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Atto a cui si riferisce:
C.4/13300 [Violenze e disordini nel centro di primo soccorso ed accoglienza di Lampedusa]



OLIVERI, LO MONTE, COMMERCIO e LOMBARDO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il 20 settembre 2011 un rogo di vaste proporzioni è stato appiccato nel centro di primo soccorso ed accoglienza di contrada Imbriacola a Lampedusa, da immigrati che da diverse settimane erano ospiti della struttura e che da giorni protestavano per chiedere il trasferimento sulla terra ferma;
non è la prima volta che il centro viene dato alle fiamme. Un episodio analogo, con danni consistenti alla struttura, si era già registrato nel febbraio del 2009, quando il centro di contrada Imbriacola - concepito e costruito come luogo di smistamento delle persone arrivate via mare verso altri centri della penisola - veniva trasformato per decreto in centro di identificazione ed espulsione, dove gli ospiti potevano soggiornare fino a sei mesi prima del rimpatrio definitivo che avveniva direttamente da Lampedusa;
da alcune settimane a Lampedusa la situazione dei migranti rinchiusi nei centri, ed in particolare dei tunisini, si è aggravata, essendosi determinato un sovraffollamento con condizioni di vita estreme;
la tensione per le strade è oramai alta e mentre i turisti prendono il sole, si verificano scontri tra lampedusani, forze dell'ordine e tunisini, con fitte sassaiole e fortissima tensione;
da tempo oramai sull'isola si va determinando una situazione di collasso che presagiva al suddetto scenario da guerriglia urbana. Infatti, dopo anni di una spontanea politica dell'accoglienza da parte della cittadinanza, il sovraffollamento e le proteste da parte degli immigrati hanno scoperchiato il vaso di Pandora, finora tenuto chiuso dalla pazienza dei lampedusani e dalla speranza che il Governo, come dallo stesso promesso tante volte, facesse qualcosa di radicale per liberare l'isola divenuta, nella pratica un Centro di accoglienza in mezzo al mare;

nel centro di Lampedusa, che è centro di primo soccorso ed accoglienza, la detenzione non deve superare le 48 ore, salvo se motivata da un giudice, mentre negli ultimi tempi i trattenimenti duravano settimane. Lo stesso ente gestore ha dichiarato per il mese di luglio una permanenza media di oltre 10 giorni ed una capienza di circa 1.300 posti - 500 in più di quelli autorizzati;
ciò che sta accadendo a Lampedusa ha tutta l'aria di una tragedia annunciata di cui il Governo ha precise responsabilità. L'isola, infatti, continua ad essere un avamposto drammatico dei flussi migratori, abbandonata a se stessa e senza una reale possibilità di gestione della dimensione del problema;
la situazione ha avuto gravi ripercussioni sull'economia dell'isola e sulla stagione turistica, iniziata solo ad agosto, con due mesi di ritardo, e terminata evidentemente in anticipo rispetto agli anni precedenti;
a parte show mediatici e promesse, come quella dell'apertura di un casinò e della costruzione di magnifici campi da golf, niente è stato fatto dal Governo per migliorare le condizioni degli immigrati detenuti nel centro di accoglienza e per allentare la pressione sugli abitanti dell'isola;
anche oggi come allora le azioni del Governo si limitano a fronteggiare l'emergenza, come quella di promettere entro le 48 ore successive al rogo l'evacuazione degli immigrati attraverso un ponte aereo predisposto dal Viminale per accelerare le procedure di rimpatrio ed a voler mantenere attiva, una struttura, quella del centro accoglienza, che assomiglia più ad una grossa base militare che funzioni da piattaforma di detenzione ed espulsione per migliaia di giovani immigrati che cercano in Europa condizioni di vita migliori -:
se il Governo, alla luce dei fatti in premessa che testimoniano una situazione che, sul versante dell'ordine pubblico, ha assunto dimensioni oramai ingestibili, ed al fine di normalizzare la situazione, non ritenga di dover chiudere il centro di accoglienza e piuttosto di trasformare l'isola in una stazione di mero transito per procedere poi rapidamente a trasferire queste persone in luoghi aperti e diffusi sul restante territorio nazionale.
(4-13300)