• Testo interpellanza

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Atto a cui si riferisce:
C.2/01203 [Processo di dismissione dei patrimoni immobiliari degli enti previdenziali]



I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il decreto legislativo 16 febbraio 1996, n. 104, di attuazione della delega conferita dall'articolo 3, comma 27, della legge 8 agosto 1995, n. 335, in materia di dismissioni del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali pubblici e di investimenti degli stessi in campo immobiliare, all'articolo 15, comma 2, detta norme sui criteri di assegnazione in locazione delle unità immobiliari ad uso abitativo e di determinazione dei canoni da parte degli enti pubblici previdenziali;
in relazione all'evoluzione normativa risultavano interessati dalle disposizioni di cui sopra i seguenti enti: INPS, INAIL,

INPDAP, IPSEMA, INPDAI, ENPALS, IPOST, ENPAF ed il fondo previdenziale ed assistenziale degli spedizionieri doganali;
il decreto prevedeva che entro 5 anni gli enti previdenziali di natura pubblica (di cui alla legge n. 70 del 1975) avrebbero dovuto completare un processo di dismissione dei loro patrimoni immobiliari, stabilendo il diritto di prelazione, che poteva essere esercitato dagli stessi inquilini, se in regola con il pagamento dei canoni e degli oneri accessori;
con il decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, si è provveduto ad imprimere un'ulteriore accelerazione al procedimento di dismissione mediante lo strumento della cartolarizzazione del patrimonio immobiliare: si è, quindi, provveduto al trasferimento, con decreto ministeriale, della proprietà degli immobili degli enti previdenziali alla società SCIP S.r.l. (la cui costituzione è stata promossa direttamente dal Ministero dell'economia e delle finanze), per rendere possibile la contabilizzazione immediata dell'intero prezzo di vendita dello stock immobiliare e permettere l'emissione di obbligazioni immobiliari da collocare sul mercato;
successivamente il decreto-legge n. 41 del 2004, convertito dalla legge n. 104 del 2004, ai fini della fissazione delle modalità di determinazione del prezzo di immobili pubblici oggetto di cartolarizzazione, prendeva a riferimento i valori di mercato del mese di ottobre 2001. Per effetto di tale ultimo provvedimento, gli enti che avevano venduto, dopo il 2001 e fino al 2004, a prezzi maggiorati, venivano chiamati a risarcire i propri inquilini;
la normativa contenuta nei menzionati provvedimenti legislativi, legge n. 104 del 1996 e decreto-legge n. 41 del 2004, mirava quindi a realizzare una dismissione equa e corretta per la proprietà e per gli inquilini;
la legge n. 410 del 2001 all'articolo 3, comma 3, riconosceva in favore dei conduttori delle unità immobiliari ad uso residenziale il diritto di opzione;
con i successivi decreti ministeriali, attuativi delle operazioni di cartolarizzazione, furono altresì disciplinate minutamente le fasi di formazione del prezzo, di comunicazione del medesimo agli inquilini che avevano esercitato l'opzione nonché di esercizio del diritto di opzione;
le procedure di dismissione di immobili pubblici consentivano una serie di tutele per gli inquilini più deboli: sotto una certa soglia di reddito si aveva diritto ad usufruire di mutui agevolati;
dal 2001 al 2009, una buona parte del patrimonio degli enti pubblici è stata cartolarizzata. Questi enti, cioè, hanno ceduto in due diverse operazioni i loro immobili a una società contenitore creata dallo Stato, la Scip srl (società cartolarizzazione immobili pubblici). La Scip ha provveduto a venderli e a ripagare gli enti con titoli emessi su questi edifici. Un'operazione gigantesca, che si è interrotta all'incirca due fa, quando lo Stato, «in considerazione dell'eccezionale crisi economica internazionale e delle condizioni del mercato immobiliare e dei mercati finanziari», ha messo in liquidazione, con la legge n. 14 del 2009, il patrimonio della srl, gestito da un fondo separato. Ciò al fine di evitare la svendita degli ultimi palazzi rimasti alla società o, peggio, evitare che Scip continuasse a esistere senza riuscire a vendere i beni rimasti;
le aste, sia quelle di Scip, sia quelle organizzate dalle fondazioni, si sono trasformate a volte in una ottima occasione per gli speculatori immobiliari di professione. Nei casi in cui venivano venduti interi lotti, o quando la base d'asta era bassa e c'erano pochi aspiranti compratori, in tanti hanno acquistato a poco e rivenduto a molto;
in questo momento, Inps, Inail, Inpdap e altri enti pubblici stanno ricevendo indietro le unità immobiliari invendute. Nel caso dell'Inail, tanto per fare un esempio, sono più di 1.800 e hanno un

