• Testo interrogazione a risposta scritta

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Atto a cui si riferisce:
S.4/05907 [Ricongiunzione dei contributi previdenziali]



LANNUTTI, CARLINO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

si apprende da notizie di stampa diffuse su Internet (si veda, ad esempio, un trafiletto su "Blitz quotiziano" del 2 settembre 2011) che un'impiegata di 57 anni, L.S., dipendente del consorzio Melavì di Ponte in Valtellina (Sondrio), ha chiesto all'Inps la ricognizione della sua posizione contributiva, e la risposta è stata positiva, versando però 654.054,48 euro, in una sola soluzione, oppure 190 rate da quasi 4.800 euro l'una per un totale di 909.900,58 euro (calcolando pure gli interessi annui, fissati dall'Inps al 4,5 per cento). Lo denuncia la stessa funzionaria che ha scritto una lettera ai giornali;

"anche con una prospettiva di vita di ancora 30 anni - ha detto scoraggiata l'impiegata - non riuscirei mai a recuperare una così ingente cifra. Nell'Italia dei tanti privilegi è sconcertante che io non possa andare in pensione dopo 40 anni di ininterrotto lavoro";

L. S. aveva scritto all'Inps perché il 23 novembre 2011 avrebbe maturato i 40 anni di lavoro (a lungo è stata in servizio al Municipio del suo paese, quindi con contributi versati all'Inpdap, poi è passata al consorzio che raggruppa i produttori di mele della Valtellina). La sede provinciale di Sondrio dell'istituto nazionale previdenziale le ha risposto di avere accolto la sua domanda, ma che prima di poterla definire "pensionata" ella deve sborsare quella cifra;

considerato che:

la ricongiunzione dei contributi è quell'istituto che permette, a chi ha posizioni assicurative in gestioni previdenziali diverse, di riunire, mediante trasferimento, tutti i periodi contributivi presso un'unica gestione, allo scopo di ottenere una sola pensione;

in base a quanto disposto dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, dal 30 luglio 2010 è stata abolita la possibilità di costituire gratuitamente presso l'Inps, la posizione assicurativa, alla cessazione del rapporto assicurativo presso un Fondo alternativo al fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD), facendo ad esempio confluire i contributi maturati dall'Inpdap all'Inps;

ciò comporta che non è più possibile trasferire la contribuzione nel FPLD in favore di soggetti cessati dal servizio dopo il 30 luglio 2010, nell'ipotesi in cui il trasferimento dei periodi assicurativi dovesse avvenire d'ufficio, a presentare la prescritta domanda, qualora gli interessati non abbiano provveduto entro il 30 luglio 2010, ancorché la cessazione del servizio sia avvenuta anteriormente a tale data;

per i predetti soggetti, riguardo ai quali non è più possibile l'unificazione automatica dei periodi assicurativi verso il FPLD, vale la facoltà di chiedere la ricongiunzione onerosa;

in particolare le disposizioni previste dai commi da 12-sexies a 12-undecies dell'articolo 12 hanno abrogato tutte le norme che prevedevano il trasferimento della contribuzione all'Inps gratuitamente: legge 2 aprile 1958, n. 322 (ricongiunzione delle posizioni previdenziali ai fini dell'accertamento del diritto e della determinazione del trattamento di previdenza e di quiescenza); articolo 3, comma 14, del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 562 (fondo di previdenza per gli elettrici); articolo 28 della legge 4 dicembre 1956, n. 1450 (fondo di previdenza per i telefonici); articolo 40 della legge 22 novembre 1962, n. 1646 (personale dipendente dalle amministrazioni statali, anche con ordinamento autonomo, personale iscritto agli istituti di previdenza ora Inpdap, personale iscritto all'Istituto postelegrafonici (Ipost); articolo 124 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092 (dipendenti civili e militari in servizio permanente e continuativo); articolo 21, comma 4, e articolo 40, comma 3, della legge 24 dicembre 1986, n. 958 (carabinieri, graduati e militari di truppa, sergenti di complemento);

