• Testo interrogazione a risposta scritta

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
S.4/05924 [Il caso del giudice Cecilia Carreri ]



LANNUTTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

il quotidiano "La Stampa" riporta la vicenda del giudice Cecilia Carreri che, giustificando le assenze dal posto di lavoro con una lombosciatalgia, in realtà trascorreva il tempo girando il mondo in barca a vela;

si legge nel citato articolo: «La vicenda risale al 2005: la Carreri, gip a Vicenza, aveva chiesto congedi per malattia per dieci mesi e mezzo. Soffriva, secondo i certificati medici, di "lombartrosi spiccata con discopatie multiple. Malattia invalidante per il lavoro", anche perché aggravata da "stato depressivo, disturbi del sonno e cefalea ricorrente", tanto da sconsigliare «la stazione eretta prolungata, come il rimanere a lungo seduta», necessitando "costantemente di cure mediche, trattamenti riabilitativi, training di rilassamento, ginnastica dolce e stretching". Ciò non le impediva, come rilevò "con disagio" l'Associazione magistrati, di veleggiare a bordo del suo 60 piedi "Mer Verticale" dall'isola di Wight, sud dell'Inghilterra, a Dunkerque, Francia del Nord, partecipando alla Rolex Fastnet Race (1.126 km), propedeutica alla regata transoceanica autunnale Transat Jacques Vabre: 8 mila km da Francia a Brasile. E la lombalgia? E la depressione? E l'ansia? E l'insonnia? Miracolosamente curate dalle correnti della Manica e dai flutti dell'Atlantico? Certo, ha spiegato la Carreri in tribunale: la regata agostana "si svolgeva su imbarcazione con un equipaggio di 4 persone e con una pressoché totale assenza di vento, segno che non si trattava di una dura prova incompatibile con i doveri di recupero psicofisico". E "l'attività ludica personale" non era controindicata, anzi "faceva parte di un percorso di recupero della potenzialità personale e di verifica delle capacità di autostima", tanto da aver portato "beneficio psichico". Dunque proprio le regate "hanno consentito il pronto recupero psicofisico, con efficace rientro in servizio" Tesi negata dal presidente del tribunale di Vicenza, "atteso che la regata richiedeva un'adeguata e prolungata preparazione, svolta durante l'aspettativa per malattia"; dal presidente della Corte d'Appello, incredulo nel constatare che la malattia non avesse impedito "quell'attività fisica altamente impegnativa"; dalla Procura della Cassazione, per cui la giudice "ha gravemente mancato ai doveri di correttezza, rendendosi immeritevole della fiducia e della considerazione di cui deve godere il magistrato con conseguente compromissione del prestigio dell'Ordine giudiziario"; dal Csm, che l'ha condannata "per aver approfittato della patologia per effettuare imprese sportive anche di livelli estremi, di per sé inconciliabili con la patologia stessa, in modo da far apparire l'assenza pretestuosa e come tale lesiva dell'immagine e del prestigio del magistrato"; dalla Cassazione, che ha respinto il ricorso della giudice. E, infine, dalla Corte dei conti, che ora rileva "evidente conflittualità tra certificazione medica e realtà", giudica "altamente impegnativa" e incompatibile con una lombalgia la regata "nel burrascoso mare Celtico e in patente conflitto con i doveri di lealtà e correttezza" il comportamento della Carreri, tanto da comportarle condanna sia per violazione del rapporto di lavoro "con ingiustificato arricchimento" che per disservizio ai cittadini. Addebiti degni di sanzione esemplare. Invece il risarcimento è di 6.714,28 euro, di cui 5.755,10 di stipendio indebito e 959,18 per disservizio al sistema-giustizia»;

considerato che, a giudizio dell'interrogante, a seguito della condanna per aver approfittato della patologia per effettuare imprese sportive anche di livelli estremi, espressa dalla Cassazione che ha respinto il ricorso della Carreri, la condanna al risarcimento è stata eccessivamente mite considerando che il dipendente pubblico non si sarebbe presentato in ufficio per quasi 11 mesi perché incapace di lavorare, ma non di veleggiare,

si chiede di sapere se a giudizio del Ministro in indirizzo tali fatti non contribuiscano a gettare discredito sulla magistratura generando una frattura tra cittadini utenti della giustizia ed una delle più importanti istituzioni che occorre difendere a patto che riesca a censurare episodi poco edificanti.