• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
S.6/00083 udite le comunicazioni del Ministro della giustizia, premesso che: il sistema giudiziario italiano continua a soffrire di un grave carico di lavoro e di serie carenze strutturali che...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00083 presentata da ANNA FINOCCHIARO
mercoledì 21 settembre 2011, seduta n.607

Il Senato,
udite le comunicazioni del Ministro della giustizia,
premesso che:
il sistema giudiziario italiano continua a soffrire di un grave carico di lavoro e di serie carenze strutturali che finora il Governo, dopo tre anni di annunci e promesse, non ha affrontato, dimostrando la mancanza di una strategia;
la volontà politica di non dotare il comparto giustizia delle risorse necessarie è confermata, oltre che dai ripetuti tagli, anche dall'assenza di risorse destinate al Fondo unico giustizia, impegno assunto dal Governo, ma rimasto sulla carta;
l'unico impegno mantenuto dal Governo in tema di efficienza del sistema giudiziario e di una razionale distribuzione sul territorio nazionale degli uffici giudiziari è stata l'approvazione, nell'ambito dell'ultima manovra economica, della delega per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, proposta, peraltro, dal Partito Democratico;
considerato che:
la relazione resa oggi dal Ministro della giustizia sul sistema carcerario del Paese si è risolta in un sostanziale riconoscimento "della gravità della situazione carceraria", senza peraltro prevedere alcuna soluzione concreta o, quantomeno, alcuna proposta, limitandosi alla mera enunciazione di dati e di numeri;
su stessa ammissione del Ministro, resa nel corso della relazione, le misure previste dai cosiddetti "pacchetti sicurezza" adottati da questo Governo con finalità vanamente repressive hanno inciso in modo limitato sulla presenza carceraria;
quanto alle cause del sovraffollamento, il Ministro ha ammesso che "l'analisi dei dati consente, sia pure con molta prudenza, di escludere una particolare rilevanza delle norme introdotte nell'ultimo decennio a tutela delle esigenze dei cittadini";
nel gennaio 2010 il Ministro della giustizia aveva comunicato all'Assemblea del Senato che per affrontare la drammatica situazione del sistema carcerario del Paese, il Consiglio dei ministri aveva disposto la dichiarazione dello stato di emergenza per il 2010 (prorogato anche al 2011): uno "strumento fondamentale" a parere del Ministro per provvedere alla realizzazione di quegli interventi che avrebbero consentito di rispettare il precetto dell'articolo 27 della Costituzione, secondo il quale "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". Non è tuttavia stata sufficiente la dichiarazione dello stato di emergenza per impedire, in un'ottica assolutamente miope, che lo stanziamento complessivo per il programma "Amministrazione penitenziaria" sia stato ulteriormente ridotto in modo rilevante, così come le risorse destinate al mantenimento, all'assistenza ed alla rieducazione dei detenuti;
il 17 febbraio 2010 fu approvata, a grande maggioranza del Senato, la mozione n. 227 (Di Giovan Paolo ed altri) che conteneva 12 punti di impegno al Governo ai quali il Ministro della giustizia, per il tramite del sottosegretario Caliendo, si impegnava a dare attuazione. Dopo un anno e mezzo, solo un punto della mozione - la detenzione delle detenute madri - è stato, in parte, attuato;
a tutt'oggi, a triste conferma del discredito e della diffidenza che gli altri Paesi nutrono verso il sistema carcerario italiano, non è stata ancora data attuazione alla sentenza n. 26 del 1999 della Corte costituzionale sulla necessaria tutela giurisdizionale nei confronti degli atti della amministrazione penitenziaria lesivi dei diritti di coloro che sono sottoposti a restrizione della libertà personale, così come non è stato ancora introdotto nell'ordinamento il reato di tortura secondo quanto previsto nella Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, né sono stati istituiti organismi indipendenti di controllo e monitoraggio di tutti i luoghi di privazione della libertà;