ne consegue che, alle domande di ricongiunzione presentate a partire dal 1° luglio 2010, per il trasferimento dei contributi accreditati al fondo dei lavoratori dipendenti dell'Inps, così come prevede la legge n. 29 del 1979, si dovranno applicare le regole sul calcolo e il pagamento dell'onere previsto per i riscatti;

prima del 1° luglio 2010 questo tipo di ricongiunzione avveniva senza oneri per il richiedente. L'unico obbligo era sulle spalle delle gestioni, che dovevano trasferire nel Fondo i contributi relativi ai periodi ricongiunti, più gli interessi al tasso annuo del 4,50 per cento;

l'abrogazione della costituzione gratuita della posizione assicurativa presso l'Inps è fortemente penalizzante per le dipendenti pubbliche che vorranno accedere al pensionamento di vecchiaia con i requisiti anagrafici più favorevoli previsti nel settore privato. Queste lavoratrici saranno costrette a ricorrere alla ricongiunzione della contribuzione, ora diventata onerosa. Altrettanto penalizzati saranno tutti i lavoratori che hanno versato la contribuzione in diverse gestioni pensionistiche;

inoltre queste modifiche penalizzano gravemente le donne, non solo per l'età, ma ancor di più per il fatto che le ricongiunzioni di cui al citato articolo 1 della legge n. 29 del 1979 sono divenute onerose e vengono applicate le stesse modalità di calcolo di cui all'articolo 2 della medesima legge. Sono molte le donne che devono trasferire i contributi all'Inps, perché non possono sostenere le spese di una ricongiunzione verso l'Inpdap anche se conveniente per avere una pensione migliore;

questo è avvenuto senza valutare le ricadute che si sarebbero determinate su molti altri lavoratori, in particolare quelli dei settori elettrico e telefonico. Per questi ultimi ora la ricognizione all'AGO di quanto versato ai fondi telefonici ed elettrici equivarrebbe ad un autentico "salasso" di parecchie decine di migliaia di euro;

l'onere di questa ricongiunzione, spesso assai gravoso (la spesa può arrivare a toccare anche quota 300.000 euro), è tale da indurre i lavoratori a proseguire l'attività lavorativa anche dopo il raggiungimento dei requisiti per la pensione, costituendo di fatto una discriminazione per questa categoria di lavoratori rispetto a coloro che hanno maturato posizioni contributive con un fondo unico;

il Ministro in indirizzo, in apertura del «Forum In Previdenza 2011», organizzato nel mese di aprile a Roma dalla Cassa nazionale di previdenza dei dottori commercialisti, ha affermato che per valorizzare l'intera vita contributiva dei lavoratori il Governo potrebbe rimettere mano alla normativa sulle ricongiunzioni dei periodi assicurativi accreditati in diversi enti della previdenza obbligatoria e sulle totalizzazioni;

il Ministro ha inoltre dichiarato che per definire i termini degli interventi, soprattutto alla luce delle difficoltà emerse nell'utilizzo della ricongiunzione onerosa, sarebbe stato costituito un tavolo tecnico tra Inps, Ministero del lavoro e Ministero dell'economia e delle finanze,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che la ricongiunzione, indipendentemente dalla gestione di provenienza e di destinazione, diventerà sempre più importante, considerato che, soprattutto i giovani, cambieranno spesso lavoro;

quali azioni concrete intenda porre in essere al fine di far cessare questa situazione discriminatoria per garantire l'equità cui deve essere improntato il sistema di previdenza di un Paese democratico, attivandosi, per quanto di competenza, al fine di rivedere le modifiche introdotte dal decreto-legge n. 78 del 2010 così ripristinando la possibilità per tutti i lavoratori di ricorrere gratuitamente alla ricongiunzione;

se sia mai stato costituito il tavolo tecnico annunciato dal Ministro e, nell'eventualità, quali ne siano stati gli esiti.