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Atto a cui si riferisce:
C.7/00697 [Problemi nella ricezione del segnale Rai in Veneto]



La IX Commissione,
premesso che:
dal 30 novembre 2010 anche nel Veneto, come in altre regioni d'Italia, Emilia-Romagna e Lombardia, è stata avviata la programmazione del digitale terrestre e da allora sono iniziati una serie di inconvenienti, relativi soprattutto alla programmazione dei canali della RAI che, con il passare del tempo, anziché diminuire sono aumentati;
in particolare, in tutto il territorio di confine tra il Veneto e il Friuli il segnale arriva debolissimo. Tale cattivo funzionamento nel corso dei mesi è andato estendendosi fino a riguardare ad ampie zone del Veneto Orientale, compreso il litorale veneziano. Le cause sono state individuate nella debolezza del segnale dei canali RAI, a tal punto che in moltissime abitazioni non è più possibile vedere Rai Uno, Rai Due e Rai Tre. Per di più, sempre in questa zona di confine, i cittadini veneti vedono il TG3 della RAI del Friuli e non il TG3 del Veneto;
risulta che la RAI abbia problemi con l'impianto di Piancavallo, che emette un segnale troppo debole; tali problemi derivano probabilmente dalla non corretta o inadeguata «sincronizzazione» della rete digitale. Sta di fatto che il debole segnale proveniente da Piancavallo non consente una ricezione adeguata e poiché la maggior parte delle antenne degli utenti di Portogruaro sono orientate in quella direzione, non si vedono più i canali RAI. Se gli utenti di quelle zone avessero riorientato le proprie antenne sul Monte Venda riceverebbero un segnale RAI («multiplex» veneto) di ottima qualità;
questa è la soluzione che la RAI ha proposto e ribadito in più occasioni, analoga a quella fornita dal Governo in risposta ad atti di sindacato ispettivo presentati nei mesi scorsi: occorre che tutti i cittadini della zona interessata «riorientino» le antenne. Tale soluzione, avallata peraltro dal Ministero competente, ha un evidente e rilevante onere a carico dei cittadini, quantificato in circa 150-200 euro a famiglia;
la RAI avrebbe potuto risolvere il problema adottando la soluzione di aumentare, semplicemente, la potenza del trasmettitore di Piancavallo, oppure «ridefinire» diversamente la rete digitale, così da consentire agli utenti della zona di confine tra Veneto e Friuli di ricevere adeguatamente (senza la necessità di riorientare le antenne, sobbarcandosi i relativi costi), i programmi RAI. Ciò non è avvenuto, contrariamente a quanto fatto da Mediaset, Telecom e DFREE (le principali emittenti nazionali private) che hanno convertito in digitale i loro impianti di Pordenone, continuando a trasmettere da quel sito e non da Udine;
inoltre, per risolvere il problema dell'interferenza con il TG3 del Friuli, la RAI avrebbe dovuto aggiornare la sua rete di trasporto del segnale ed abbandonare la tecnica «a rimbalzo», investendo in ponti-radio. Sul punto qualsiasi impegno generico del Ministro dello sviluppo economico si è rivelato ad avviso dei firmatari del presente atto insufficiente ed inadeguato. È evidente che servono finanziamenti per migliorare la rete di trasporto del segnale: sul punto sarebbe utile conoscere come la RAI abbia speso i 33 milioni di euro extra assegnati nel 2007 che avrebbero dovuto, appunto, consentire alla rete di trasporto di essere pronta per il digitale;
al danno derivante dal non poter fruire del servizio pubblico radiotelevisivo, i cittadini subiscono poi la beffa di essere ciò nondimeno tenuti a pagare un relativo canone di abbonamento (il cosiddetto canone RAI), imposta di scopo correlata al possesso del televisore;
della riscossione di tale prelievo (peraltro tra i più «odiati» dai cittadini, con un tasso di evasione che raggiunge il