la condizione di vita delle persone detenute, costrette a subire gli effetti di un tragico sovraffollamento, in ragione del quale l'Italia - è bene ricordarlo - è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani per violazione dell'articolo 3 della Carta europea dei diritti umani, non solo non è migliorata, ma è sempre più intollerabile. Anche negli ultimi mesi si è registrato un numero significativo di morti in carcere. Ne sono certamente causa le condizioni di estremo degrado delle strutture e la assoluta carenza di percorsi rieducativi e di reinserimento sociale;
la condizione generale di buona salute - prevista dalla riforma della sanità penitenziaria - è di là da venire a causa delle condizioni anzidette, degli scarsi fondi a disposizione, dei ritardi di recepimento (totale in Sicilia, ma parziale in moltissime regioni) che colpiscono la qualità del servizio e la condizione del personale medico e sanitario in genere;
la risposta a questa situazione drammatica non può certo essere rappresentata dal cosiddetto Piano carceri per il 2010, tanto propagandato dal Ministro, rimasto e destinato a rimanere in gran parte inattuato per mancanza di una adeguata copertura finanziaria;
a questo proposito, occorre ricordare come non si sia ancora proceduto alla assunzione di duemila agenti di polizia penitenziaria che dovrebbe rappresentare parte fondamentale del Piano e che sarebbe comunque solo una scelta intermedia rispetto alla conclamata necessità di circa cinquemila agenti di polizia penitenziaria, necessità sottolineata, peraltro, dallo stesso Ministro nella sua relazione;
le donne in carcere con bambini sono da anni in media sessanta, per la maggior parte rom, e, in minor misura, tossicodipendenti. La legge 21 aprile 2011, n. 62, sulle detenute madri, prevede che, qualora sussistano "esigenze cautelari di eccezionale rilevanza", il giudice può comunque disporre la custodia della detenuta madre di prole di età non superiore a sei anni presso un istituto a custodia attenuata per detenute madri (ICAM). In Italia è operativo solo un ICAM a Milano, mentre non esiste alcuna casa famiglia protetta, prevista dall'articolo 4 della legge n. 62 del 2011, a causa della mancata adozione del decreto del Ministro della giustizia, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge (ormai prossimi alla scadenza) per l'individuazione delle suddette case;
ed ancora, l'indagine svolta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale del Senato sulla drammatica situazione in cui versano gli ospedali psichiatrici giudiziari in merito alle condizioni igienico-sanitarie, organizzative e clinico-psichiatriche delle strutture, ha evidenziato pratiche cliniche assolutamente inadeguate e, in alcuni casi, gravemente lesive della dignità della persona, nonchè gravi e inaccettabili carenze strutturali e igienico-sanitarie;
le comunicazioni del Ministro non solo non forniscono alcuna soluzione idonea a risolvere i gravi problemi della giustizia italiana, né indicano una corretta e credibile copertura finanziaria dei pochi interventi annunciati, ma descrivono una situazione causata in gran parte da leggi adottate dall'attuale Governo;
tutto ciò premesso, non le approva;
impegna, invece, il Governo:
a promuovere nel più breve tempo possibile una legge che introduca nell'ordinamento il reato di tortura, previsto come obbligo giuridico internazionale dalla Convenzione delle Nazioni Unite;
a promuovere la calendarizzazione, per quanto di competenza, dell'esame parlamentare delle numerose proposte parlamentari sulla situazione carceraria;
ad adottare al più presto (prima della scadenza del termine di sei mesi) il decreto previsto dalla legge 21 aprile 2011, n. 62, per l'individuazione delle case famiglie protette e misure adeguate all'attivazione dell'ICAM di Venezia e di Firenze al fine di consentire ai 53 bambini che ancora oggi si trovano in carcere con le madri di vivere in un ambiente adeguato alla loro età;
a promuovere le modifiche alla legge n. 251 del 2005 (cosiddetta ex-Cirielli) che comporta aggravi di pena e la restrizione all'accesso alle misure alternative per i detenuti recidivi;
a comunicare alle Camere quali risorse sono destinate al mantenimento quotidiano dei detenuti i cui bisogni elementari sono gravemente mortificati, nonché quali risorse sono finalizzate a concreti percorsi rieducativi che prevedano programmi di istruzione, di formazione professionale e di inserimento lavorativo e quanti educatori siano preposti a tali attività;
