• Testo interrogazione in commissione

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Atto a cui si riferisce:
C.5/05379 [Progetto del campo geotermico di Sciacca ]



PIFFARI e MESSINA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
la società K Energy srl avente sede legale in Siracusa, via del Teatro n. 1, con istanza del 25 maggio 2009 (prot. 20643) indirizzata all'assessore per l'industria, autorità competente al conferimento dei titoli minerari nell'ambito della Regione siciliana, ha chiesto che venga ad essa accordato, ai sensi della legge regionale del 3 luglio 2000, n. 14, un permesso di ricerca di risorse geotermiche convenzionalmente denominato «Campo Geotermico di Sciacca», in un'area estesa di 46.000 ettari che interessa i comuni di Bisacquino, Bivona, Burgio, Cala Monaci, Caltabellotta, Cattolica Eraclea, Cianciano, Lucca Sicula, Ribera, Sambuca di Sicilia, Sciacca e Villafranca Sicula;

con nota del 1o aprile 2010, l'assessorato regionale dell'energia e dei servizi di pubblica utilità avviava la fase di notifica pubblica della richiesta, con successiva registrazione nel Bollettino ufficiale per gli idrocarburi e delle georisorse (BUIG) n. 5-31 maggio 2010 e chiusura della procedura di pubblico interesse sulla stessa area di ricerca il 4 agosto;
l'area di ricerca è estesa su una superficie comprendente zone siti di interesse comunitario e zone di protezione speciale e soprattutto il bacino idrotermale di Sciacca, di antica tradizione terapeutica e lo stabilimento delle stufe vaporose di San Calogero, sul Monte Kronio;
l'obiettivo della K Energy è ovviamente quello di stabilire la possibilità di produrre energia elettrica da vapore ad alta pressione in quantità economiche e con produzione continua per un periodo di molti anni. A tal fine, verranno esplorati dei pozzi e sono previsti impianti di perforazione. Se dunque il progetto di ricerca dovesse dare buoni risultati, un'area a naturale vocazione turistico-balneare e termale verrebbe trasformata in un'area industriale;
il progetto del campo geotermico di Sciacca rischia di mettere in pericolo l'integrità del bacino idrotermale. Infatti, come dimostrato nel caso di Santa Rosa in California, lo sfruttamento del bacino idrotermico provoca la riduzione del livello delle acque e la conseguente riduzione della stessa operatività degli eventuali impianti installati. Una simile evenienza, nel caso del bacino idrotermale saccense potrebbe provocare la fine del termalismo, con la riduzione o l'esaurimento delle sorgenti superficiali e profonde e la scomparsa delle stufe vaporose di San Calogero;
ancora più preoccupanti sono i fenomeni sismici associati allo sfruttamento geotermico. Le deformazioni delle rocce causate dalla sottrazione di immense quantità di calore dal sottosuolo possono innescare terremoti. Ad esempio, a Santa Rosa l'attività sismica è aumentata del 60 per cento, nella comunità di Anderson Springs si sono registrate 2562 scosse di cui ben 24 con magnitudo superiore a 4,0. Casi analoghi si sono verificati anche a Basilea in Svizzera. A maggior ragione detto rischio è attuale nella zona di Sciacca, situata nella Valle del Belice, dove ancora dopo 40 anni si vedono gli effetti del terribile terremoto del 1968;
a parere dell'interrogante, il permesso di Sciacca è solo uno degli esempi italiani di una gestione del territorio poco lungimirante e di una mancanza di programmazioni di lungo termine da parte degli amministratori locali. Ciò accade perché la gestione amministrativa e di controllo sui permessi di ricerca e sulle concessioni di coltivazioni è stata quasi completamente delegata alle Regioni, prima ancora dell'approvazione di un piano energetico nazionale capace di contemperare le esigenze di sviluppo e di tutela ambientale dei territori -:
quali siano gli elementi a disposizione del Ministero dell'ambiente al riguardo.
(5-05379)