30 per cento circa a livello, nazionale) si occupa l'amministrazione finanziaria, in particolare l'ufficio S.A.T. (sportello abbonamenti TV, già storico ufficio URAR del Ministero dell'economia e delle finanze), con il quale collabora la RAI come previsto da un'apposita «Convenzione per la regolamentazione dei rapporti relativi alla gestione dei canoni di abbonamento alle diffusioni», sottoscritta il 2 gennaio 2001;
di fatto si è in presenza di un'imposta che poi lo Stato utilizza pressoché integralmente per finanziare l'attività di servizio pubblico svolta dalla RAI;
insomma, chi paga la RAI sono i cittadini, attraverso lo Stato, che peraltro ne è anche il «proprietario», sia in quanto azionista, sia in quanto soggetto concedente la concessione affidata alla Rai. In tal senso è lo Stato attraverso i suoi organi e le istituzioni (Governo, Ministero dello sviluppo economico - dipartimento delle comunicazioni, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) a dover verificare il corretto e regolare svolgimento del servizio pubblico da parte della Rai, intervenendo se del caso ad irrogare le previste sanzioni, a tutela e garanzia del cittadino consumatore e contribuente;
va ricordato peraltro che lo stesso contratto di servizio (2010-2012) tra RAI e il Ministero dello sviluppo economico (che oggi incorpora quello delle Telecomunicazioni), all'articolo 23 (qualità del servizio), prevede che:
la Rai individua nella qualità audiovisiva un tratto distintivo e irrinunciabile dell'offerta del servizio pubblico. La programmazione Rai è diffusa attraverso le reti di radiodiffusione terrestre in tecnica digitale ed analogica e via satellite con una elevata qualità di immagine e suono, dedicando ad ogni canale l'opportuna capacità trasmissiva...;
la Rai riconosce la qualità tecnica del servizio di radiodiffusione quale obiettivo strategico del servizio pubblico [...] monitora costantemente la qualità tecnica del servizio ed esercita ogni azione preventiva e correttiva al fine di garantire il permanere di alti standard qualitativi; assicura un costante rapporto con l'utenza, per raccogliere segnalazioni di problematiche di qualità tecnica; [...]; assicura una idonea informazione ai cittadini per la migliore fruizione dei servizi;
nell'ambito della disponibilità delle frequenze e tenendo conto della specificità della missione del servizio pubblico generale radiotelevisivo, il Ministero assicura alla Rai tutte quelle necessarie per risolvere situazioni interferenziali, migliorare la qualità del servizio e sperimentare nuove tecnologie diffusive [...];
proprio nel contratto di servizio è stabilito che la qualità del segnale costituisce un elemento essenziale del servizio pubblico radiotelevisivo, elemento di cui il Ministero deve garantire il rispetto; nel caso di specie - come rilevato - l'inadeguata qualità del segnale pregiudica la possibilità di gran parte della popolazione di vedere i programmi Rai;
a ciò si aggiunga il fatto che già il Ministro Gentiloni e poi l'attuale Governo, con il cosiddetto decreto mille-proroghe (decreto-legge n. 225 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 2011) del marzo 2011 hanno messo a disposizione della RAI ingenti risorse per il passaggio al digitale (per un totale di oltre 60 milioni di euro) e che il Governo ha accolto l'ordine del giorno 9/4086/182 (Strizzolo, Viola) in sede di conversione dello stesso decreto mille-proroghe che, destina una parte di fondi messi a disposizione a risolvere i problemi individuati nella zona a confine tra Veneto e Friuli,


impegna il Governo:


ad assumere ogni iniziativa di competenza affinché:
siano posti in essere i necessari interventi tecnici, con particolare riferimento ai ripetitori di Piancavallo al fine di potenziare il segnale Rai e così consentire ai cittadini del Veneto Orientale e del

Basso Friuli di poter finalmente avere accesso alla visione dei programmi RAI;
siano utilizzate le risorse già destinate allo scopo dal precedete Governo e da quello attuale, in accoglimento dell'Ordine del giorno così come ricordato in premessa;
a valutare ogni attività da porre in essere nei confronti della RAI a fronte dell'evidente mancato adempimento degli obblighi previsti dal vigente contratto di servizio;
ad assumere iniziative, anche normative, per prevedere forme di indennizzo in favore di quei cittadini che hanno sostenuto spese documentate per effettuare interventi tecnici sulle antenne in seguito al passaggio al digitale terrestre.
(7-00697) «Meta, Viola, Velo».