ad ampliare la tipologia delle misure alternative alla pena detentiva;
ad intraprendere la strada di una riforma coerente e positiva di sistema, intervenendo sul diritto penale sostanziale, individuando alcune priorità per non caricare il sistema con scelte repressive inattuali o eccessive o, addirittura, meramente ideologiche: si può, infatti, depenalizzare i reati privi di offensività a terzi, introdurre l'istituto del non luogo a procedere per irrilevanza penale del fatto, prevedere sanzioni differenziate in ragione della gravità del reato, secondo i principi di sussidiarietà, offensività, colpevolezza. La scelta, a giudizio dei proponenti, sciagurata di criminalizzare specifiche situazioni di emarginazione sociale (prostituzione, tossicodipendenza, povertà) o status soggettivi (ad esmpio immigrazione irregolare), ha depotenziato la rete territoriale dei servizi sociali, anche sottraendo risorse, mentre ha dato al carcere la funzione di contenitore del disagio, impreparato a sostenere percorsi rieducativi e di reinserimento;
a reperire le necessarie risorse finanziarie per salvaguardare i livelli retribuitivi degli operatori della giustizia e del settore carcerario, nonché - soprattutto - per l'edilizia penitenziaria, prevedendo l'ampliamento e l'ammodernamento delle strutture esistenti con piena trasparenza e nel rispetto delle normative comunitarie, assicurando l'attuazione dei piani e dei programmi a tal fine previsti da precedenti leggi finanziarie, invece di fare ricorso a procedure straordinarie in deroga alla normativa sugli appalti di lavori pubblici;
ad adeguare le piante organiche riferite al personale di Polizia penitenziaria e alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, avviando un nuovo ed effettivo piano di assunzioni, che garantisca le risorse umane e professionali necessarie all'attivazione delle strutture penitenziarie;
a promuovere la revisione delle norme sulla custodia precautelare e sulla custodia cautelare in carcere, anche al fine di eliminare quei meccanismi che concorrono al sovraffollamento con detenzioni in attesa di giudizio e che determinano l'elevata presenza di detenuti per periodi brevi;
a prevedere, per garantire il rispetto della dignità dei detenuti, l'istituzione a livello nazionale del Garante dei diritti dei detenuti, un soggetto che possa coordinarsi con i garanti regionali e comunali e con la magistratura di sorveglianza, nonché l'introduzione del reato di tortura nel codice penale;
ad assumere iniziative volte a prevedere percorsi riabilitativi alternativi alla detenzione per i tossicodipendenti, nonchè a introdurre modifiche al decreto-legge n. 272 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 49 del 2006 (cosiddetta Fini-Giovanardi), causa, non ultima, del sovraffollamento delle carceri, considerato che l'Italia detiene inoltre il record in Europa per la percentuale di persone detenute per violazione della legge sulle droghe: il 36,9 per cento a fronte di una media europea del 15,4 per cento;
a prevedere l'estensione dell'istituto della messa alla prova, già previsto per i minori, agli adulti, soprattutto ai giovani alle prime manifestazioni di devianza;
a prevedere il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari, le cui condizioni offendono la coscienza civile del Paese, attraverso programmi di dimissioni assistite e progetti autenticamente terapeutici per le malattie psichiatriche, nonché attraverso l'introduzione di una nuova organizzazione dell'assistenza sanitaria, che sia conforme ai Piani sanitari regionali della salute mentale delle regioni sede di OPG, un più stretto raccordo tra magistratura e Servizi psichiatrici territoriali, nonché l'elaborazione di linee guida funzionali ad agevolare un più frequente ed omogeneo ricorso alle misure alternative all'internamento.
(6-00083)
FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, CASSON, DELLA MONICA, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, D'AMBROSIO, GALPERTI, MARITATI, DI GIOVAN PAOLO, LEGNINI, LUSI, MAGISTRELLI, MARINO Ignazio.