
proprio l'analisi dei contenuti stomacali evidenzia come quegli animali, debilitati e spiaggiati sul Gargano, fossero digiuni da almeno tre-sette giorni. Questo tempo giustifica il loro viaggio dopo essere stati disturbati precedentemente, avvistati e identificati molto più a sud verso Otranto;
tale stato viene spiegato sufficientemente con gli studi di Cummings 2009 e di Miller e altri 2009 (Deep-Sea Research), che hanno effettuato ricerche nel Golfo del Messico, approfondendo gli studi sul comportamento dei capodogli riguardo il condizionamento/richiamo verso il cibo, simulando esplosioni analoghe agli airgun con frequenze progressive e decrescenti;
negli studi effettuati nel Golfo del Messico, l'effetto di disturbo è stato registrato a distanze ben superiori (oltre i 10 chilometri, a quelle disciplinate e ammesse di rito nei decreti autorizzativi per le prospezioni geosismiche (circa 6 chilometri) per l'uso degli airgun nella ricerca petrolifera in Adriatico. Vale a dire che il comportamento alimentare dei capodogli non è condizionato dallo scoppio degli airgun nelle immediate vicinanze della sorgente (un fucile ad aria compressa), bensì viene influenzato con la perturbazione fisica dello spettro di onde esplose;
i risultati presentati da Mazzariol e altri (2011), confrontati con i dati di

Cummings 2009 e Miller e altri (2009), documentano inoltre come sui resti di ben tre dei sette capodogli esaminanti siano presenti i tipici segni della variazione di pressione di ossigeno polmonare dovuta ad emersione rapida. Gli stessi esemplari mostravano già altri sintomi di embolia con presenza di bolle negli interstizi cardiaci. Tali effetti fisiologici descrivono la tipica risposta comportamentale di animali che, spaventati, emergono rapidamente;
molti studi internazionali concordano su come quantificare e calcolare il danno realmente arrecato con gli airgun. Esso infatti va commisurato al numero di individui disturbati e spiaggiati, in relazione alla effettiva dimensione della popolazione presente nell'area;
nel caso dei sette capodogli piaggiati sul Gargano, essi non sono semplicemente sette individui, ma membri di una famiglia della sub-popolazione del basso-Adriatico; pertanto essa risulta irrimediabilmente e pesantemente falcidiata, con un danno ambientale incommensurabile già ampiamente consumato -:
se la morte dei sette capodogli piaggiati sul Gargano nel 2009 di una stessa famiglia della sub-popolazione del basso-Adriatico equivalga o meno ad un danno ambientale rilevante, o a quale grado intendano riferirlo;
se, dati i pareri V.I.A. del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che autorizzava attività petrolifere proprio in quel periodo del 2009, e autorizzava lavori di prospezioni sismiche nel basso Adriatico (a 60 chilometri a est di Bari e a 70 chilometri a Nord Ovest di Brindisi), i Ministri siano a conoscenza di attività di prospezioni geosismiche già autorizzate a fini di ricerca petrolifera o altra attività similare, effettuate nel basso adriatico tra fine novembre e inizi dicembre 2009;
se, analogamente, possano fornire ulteriori informazioni su eventuali eventi sismici con emissioni di onde di disturbo alla etologia dei capodogli piaggiati, o comunque fornire informazioni circa ogni altra presenza ed attività marina, o giustificazione soddisfacente, plausibile, che possa avere interferito con la rotta di quella intera famiglia di capodogli, inducendoli ad una via di fuga verso nord, verso condizioni idrologiche e batimetriche non adatte, conducendoli inevitabilmente alla morte;
se gli effetti del disturbo alimentare - che si aggiungono al già previsto disturbo riproduttivo quale conseguenza della esposizione agli airgum - siano stati sufficientemente indagati e contemplati nelle prescrizioni dei decreti V.I.A. che autorizzavano (e autorizzano) tali prospezioni;
se, vista la letteratura scientifica che asserisce che le modificazioni dell'onda emessa dall'airgun con un profilo sinusoidale diverso nell'onda di ritorno, con effetti significativi sull'etologia dei cetacei, siano funzione dell'idrografia, della batimetria, della disomogenea morfologia degli ambienti marini circostanti e che di tali fattori morfologici ampia descrizione si ritrovi negli studi scientifici e nella cartografia del margine Adriatico-Apulo prodotti dall'istituto di scienze marine (ISMAR) del CNR, non si ritenga che detti studi scientifici debbano essere maggiormente approfonditi per eventualmente supportare il parere autorizzativo delle prospezioni geosismiche con airgun, tanto più se si effettuano in un ecosistema marino semi chiuso con una eterogeneità di habitat come quelli che caratterizzano il Mare Adriatico;
se il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che ha competenze dirette per la gestione dell'ente del parco del Gargano e della stessa area marina delle isole Tremiti, arcipelago punto forte delle risorse naturalistiche, ittiche e turistiche del nostro Adriatico, nel firmare i decreti di V.I.A. per le attività petrolifere, non intraveda un palese contrasto amministrativo e giuridico con l'interesse principale della missione istituiva delle aree protette, ovvero se non intenda

favorire politiche di sviluppo sostenibile, oltre che di tutela di detto patrimonio, azioni prioritarie e assolute nelle politiche ambientali del suo dicastero;
se il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non intenda esercitare con maggiore effetto tale tutela istituzionale, che invece appare minima a giudizio delle associazioni e istituzioni locali che avversano i provvedimenti autorizzativi, poiché a tutti appare chiaro che delle prospezioni geosismiche, riguardo la presenza di petrolio in Adriatico, non ci sarebbe proprio la necessità e poiché i dati di fonte ENI già assicurano la presenza di giacimenti in quella zona;
quali rimedi di sicurezza ambientale e alla salute siano stati predisposti al fine di prevenire un ipotetico incidente alle piattaforme, e quali misure di intervento previste nel caso di incidente in un mare chiuso su cui vivono ecosistemi fragili (dal parco nazionale del Conero al promontorio del parco del Gargano) le cui spiagge con le falesie bianche sarebbero a forte rischio, con paesaggi incantevoli, centri storici straordinari e nelle quali intere comunità adriatiche vivono di pesca e turismo grazie a queste risorse che, quando curate e gestite correttamente, danno prospettive di vita e di benessere a milioni di persone, per le quali nessun principio di massima precauzione potrebbe mai tutelare sufficientemente la particolare ricchezza di valori ambientali ed economici presenti nel bacino Adriatico.
(4-13505)