valore di mercato di 342,5 milioni di euro. Beni che saranno venduti all'asta, forse a partire già da questa estate;
l'Inail possiede immobili in affitto (esclusi quelli ricevuti indietro da Scip) per un valore di oltre 1,3 miliardi di euro. Solo nel 2009, la vendita di 90 unità immobiliari ha portato nelle casse dell'ente oltre 22 milioni di euro. Nel suo patrimonio, tra i palazzi usati a fini istituzionali, conta anche cliniche e diversi palazzi storici, come villa Tornabuoni Lemmi a Firenze, palazzo Foscari Contarini a Venezia, villa Giovio a Brescia;
l'Inpdap ha un patrimonio immobiliare che vale la metà, intorno ai 471 milioni di euro, ma in questa cifra è compreso anche il valore delle sedi. L'ente, che si occupa della previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica, è nato nel 1994 dall'accorpamento di Enpas, Inadel, Enpdep e delle Casse pensionistiche gestite dagli istituti di previdenza dell'ex Ministero del tesoro (Cpdel, Cps, Cpi, Cpug). Da tutti questi enti ha ereditato il suo vasto patrimonio. Più piccolo è il patrimonio dell'Inps, 173 milioni di euro. Immobili gestiti in modo poco efficiente, visto che l'utile netto fruttato dal patrimonio è -645 mila euro;
le nuove vendite hanno luogo ad un prezzo determinato dal valore di mercato dell'appartamento come se fosse libero e scontato del 30 per cento;
chi non intende acquistare ha diritto al rinnovo del contratto per altri nove anni dalla scadenza dello stesso, se il reddito familiare lordo complessivo è inferiore a 19 mila euro; in presenza di un ultrasessantacinquenne o un disabile il limite sale a 22 mila euro (articolo 3 della legge n. 410 del 2001); in tutti gli altri casi, il rinnovo può essere fatto solo per altri tre anni;
gli enti previdenziali rimasti pubblici (Inps, Inpdap, e altri) hanno ancora un consistente patrimonio rimasto invenduto, all'interno del quale abitano alcune migliaia di inquilini considerati senza titolo, e una parte di questo patrimonio è tenuto sfitto;
risulta all'interrogante che molti enti pubblici non paghino la tassa di registro relativa alle unità abitative affittate con la conseguenza che gli inquilini non possono produrre il Mod. F23 relativo a tale pagamento, ritenuto documento necessario per esercitare il diritto al rinnovo del contratto e dunque rischiano di essere esclusi da un loro diritto;
risulta altresì che in caso di morosità molti enti abbiano delegato le operazioni di riscossione agli agenti della riscossione, con l'aggravio di oneri aggiuntivi insostenibili da parte degli inquilini;
la scelta di dismissione degli alloggi degli enti pubblici prima e di quelli privatizzati poi, insieme alla politica degli affitti che vengono portati ai livelli di quelli di mercato, sta contribuendo inevitabilmente ad aggravare l'emergenza abitativa - cambiando la natura e il ruolo di calmierazione del mercato abitativo di questo importante patrimonio - che vede in Italia oltre 430.000 famiglie in difficoltà con il pagamento dei mutui e oltre 230.000 sfratti di cui - nelle grandi città - quasi il 90 per cento per morosità;
quanto suesposto ha portato in queste settimane a una forte mobilitazione da parte degli inquilini degli enti previdenziali, con manifestazioni e assemblee pubbliche, proprio per denunciare le inaccettabili condizioni «capestro» alle quali sono sottoposti da parte dei medesimi enti;
si è in presenza di soggetti che non sono società immobiliari private ma enti pubblici direttamente controllati dallo Stato e che non possono rifiutarsi di eseguirne eventualmente le direttive;
rispondendo ad una precedente interpellanza urgente (2-00785) il Sottosegretario Viespoli ebbe ad affermare a nome del Governo quanto segue: «In conclusione, rispetto alle richieste dell'onorevole interpellante, allo stato ritengo sia utile raccogliere l'indicazione di attivare

un tavolo tecnico interistituzionale, allargato a tutti i soggetti pubblici competenti, al fine di approfondire le questioni ed i temi posti dall'interpellante, in particolare in relazione alla tutela dei diritti degli attuali conduttori degli immobili di proprietà degli enti in questione» -:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopra esposti;
se sia stato istituito il tavolo tecnico interistituzionale e quali risultati abbia raggiunto;
se non si ritenga di assumere iniziative, anche normative, allo scopo di garantire il rinnovo contrattuale delle locazioni per tutti gli inquilini delle unità abitative di proprietà degli enti previdenziali pubblici;
se non si ritenga di assumere ogni iniziativa di competenza per la regolarizzazione degli immobili occupati senza titolo da parte di chi paga regolarmente i canoni di locazione;
se non si ritenga di impartire le direttive necessarie affinché sia l'ente stesso a procedere al recupero delle morosità;
se non si ritenga di impartire le necessarie direttive affinché gli enti provvedano a pagare regolarmente la tassa di registro con il modello F23 ed, in ogni caso, per evitare che la sua mancata produzione ricada sugli inquilini che non hanno alcuna colpa;
se non si ritenga di dover assumere iniziative, anche di concerto con le regioni, al fine di garantire l'erogazione agli inquilini di mutui a tasso agevolato per l'acquisto dell'unità occupata;
se non si ritenga di favorire l'acquisto da parte di comuni e regioni delle unità immobiliari in vendita, andando incontro alle esigenze di inquilini non in grado di esercitare l'opzione per l'acquisto;
se non si ritenga di dover intervenire presso gli enti previdenziali pubblici, affinché, in caso di dismissione, siano mantenute ferme da parte degli enti previdenziali pubblici le condizioni previste.
(2-01203)
«Borghesi, Paladini, Di Stanislao, Donadi».